
Gli imprenditori manifatturieri fiorentini prevedono un sensibile calo della produzione nel primo trimestre del 2026 a causa della guerra in Medio Oriente. Si stima che il calo possa oscillare da un minimo del -1,5% ad un massimo di quasi il -3% a seconda degli scenari che si profileranno in queste settimane. “La contrazione passerebbe da un -1,5%, già previsto nei giorni scorsi, a un -1,73% se il prezzo medio del petrolio dovesse attestarsi in marzo tra i 90 e i 100 dollari (con ‘tensione persistente’ senza interruzioni fisiche delle forniture). Mentre in uno scenario più deteriorato, con un prezzo medio del petrolio tra i 100 e i 135 dollari (o di inasprimento della crisi energetica), la contrazione della produzione potrebbe arrivare fino a un -2,89% con peso negativo maggiormente avvertito dai comparti a medio bassa tecnologia, che includono la metallurgia e la lavorazione di prodotti non metalliferi, i quali subirebbero l'impatto trimestrale più consistente a causa della combinazione tra alta intensità energetica ed esposizione ai mercati esteri. I comparti high-tech potrebbero entrare in territorio negativo in uno scenario più deteriorato”. E’ quanto si legge in un instant report del Centro studi della Camera di commercio, realizzato su un campione di 294 unità locali manifatturiere con almeno cinque addetti.
“Monitoriamo costantemente l’evolversi della crisi che sta portando ad un evidente calo di fiducia degli imprenditori”, spiega il presidente della Camera di commercio Massimo Manetti. “Siamo pronti a mettere in atto tutte le misure possibili in collaborazione con le altre istituzioni che ringraziamo per la disponibilità mostrata verso il tessuto imprenditoriale colpito da questa grave crisi”. Aggiunge il segretario generale della Camera Giuseppe Salvini: “L’economia fiorentina è esposta a tre diversi tipi di shock, che potrebbero sommarsi con conseguenze da valutare: uno shock energetico, il conseguente shock sui prezzi al consumo e di materie prime e lo shock sul commercio internazionale. Se l’aggravamento della crisi mediorientale dovese tendere a prolungarsi, ciò potrebbe realmente pesare sulle prospettive economiche”.
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