
“Ventuno anni dopo l’entrata in vigore della riforma che ha ridisegnato il servizio sanitario toscano è tempo di aprire una riflessione. Senza posizioni ideologiche o pregiudizi, dobbiamo conservare ciò che ha funzionato e intervenire con coraggio dove il sistema mostra segni di affaticamento”.
A dirlo è stato Pietro Dattolo, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Firenze, al termine dell’iniziativa che si è svolta oggi nella sede dell’Ordine, dedicata alla memoria dell’ex presidente Antonio Panti e centrata sulla legge regionale 40 del 24 febbraio 2005.
“La cosiddetta legge 40 – ha proseguito il presidente dell’Ordine – è stata per oltre vent’anni ed è l’architrave del sistema sanitario toscano. Nasceva per rafforzare i principi fondamentali del Servizio sanitario nazionale, come universalismo, equità e uguaglianza di accesso alle cure, introducendo allo stesso tempo elementi innovativi di grande valore”.
“In particolare – ha aggiunto Dattolo – quella riforma puntava su una forte integrazione tra ambito sanitario e sociale, sulla collaborazione operativa tra le aziende del sistema sanitario regionale e su una maggiore partecipazione dei cittadini alle scelte in campo socio-sanitario”.
Il ricordo di Antonio Panti
“Antonio Panti – ha ricordato Elisabetta Alti, vicepresidente dell’Ordine – ha rappresentato per tutti noi un punto di riferimento, non solo come presidente dell’Ordine ma come medico sempre vicino ai colleghi e ai cittadini. Dedicare a lui questa iniziativa era doveroso: il suo impegno per la qualità delle cure, per il ruolo della professione medica e per la coesione della comunità professionale resta un modello da seguire”.
Un confronto sulla riforma
L’evento ha rappresentato un momento di confronto sui punti di forza e sulle criticità della legge 40. Le luci sono state illustrate da Valtere Giovannini, ex direttore generale della Direzione Diritti di Cittadinanza e Coesione Sociale della Regione Toscana e già direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi; le ombre sono state analizzate da Gavino Maciocco, medico e docente di Igiene e sanità pubblica all’Università di Firenze.
Laura Canavacci, coordinatrice del Nucleo di supporto alle attività di bioetica e sperimentazione clinica della Regione Toscana, ha approfondito gli aspetti bioetici; Paolo Francesconi, dirigente dell’Agenzia regionale di sanità, ha parlato di medicina di iniziativa; Federico Gelli, direttore della Direzione Sanità, Welfare e Coesione Sociale della Regione Toscana, ha illustrato l’impianto teorico della legge e il funzionamento degli organismi tecnici previsti dalla normativa.
Durante la successiva tavola rotonda si sono confrontati Matteo Biffoni, presidente della Commissione sanità del Consiglio regionale della Toscana, il portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi e i consiglieri regionali Francesco Casini e Andrea Vannucci.
Integrazione sociale e sanitaria, prevenzione e qualità: i punti di forza
“I punti di forza della riforma – ha sottolineato Dattolo – restano evidenti. L’integrazione tra sanitario e sociale, l’attenzione alla prevenzione come investimento strutturale e il lavoro sulla qualità e sulla sicurezza delle cure hanno rappresentato elementi qualificanti del modello toscano. Non a caso la Toscana ha raggiunto negli anni livelli essenziali di assistenza tra i migliori d’Italia”.
Venti anni di cambiamenti nella sanità
“Ma vent’anni in sanità sono un tempo lunghissimo – ha proseguito il presidente dell’Ordine –. Il contesto nel quale quella legge è nata è profondamente cambiato. Nel 2005 nessuno poteva immaginare l’impatto che avrebbero avuto fattori come il Pnrr, l’ingresso sempre più rapido delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale nella pratica medica o la trasformazione demografica con l’aumento delle cronicità e dell’età media della popolazione”.
Burocrazia e organizzazione: i nodi da affrontare
“Accanto ai risultati positivi, nel tempo sono emerse anche rigidità organizzative e un eccesso di burocrazia – ha spiegato Dattolo –. Tornare alle dodici Asl sarebbe un errore tragico, ma è innegabile che il peso crescente degli adempimenti amministrativi abbia ampliato la distanza tra chi prende decisioni organizzative e chi lavora quotidianamente accanto ai pazienti. Serve un riequilibrio tra logica gestionale e autonomia clinica”.
Territorio e ospedale: un equilibrio ancora da costruire
“Il rapporto tra ospedale e territorio resta uno dei nodi principali del sistema sanitario – ha detto ancora il presidente dell’Ordine –. Con l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche, la presa in carico deve essere rafforzata sempre di più sul territorio. Le Case di comunità devono diventare luoghi reali di integrazione tra professionisti e servizi e non semplici contenitori organizzativi”.
La carenza di medici e il disagio professionale
“Un altro tema centrale è la carenza di medici e il crescente disagio professionale legato ai carichi di lavoro e alla crescente burocratizzazione della professione – ha aggiunto Dattolo –. Nel 2005 questo problema era marginale, oggi è diventato strutturale”.
Il ruolo dei medici nelle scelte strategiche
“L’Ordine dei medici – ha concluso Dattolo – auspica che ogni eventuale revisione della legge regionale avvenga attraverso un confronto vero con la professione medica e tutti gli operatori del settore. Le decisioni sul futuro della sanità devono necessariamente coinvolgere chi ogni giorno lavora nei servizi e si confronta direttamente con i bisogni dei cittadini”.
Fonte: Ufficio stampa
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