Scritte contro le assistenti sociali nell'Aretino

Le dipendenti erano coinvolte nell’allontanamento, mesi fa, di due bambini di quattro e nove  anni dai genitori a Caprese Michelangelo


Scritte contro le assistenti sociali. E’ accaduto la settimana scorsa a San Sepolcro in provincia di Arezzo e riguarda le dipendenti coinvolte nell’allontanamento, mesi fa, di due bambini di quattro e nove  anni dai genitori a Caprese Michelangelo: un provvedimento motivato dall’assenza di rapporti con il mondo esterno a cui i due minori sarebbero stati costretti, dalla mancata frequenza scolastica obbligatoria e da alcune questioni sanitarie, legate a vaccinazioni e assistenza pediatrica.

Scuole ed edifici pubblici sono stati imbrattati nella notte con vernice rossa, con scritte come "Sei figli son dello stato è dittatura", "Giudici di minori nazimostri di minori, rapitori di bimbi".

I commenti

“Non possiamo accettare che si alimenti un clima di ostilità verso chi lavora per il bene collettivo” commenta l’assessora alla sanità e alle politiche sociale della Toscana Monia Monni, che esprime piena solidarietà alle colleghe oggetto di gravi forme di intimidazione e delegittimazione.

La Regione accoglie e rilancia con forza anche la proposta dell’Ordine degli assistenti sociali della Toscana nel rafforzare la rete di sostegno attorno alle professioniste, per garantire loro condizioni di lavoro sicure e serene e per ribadire, con ancora maggiore forza, il valore e il ruolo fondamentale dei servizi sociali nella tutela delle persone più fragili. “Quello che è accaduto a Sansepolcro non è un semplice atto vandalico, ma un segnale preoccupante che va condannato con fermezza – prosegue l’assessora -. Le scritte infamanti apparse su edifici pubblici, dalla scuola alla questura fino ai servizi sociali, rappresentano un attacco diretto non solo alle singole professioniste interessate, ma alle istituzioni stesse e ai valori su cui si fonda la nostra comunità. Particolarmente grave è il fatto che l’attacco abbia colpito direttamente assistenti sociali anche attraverso la loro immagine, deturpata con simboli inaccettabili come svastiche naziste tracciate sulla fronte. Si tratta di un gesto ignobile, che richiama odio e violenza e che non può trovare alcuna giustificazione”.

Monni ricorda come gli assistenti sociali svolgano “ogni giorno un lavoro delicato e spesso silenzioso, operando in contesti complessi per garantire diritti fondamentali, protezione e dignità alle persone più fragili”. Tali professionisti “sono i primi sensori di nuovi bisogni e le prime opportunità di accesso al sistema dei servizi territoriali e come tali in grado di costruire e ricostruire fiducia e empowerment delle persone e delle comunità”.

“Colpire loro  - conclude Monni - significa colpire lo Stato nella sua funzione più alta: quella di prendersi cura di chi è in difficoltà, di chi non può farcela da solo. Mentre le autorità competenti sono al lavoro per individuare i responsabili di questi atti, è necessario prendere una posizione decisa, condannare con forza il clima di odio e di sfiducia che rischia di alimentare episodi come questo: delegittimare i servizi sociali significa indebolire un presidio fondamentale di tutela e coesione sociale”.

Nei giorni scorsi il Comune di Sansepolcro aveva espresso "sdegno e riprovazione per un gesto volgare e inqualificabile", esprimendo la sua "ferma e forte condanna dopo che alcuni luoghi istituzionali cittadini, fra cui le scuole, si sono risvegliati stamattina imbrattati da mani al momento anonime".

"E’ inaccettabile che strutture pubbliche, e soprattutto le scuole dove ogni giorno si recano i nostri bambini e i nostri ragazzi, vengano prese di mira e oltraggiate da menti disagiate ed evidentemente per nulla interessate alla tutela del bene comune. Indipendentemente da come ognuno di noi la pensi su certi argomenti, non è certo questo il modo di esprimere la propria opinione. Questo è solo certificazione di inciviltà. Ci auguriamo che i responsabili di un simile atto che offende tutta Sansepolcro e le sue famiglie vengano presto individuati e ad essi siano comminate le doverose pene per il danno arrecato. Le numerose videocamere pubbliche ma anche private dislocate sui luoghi dell’accaduto sono già al vaglio degli inquirenti per risalire agli autori di un gesto che non è ragazzata ma autentica barbarie”, così dal Comune.

Fonte: Regione Toscana

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