
È stato emanato due anni fa ma ancora non è attivo, anzi stanno partendo o sono partite da poco le “sperimentazioni sul territorio”. Parliamo del decreto legislativo 62/2024, che il Tirreno ha salutato come «una riforma epocale» per la «disabilità» in un articolo del primo aprile scorso.
Mercoledì primo aprile si teneva infatti a Pisa un partecipatissimo convegno: Dal riconoscimento della condizione di disabilità al progetto di vita: le direzioni della riforma - orientamenti, indirizzi, spunti operativi per prepararsi all'avvio della sperimentazione del territorio. Istituzioni locali, esperti del Ministero per la disabilità, esponenti della Regione Toscana e responsabili a vario titolo delle associazioni di settore hanno illustrato a un ampio pubblico le magnifiche sorti e progressive del decreto legislativo 62/2024 emanato dal governo Meloni.
In platea, non dalla parte dei tavoli degli interventi di relatrici e relatori, era anche presente una rappresentanza delle scuole cittadine venuta ad assistere. Come gruppo del liceo artistico Russoli di Pisa presente all’evento abbiamo subito notato questa incongruenza: insegnanti e scuole non erano stati invitati, la scuola non parlava ad alcun titolo. Eppure le grandi novità che, abbiamo imparato nel corso del convegno, promettono di rivoluzionare la vita delle persone con disabilità (il “progetto di vita”, l’“accomodamento ragionevole”) entreranno a pieno titolo anche nelle prospettive future di studenti e studentesse. E questo è un primo dato: si parla di una “riforma epocale” che riguarda la disabilità senza coinvolgere il vasto mondo dell’istruzione, che forse sull’argomento avrebbe avuto non poco da dire.
Gli interventi che si sono susseguiti nel corso della lunga mattinata hanno in ogni caso posto all’attenzione alcuni nodi che in diverse forme si trovano a investire direttamente il contesto scolastico.
È apparso chiaro dai numerosi interventi l’orientamento politico e l’obiettivo operativo: spostare il più possibile il peso della valutazione e della successiva decisione riguardante le risorse - assistenti specialistici, insegnanti di sostegno - da destinare al progetto educativo di studentesse e studenti con disabilità dall’attuale organo preposto, il GLO (Gruppo di Lavoro Operativo), a una nuova commissione, l'Unità di Valutazione Multidimensionale prevista dalla nuova legge, all’interno di un più vasto “progetto di vita”.
All'interno dell'UVM la componente scolastica si riduce di numero e di importanza, limitata a non meglio identificati "rappresentanti della scuola" soverchiati da un numero assai più alto di rappresentanti dell'Asl e dei servizi sociali.
Il ridimensionamento del GLO, che rimette in discussione tutti gli attuali riferimenti legislativi sul sostegno scolastico, dalla legge 104 del 1992 (architrave e garante primaria dei diritti delle persone con disabilità) a oggi, di fatto equivale all’esautoramento dell’unico ente che garantisce l’imparzialità della richiesta e della successiva decisione sulle risorse eminentemente scolastiche. Secondo questo schema il piano educativo diventa “desiderabile”, ma non “esigibile”. Evidentemente, come già stanno sottolineando ad oggi altri sindacati e associazioni a difesa dei diritti delle persone con disabilità, si sta prospettando un’operazione di taglio delle risorse mascherata da presa in carico totale e duratura delle esigenze, didattiche e non solo, delle persone con disabilità. Più di un intervento nel corso del convegno ha sottolineato il fatto che non sono previsti ulteriori stanziamenti: il decreto non prevede cioè risorse aggiuntive rispetto al bilancio 2025-’26.
L’interpretazione del concetto di “accomodamento ragionevole”, presentato come punto forte del decreto 62, se visto alla luce di questo impianto generale “al risparmio” ci risulta assolutamente non consono al dettato della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Secondo l’ONU si tratta di un diritto soggettivo inderogabile. L’interpretazione del decreto 62 è invece assai più in linea con alcune attuali tendenze che tendono a limitare, in maniera tra l’altro anticostituzionale, i diritti delle persone con disabilità alla disponibilità delle risorse.
Altri interventi hanno ribadito chiaramente un altro punto focale della riforma: un massiccio ricorso alle risorse del terzo settore, del servizio civile e del volontariato. Da una parte si invoca l’intervento diretto del privato su molti aspetti che dovrebbero invece essere prerogativa pubblica e comunque garantiti da finanziamenti pubblici certi. Dall’altra, per quanto riguarda più direttamente gli assetti scolastici, abbiamo inteso questo richiamo come un chiaro tentativo di tamponare il non-investimento sulle figure già esistenti e professionalmente formate dell’assistenza specialistica all'autonomia e alla comunicazione e degli stessi docenti di sostegno con figure extra-professionali e sicuramente meno costose e più flessibili. Un modo per bypassare i tagli, mascherando il disimpegno finanziario dietro l’appello a una virtuosa “razionalizzazione” e un miglior “impiego di tempi e risorse”.
Si è, in conclusione, insistito molto sul fatto che ogni azione prevista dal progetto di vita sarà subordinata alla disponibilità delle risorse da intercettare, da reperire anche sul territorio. A una nostra domanda diretta per avere maggiori dettagli sulla copertura economica è stato risposto che la riforma è a parità di risorse, e che poco o nulla di preciso è possibile dire ancora per ora.
Come docenti del Russoli esprimiamo la nostra più viva preoccupazione per quanto abbiamo avuto modo di apprendere nel corso del convegno del primo aprile: per quanto riguarda la riforma in sé, per le conseguenze che prospetta e per la maniera in cui pensiamo impatterà anche sulle scuole pisane e sul nostro liceo.
Usciamo da due anni scolastici di grande sofferenza rispetto allo stanziamento delle giuste risorse necessarie per l’assistenza specialistica. La dismissione della Società della Salute riproporrà allo stesso modo il problema per il prossimo anno scolastico. Tanto più che non si sono svolti fino a oggi i tavoli di progettazione/concertazione che erano stati promessi per affrontare le criticità future.
Molte scuole pisane stanno inoltre attraversando una fase di criticità. L’aumento di iscrizioni di studentesse e studenti con disabilità rappresenta per noi una ricchezza e una grande opportunità. Sono necessarie strutture, personale e risorse adeguate, e ci aspettiamo un deciso potenziamento della capacità di accoglienza nel più breve tempo possibile.
Con questa nostra presa di posizione intendiamo condividere una profonda preoccupazione per gli effetti del D.Lgs. 62/2024. Troppi aspetti appaiono critici o opachi, sotto l’apparenza del linguaggio pubblicistico di esperti e consulenti del governo.
Chiediamo al più presto garanzie sul diritto all’assistenza specialistica per l’anno scolastico 2026-’27, e di conoscere, dopo la chiusura della Società della Salute, a quale interlocutore istituzionale queste garanzie vadano chieste.
Chiediamo infine che per garantire a studentesse e studenti con disabilità il diritto effettivo a una scelta consapevole secondo le proprie aspettative e le proprie inclinazioni, pretendiamo che tutte scuole siano accoglienti, dotate dei giusti spazi, delle adeguate risorse e del personale formato e preparato ad accoglierli.
Questo, e non altro, significa costruire davvero un progetto di vita.
Delegazione di insegnanti del Russoli presenti all’incontro:
Silvia Cossu, Sebastiano Ortu, Antonio Pellicori, Sara Puccinelli, Michele Barbieri, Silvia Bianchini, Silvia Matini.
Notizie correlate
Tutte le notizie di Pisa
<< Indietro





