San Miniato, rendiconto 2025. Bagni: "Il bilancio comunale non è un esercizio tecnico, ma strumento di giustizia sociale"

Veronica Bagni, Filo Rosso

Nel corso della seduta del Consiglio Comunale di San Miniato del 30 aprile, la Capogruppo Veronica Bagni è intervenuta a nome del Gruppo Consiliare Filo Rosso in merito all’esame del Rendiconto di gestione 2025 .

Nel suo intervento, la Capogruppo ha presentato alcune osservazioni sui principali dati del bilancio, con particolare attenzione alla gestione delle risorse, alle entrate e alla capacità dell'Ente comunale di tradurre le previsioni in interventi concreti sul territorio.

La nota integrale

Il rendiconto di gestione è forse il documento più importante che un’amministrazione ed un consiglio comunale sono chiamati ad approvare. Al suo interno sono racchiuse tutte le attività finanziarie conclusive della gestione annuale dell’ente durante il proprio esercizio finanziario, indicando quali siano tutte le entrate, le spese (accertamenti e impegni), i residui attivi e passivi, gli investimenti attuati, l’avanzo di amministrazione e non per ultima la situazione economica e patrimoniale.

Un documento che ha come obiettivo principale quello di valutare l’efficacia e l’efficienza della gestione finanziaria dell’ente locale.

Già dalla sua definizione, si percepisce quanto questo documento sia uno dei più complessi da studiare e interpretare e che non può bastare una unica commissione bilancio di sole due ore, svoltasi due giorni prima della seduta di consiglio, per chiarire domande lecite per chi di contabilità non si occupa quotidianamente.

In questo scenario, resta l’amarezza di constatare nuovamente come, nonostante le numerose richieste da parte dei vari gruppi di opposizione, non si sia ancora in grado di strutturare dei veri e propri percorsi di partecipazione che consentano a tutti i consiglieri di poter “leggere” con maggiori strumenti la complessità di certi documenti. Continuiamo a confidare che questo possa avvenire in futuro, sicuramente continueremo a chiederlo e a ribadirlo nelle opportune sedi.

Entrando nel merito del documento, l’immagine che il rendiconto in discussione ci consegna è, a prima vista, piuttosto rassicurante: un avanzo di amministrazione di circa 28 milioni di euro, che descrive la buona apparente salute di questo Comune.

Non basta però fermarsi a questo, è necessario andare a leggere oltre questi numeri fino in fondo. Perché la realtà è che di quei 28 milioni, oltre 15,6 milioni sono accantonati, più di 9,2 milioni sono vincolati, circa 1,8 milioni sono destinati agli investimenti, e soltanto 1,47 milioni sono realmente disponibili. Questo significa che meno del 6% dell’avanzo è effettivamente utilizzabile e spendibile.

Diventa chiaro che non siamo davanti a un Comune con grandi risorse da investire, ma a un Comune con risorse in gran parte bloccate e, di conseguenza, con margini di manovra molto limitati.

Se poi guardiamo dentro la composizione di questo avanzo, emergono elementi che meritano attenzione. Il Fondo crediti di dubbia esigibilità supera gli 8,8 milioni di euro. È una cifra molto elevata, che indica una difficoltà strutturale nella riscossione delle entrate.

E qui entra un tema che i cittadini conoscono molto bene: la TARI.

Perché tra le entrate che alimentano il fondo crediti di dubbia esigibilità ci sono anche le tariffe sui rifiuti, e quindi parliamo di risorse che derivano direttamente dalle bollette pagate – o non pagate – dai cittadini.

Questo ci mette davanti a una contraddizione evidente: da un lato si chiedono ai cittadini sforzi economici importanti; dall’altro lato il Comune fatica a riscuotere una parte significativa di queste entrate, tanto da dover accantonare milioni di euro a copertura del rischio di mancato incasso.

E non solo: nella relazione si legge chiaramente che oltre 1,5 milioni di crediti potrebbero essere stralciati, ma si è scelto di mantenerli in bilancio. È una scelta legittima, ma che espone il bilancio a un rischio evidente: quello di considerare come risorse, entrate che potrebbero non essere mai incassate.

Risalta inoltre agli occhi l’ammontare del recupero derivante da questa imposta, che ci pone di fronte ad una riflessione: come è possibile che si sia accumulato così tanto in termini di imposte da riscuotere? Non possiamo che pensare che nel corso degli ultimi anni, non sappiamo quanti, non sono stati fatti i dovuti accertamenti e controlli, che va inevitabilmente a mettere in discussione anche la qualità del lavoro, che paghiamo profumatamente, dell’agenzia che della riscossione si occupa. La seconda riflessione che emerge è la seguente: se nel 2025 l’importo della riscossione dei crediti derivanti dalla Tari supera ampiamente il milione di euro, si presuppone che per il prossimo
anno non avremo a disposizione una cifra così alta, con la conseguenza inevitabile di un aumento esponenziale delle tariffe.

Da considerare a questo proposito che le entrate da recupero Tari del rendiconto 2024 sono state di € 675.782,22 (confronto da analisi tabellare i capitoli di entrata su recupero evasione fiscale 10101.51.1201710001), molto meno della metà rispetto al rendiconto preso in esame. Il fatto che si sia recuperato così tante entrate potrebbe sembrare positivo, diventa però difficile fare affidamento su questo sul lungo periodo.

Sempre rispetto all’imposta Tari non possiamo infine non evidenziare l’importante voce di spesa rispetto al servizio di raccolta e smaltimento rifiuti. Questa voce di spesa da sola rappresenta circa il 25% delle spese correnti del Comune. Trovare una strategia per ridurla crediamo sia un obiettivo strategico anche nell’ottica di poter disporre di maggiori capacità di spesa per le casse dell’ente.

Colpiscono inoltre i proventi derivanti da alcuni servizi, sia quelli a domanda individuale sia quelli legati ai servizi cimiteriali.

Per quanto riguarda i primi, l’Amministrazione rivendica con soddisfazione l’aumento della copertura fino al 36%. Ma è necessario fare chiarezza su questo dato: non si tratta del risultato di un maggiore investimento o di un miglioramento strutturale del servizio, bensì della conseguenza di un dato oggettivo e preoccupante, ovvero il calo delle presenze dei bambini che usufruiscono di tali servizi. Un aumento della copertura ottenuto in questo modo non può essere considerato un successo politico o amministrativo. Al contrario, dovrebbe interrogarci profondamente sulle cause di questa diminuzione e sulle eventuali criticità nell’accesso o nell’attrattività dei servizi stessi.

Perché se meno famiglie utilizzano questi servizi, il problema non è quanto incassiamo in proporzione, ma perché quei servizi non riescono più a rispondere pienamente ai bisogni della comunità. Ecco perché, anche su questo fronte, è necessario spostare l’attenzione dai numeri rivendicati alla qualità reale dei servizi offerti e alla loro capacità di essere inclusivi, accessibili e realmente utili per i cittadini.

Rispetto alla seconda fonte di proventi, ovvero quella derivante dai servizi cimiteriali, a fronte di un incasso superiore ai 400 mila euro, solo la metà viene effettivamente reinvestita negli stessi. Questo dato merita una riflessione puntuale.

Se non siamo in grado di reinvestire integralmente quanto si ricava per garantire servizi adeguati e una manutenzione accurata — di cui i nostri cimiteri hanno evidente bisogno, considerato lo stato in cui versano — allora è necessario compiere una scelta diversa: ridurre le tariffe.

Un intervento di questo tipo rappresenterebbe un concreto sostegno economico per i cittadini, evitando che un momento delicato come quello della perdita di una persona cara si trasformi in un peso insostenibile. Morire non deve diventare un lusso per pochi né un sacrificio per molti.

Nelle entrate si registra inoltre un forte incremento dei proventi derivanti dalle violazioni al Codice della Strada, che nel 2025 raggiungono i 666.471,81 euro. Come noto, la normativa prevede che almeno il 50% di tali risorse venga destinato a finalità precise: in parte alla segnaletica e al potenziamento dei controlli (25%), e in parte alla sicurezza stradale.

Ebbene, anche in questo caso ci troviamo di fronte a un utilizzo delle risorse ben al di sotto di quanto ci si aspetterebbe. Meno della metà di questi proventi è stata effettivamente impiegata: si registrano, ad esempio, 0 euro destinati alla manutenzione delle strade e appena il 2% alla segnaletica. Il resto confluisce, come già accaduto nel rendiconto 2024, nel Fondo Pluriennale Vincolato.

Questo significa, di fatto, che le risorse vengono accantonate senza essere tradotte in interventi concreti. E viene da chiedersi se davvero le nostre strade e la nostra segnaletica siano in condizioni tali da non richiedere manutenzioni anche urgenti. Basta percorrere il territorio per imbattersi in buche diffuse e in cartelli vecchi o poco leggibili.

Altro punto di rilievo riguarda il prospetto relativo ai finanziamenti PNRR. A pagina 29 della relazione si legge che vengono indicate “le spese di investimento finanziate con risorse PNRR con indicazione del relativo stato di avanzamento”. Ci si aspetterebbe quindi un quadro dettagliato: lo stato di attuazione dei progetti, il livello di spesa raggiunto almeno al 31/12/2025, eventuali scostamenti. Invece, nulla di tutto questo viene riportato. Si trova soltanto l’indicazione del finanziamento e, nella colonna finale, una generica dicitura “in corso” o “terminato”, senza ulteriori elementi. A questo punto sorge spontanea una domanda: perché parlare di stato di avanzamento se
non si forniscono dati concreti? È possibile che non venga indicato a che punto si trovano le opere, quale spesa sia stata sostenuta fino ad oggi e, nel caso di interventi conclusi, quale sia stato il costo complessivo? Sono stati utilizzati interamente i finanziamenti o ci sono economie? Oppure si registrano costi aggiuntivi? Sempre in tema di PNRR, emerge un’ulteriore criticità.

Nella relazione al rendiconto 2024 figurava tra gli interventi in corso la realizzazione dell’asilo nido di San Miniato Basso, per un finanziamento complessivo di 2.328.627,16 euro. Nel rendiconto attuale, però, non vi è alcun riferimento a questa opera, che risulta non solo non conclusa, ma mai iniziata. Viene quindi da chiedersi: perché non è stata inserita tra gli interventi PNRR? E che fine hanno fatto le risorse stanziate? In questo caso, non si può certo richiamare la giustificazione della mancanza di finanziamenti, soprattutto alla luce delle innumerevoli dichiarazioni, fatte anche da questi banchi, relativamente ad una speranza di poter comunque utilizzare ancora il fondo, che come più volte è stato sottolineato, non è ancora andato perduto. Sono questioni che richiedono risposte chiare, puntuali e trasparenti, nel rispetto del ruolo di questo Consiglio e, soprattutto, dei cittadini che rappresentiamo.

E poi c’è un dato che, a mio avviso, ha una valenza fortemente politica: l’accantonamento di oltre 3,4 milioni legato a un intervento PNRR, ovvero quello per la scuola COLLODI di Ponte a Elsa, di cui proprio oggi abbiamo discusso come gruppo consiliare tramite una interrogazione verbale.

Questo meccanismo prudenziale non è altro che la presa d’atto che esiste il rischio concreto di non rispettare i tempi o di non riuscire a completare un’opera strategica, con la conseguenza che il Comune potrebbe dover intervenire con risorse proprie. Ci chiediamo inoltre se la perdita del fondo comporterebbe anche la restituzione di quanto erogato fino ad oggi, che, da quanto si apprende dalla piattaforma Open PNRR è del 23% circa (ultimo aggiornamento) per complessivi 1,1 milioni di euro.

E qui il tema si collega direttamente alla realtà del territorio. Perché nel bilancio di previsione erano state annunciate opere importanti, tra cui la nuova scuola di Ponte a Elsa, ma nel corso del 2025 sono emerse criticità e ritardi che hanno sollevato più di una preoccupazione. Oltre a questo, nel bilancio di previsione 2025 erano stati annunciati interventi in opere pubbliche per un totale di circa 30 milioni di euro: un conto senza l’oste, fatto con una netta prevalenza di finanziamenti non ancora disponibili, tanto da ridurre l’effettivo potenziale del comune in termini di opere pubbliche per neanche 4 milioni di euro.

Allora la domanda politica diventa inevitabile: siamo davvero in grado di trasformare le risorse in opere reali, oppure accumuliamo accantonamenti proprio perché non siamo certi di riuscirci? Se guardiamo gli interventi sulle opere pubbliche previsti nel DUP per l’anno 2025, comprendiamo tutti i limiti politici e amministrativi di questo bilancio. Un bilancio corretto da un punto di vista contabile ma non c’entra davvero niente con quello che è stato scritto nel DUP meno di un anno e mezzo fa. Elenchiamo qui solo alcuni degli ‘interventi ricompresi nell’elenco annuale’:

● Parcheggio Valle del Cencione: Consolidamento del versante e ampliamento in sopraelevazione del parcheggio esistente"
● Realizzazione nuova Palestra a San Miniato Basso
● Riqualificazione pista di atletica Fontevivo
● Consolidamento versante franoso loc. La Catena
● Realizzazione passerella sull’egola

Entrando nel merito dei numeri, si ha contezza economica della grande sofferenza dell’Ente rispetto alla propria capacità di pianificazione osservando il titolo 2, ‘spese in conto capitale’ del riepilogo generale delle spese (pagina 49, allegato C). A fronte di una Previsione Definitiva di Competenza (CP) di 28.435.226,98 viene pagato 3.653.424,19 (PC), viene impegnato 4.582.432,82 (I), viene messo nel fondo pluriennale (FPV) 4.397.790,58, per un’economia di competenza (ECP) di 19.455.003,59. Due terzi della previsione non viene né speso né impegnato, esiste un grande problema di pianificazione che sta diventando strutturale e rischia di essere un vero e proprio freno a mano per gli investimenti strategici dell’Ente.

Se mettiamo insieme tutti questi elementi, il quadro che emerge è chiaro: non siamo di fronte a un bilancio in difficoltà immediata, ma nemmeno a un bilancio davvero solido nel senso sociale e politico del termine.

Siamo davanti a un bilancio prudente, sì, ma anche rigido, che fatica a trasformare le risorse in servizi, diritti e opportunità. Un bilancio che accumula, ma redistribuisce poco. Che registra avanzi, ma non sempre riesce a tradurli in interventi concreti per migliorare la qualità della vita delle persone.

E allora la questione non è celebrare un avanzo, ma interrogarsi su chi ne beneficia e su chi, invece, resta indietro.

Perché quando una parte dei cittadini paga regolarmente la TARI e un’altra parte no, e il Comune non esercita fino in fondo la propria capacità di riscossione, non siamo di fronte a una semplice inefficienza amministrativa: siamo di fronte a una questione di equità. E l’iniquità, lo sappiamo bene, colpisce sempre gli stessi — chi ha meno margini, chi non può sottrarsi, chi è già più esposto.

Allo stesso modo, quando risorse importanti restano ferme nei fondi o non vengono pienamente investite, si perde un’occasione: quella di rafforzare i servizi pubblici, di sostenere le famiglie, di investire nei beni comuni, di ridurre le disuguaglianze.

Per questo serve un cambio di passo netto.

Serve una maggiore capacità di riscossione, certo, ma orientata a giustizia e progressività. Serve più trasparenza e verità nella gestione dei residui. E serve soprattutto una scelta politica chiara: utilizzare fino in fondo le risorse pubbliche per garantire diritti, non per limitarsi a tenere in ordine i conti.

Perché un bilancio comunale non è un esercizio tecnico: è uno strumento di giustizia sociale.

E la credibilità di un’amministrazione non si misura solo nei numeri complessivi, ma nella sua capacità di ridurre le disuguaglianze, di prendersi cura della comunità e di non lasciare indietro nessuno.

Fonte: Filo Rosso

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