Alessio Pucci traccia il bilancio della stagione gialloblu

Il tecnico castellano: "Un gruppo che è cresciuto arrivando a dare una prova di maturità sorprendente: felice di averlo guidato fino alla salvezza"


Una stagione di crescita e maturazione, come squadra e come singoli. E’ quella percorsa da un giovanissimo Gialloblu Castelfiorentino, culminata con la conquista della salvezza in gara-2 dei playout contro Sinalunga e la conseguente permanenza in DR2. A tracciare il bilancio del percorso castellano è coach Alessio Pucci, che nel mese di febbraio ha preso in mano il timone della squadra subentrando a Renato Gasperoni.

Su che cosa si è incentrato il tuo lavoro consapevole di dover inseguire una salvezza tutta da conquistare?

Sono subentrato a Renato Gasperoni quasi per senso di responsabilità nei suoi confronti, vista l’amicizia che mi lega a lui da tanto tempo. Era venerdì 20 febbraio, e il giorno dopo abbiamo perso la mia prima partita in casa contro Reggello. La sensazione che ho avuto da subito era quella di un gruppo abbastanza demoralizzato, senza una propria identità e che alle prime difficoltà si smarriva. Ma, soprattutto, quella di un insieme di ragazzi per niente amalgamati tra loro e senza un obiettivo. I problemi erano tanti: cambio di panchina in corsa, un organico notevolmente ridotto rispetto all’inizio della stagione, con tre giocatori importanti in meno come Tavarez, Ciciliano e Talluri e, a mio avviso, la poca percezione del rischio retrocessione, in considerazione della formula dei playout. Il lavoro che mi sono prefissato è stato dunque duplice: nel breve periodo fare di tutto per ottenere la salvezza, nel lungo periodo cercare di far migliorare un gruppo di ragazzi molto giovani e senza esperienza di campionati senior, tanto dal punto di vista tecnico quanto da quello motivazionale e di atteggiamento. E ovviamente questo secondo punto è appena iniziato e andrà portato avanti da me o da chiunque altro seguirà questa squadra in futuro”.

Come hai visto crescere la squadra?

Da parte mia c’è sempre stata la massima considerazione di tutti. Ho cercato di infondere fiducia anche nei momenti difficili, di responsabilizzare i ragazzi cercando di renderli consapevoli delle loro possibilità, inserendo gli accorgimenti tecnici necessari su cui lavorare, sia come singoli che come squadra. Ho cercato di fare una proposta tecnica più adatta all’organico in quel momento disponibile, insistendo molto sulla difesa e sulla necessità di correre in contropiede, rischiando anche qualcosa, ma era necessario alzare l’intensità e il ritmo di gioco. Ho parlato con tutti cercando di conoscerli e di capire quali fossero i problemi, e secondo me è stata quella la chiave di tutto. Il primo mese è stato difficile, poi da aprile c’è stato un cambiamento tangibile nell’atteggiamento e nella risposta sul campo. Un aspetto su cui ho insistito molto è stato il concetto di squadra, la condivisione di un obiettivo comune, presupposti essenziali quando vuoi ottenere un risultato sportivo. Gradualmente i ragazzi hanno preso consapevolezza e sicurezza nei loro mezzi, e anche i risultati sul campo ci hanno dato ragione”.

Qual è stato il punto di forza nelle due sfide playout?

Nessuno aveva mai giocato un playout o un playoff, quindi ho cercato di spiegare loro che cosa fossero i playout, senza creare troppa tensione. La risposta è stata ottima. Abbiamo vinto due delle ultime tre partite della stagione regolare contro Certaldo e Cua Siena, giocando una pallacanestro divertente e incisiva. Così siamo arrivati a gara-1 in casa con Sinalunga sulla scia della fiducia, ma anche molto determinati: abbiamo dominato sui 40 minuti, vincendo con uno scarto che parla da solo. A quel punto c’era grande entusiasmo, e in gara-2 i ragazzi hanno dato vita ad una prova di maturità sorprendente”.

Un tuo bilancio personale di questo ritorno sul parquet dopo qualche anno…

La verità? Era da qualche tempo che meditavo di rientrare, anche se avrei voluto ricominciare facendo l’istruttore con piccoli gruppi di ragazzi, lavorando sul miglioramento dei fondamentali individuali. Il player development coach, come si dice adesso. Poi è arrivata questa chiamata e ho seguito l’istinto. Sentivo che poteva essere la situazione giusta per me e che in qualche modo avrei potuto dare una mano a questo gruppo. Devo essere sincero: mi hanno fatto riprovare sensazioni che era molto che non avvertivo, ma di cui avevo bisogno. Sono molto soddisfatto della scelta che ho fatto”.

Fonte: Abc Castelfiorentino / Gialloblu Castelfiorentino - Ufficio stampa

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