
La Toscana si muove nel contrasto al caporalato. Una risoluzione del PD è stata approvata a maggioranza dal Consiglio regionale della Toscana. L'atto, presentato dal gruppo Pd, è stato approvato con i voti del campo largo, e con l'astensione del centrodestra.
Tra i punti troviamo una legge regionale organica per contrastare il caporalato e protocolli territoriali basati sulla piena attuazione della normativa nazionale, una check-list sugli appalti, l'introduzione di indici di coerenza tra ore lavorate e capacità produttiva delle aziende, la notifica dei contratti alla Rete del lavoro agricolo di qualità, la sperimentazione di forme di collocamento pubblico, oltre a interventi per migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori stagionali.
Bezzini: "Un passo in avanti"
“Con l’approvazione a larga maggioranza di questa risoluzione la Toscana compie un passo in avanti nel contrasto al caporalato in agricoltura e allo sfruttamento lavorativo, promuovendo nuovi protocolli territoriali con enti locali, Prefetture e parti sociali e ponendo le basi per una legge regionale organica e aggiornata, che possa dare stabilità, forza e omogeneità alle azioni messe in campo. Nuovi protocolli e una legge regionale in materia che dovranno basarsi su elementi concreti: la piena attuazione della normativa nazionale esistente, una check-list sugli appalti, l’introduzione di indici di coerenza tra ore lavorate e capacità produttiva delle aziende, la notifica dei contratti alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, la sperimentazione di forme di collocamento pubblico con il supporto di mediatori culturali, oltre a interventi per migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori stagionali, a partire da trasporti e abitare”. È quanto dichiara Simone Bezzini, capogruppo Pd a margine dell’approvazione della risoluzione “In merito alle azioni di prevenzione e contrasto del caporalato e dello sfruttamento lavorativo in agricoltura”.
“Il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura sono fenomeni che continuano a essere presenti e chiamano in causa prima di tutto la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori – continua Bezzini - Ma riguardano anche la tenuta sociale dei territori e delle comunità e rischiano di alterare la leale concorrenza tra le imprese. Parliamo di un fenomeno complesso, con un carattere strutturale e un radicamento che, nonostante il grande lavoro portato avanti in questi anni, ancora oggi si fa molta fatica a scalfire.
“La risoluzione vuole essere anche un contributo a sostegno del lavoro importante che in questi anni è stato portato avanti dalla Regione Toscana, dalla Giunta e dagli assessori competenti, insieme alle organizzazioni sindacali, penso alle Brigate del lavoro della Flai Cgil, alle sollecitazioni arrivate dalle organizzazioni di categoria impegnate nella tutela della qualità delle filiere agricole e della leale concorrenza tra le imprese, così come al ruolo svolto dalle Prefetture che in diverse realtà toscane hanno promosso protocolli territoriali – conclude Bezzini - È un lavoro ampio e condiviso che coinvolge istituzioni, organizzazioni sindacali, associazioni datoriali e realtà del territorio. L’obiettivo è costruire un sistema più efficace e strutturato, capace non solo di contrastare il fenomeno del caporalato in agricoltura, ma anche di prevenirlo e far emergere il lavoro irregolare”.
Mazzeo: "Mandiamo un messaggio chiaro"
“Il pomodoro che arriva sulle nostre tavole non può avere dietro sfruttamento, ricatti e paura. La qualità dei nostri prodotti non si misura solo da quello che consumiamo, ma anche da come vengono trattate le persone che lavorano nei campi”.
Così Antonio Mazzeo, vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, dopo l’approvazione in Aula della risoluzione contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura.
“Con questo atto – prosegue Mazzeo – il Consiglio regionale manda un messaggio chiaro: in Toscana non può esserci spazio per lavoro nero, intermediazioni illegali, condizioni abitative indegne o sistemi di trasporto gestiti da chi approfitta della fragilità dei lavoratori. Il lavoro agricolo è una parte fondamentale della nostra economia, della nostra identità e della qualità dei nostri territori. Proprio per questo deve essere difeso da ogni forma di sfruttamento”.
La risoluzione impegna la Giunta regionale a rafforzare controlli, prevenzione e coordinamento con Prefetture, sindacati, enti locali, ispettorati e soggetti del territorio, con l’obiettivo di contrastare in modo ancora più efficace il caporalato e ogni forma di sfruttamento. Tra gli impegni previsti anche maggiore trasparenza negli appalti, trasporti dedicati, politiche abitative adeguate e tutele concrete per i lavoratori stagionali.
“Difendere il lavoro agricolo – sottolinea Mazzeo – significa stare dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori, ma anche delle imprese sane, quelle che rispettano le regole e che non possono subire la concorrenza sleale di chi costruisce profitto sull’illegalità e sullo sfruttamento. La legalità non è un ostacolo allo sviluppo: è la condizione perché ci sia uno sviluppo giusto, equilibrato e rispettoso delle persone”.
“La Toscana – conclude il vicepresidente del Consiglio regionale – deve essere terra di qualità, legalità e dignità. Chi sfrutta le persone non deve trovare spazio. Chi rispetta il lavoro, i diritti e le regole deve trovare le istituzioni al proprio fianco. Oggi il Consiglio regionale ha scelto ancora una volta da che parte stare: dalla parte del lavoro giusto, delle imprese oneste e della dignità delle persone”.
Falchi: "Impegno per chi crede nella dignità del lavoro"
Il contrasto al caporalato non è solo una battaglia di legalità, ma un impegno imprescindibile per chiunque creda nella dignità del lavoro. Per questo ho sostenuto convintamente la risoluzione presentata oggi in merito alle azioni di prevenzione e contrasto dello sfruttamento lavorativo in agricoltura”. Con queste parole Lorenzo Falchi commenta l'atto discusso e approvato in Consiglio Regionale.
“Il settore agricolo è un pilastro della nostra economia e della nostra identità territoriale, ma non può esserci sviluppo dove si annida il ricatto o la privazione dei diritti fondamentali,” prosegue Falchi. “La mozione traccia una strada chiara: non basta indignarsi davanti alle cronache, servono strumenti operativi che colpiscano chi sfrutta e proteggano chi lavora”.
“In particolare è fondamentale poter mettere in campo tutti gli strumenti normativi esistenti, inclusa la possibilità di commissariamento per le aziende che violano i diritti umani e lavorativi dando piena attuazione alla Legge 199 del2016”
“La Toscana ha sempre fatto della giustizia sociale un valore fondante,” conclude Falchi. “Approvando e attuando con determinazione questa mozione, mandiamo un segnale inequivocabile: nelle nostre campagne non c’è spazio per la schiavitù moderna. Il lavoro deve essere libero, sicuro e giustamente retribuito”.
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