Confisca di beni per imprenditore ritenuto vicino alla 'Ndrangheta: l'operazione tra Firenze e Reggio Calabria

Guardia di Finanza Firenze

Le indagini della guardia di finanza e l'esecuzione del decreto sulla base del "Codice Antimafia"


I finanzieri dei comandi provinciali di Firenze e Reggio Calabria, insieme a personale dello Scico (Servizio centrale investigazione criminalità organizzata), hanno dato esecuzione a un decreto emesso dalla Corte d'Appello di Reggio Calabria che, sulla base del "Codice Antimafia", ha disposto la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per 4 anni e la confisca di beni per un valore complessivo stimato in 200mila euro nei confronti di un imprenditore calabrese, ritenuto narcotrafficante e usuraio contiguo alla cosca della 'Ndrangheta dei "Bellocco" di Rosarno. Come spiegato dalle fiamme gialle il patrimonio era già stato acquisito con una confisca, di primo e di secondo grado, disposta dalle sezioni Misure di Prevenzione del Tribunale e della Corte d'Appello di Reggio Calabria "a conferma integrale che il patrimonio aziendale, direttamente e indirettamente nella disponibilità del predetto, comprensivo di un’imbarcazione destinata alla pesca della lunghezza di 16 metri circa, tre autoveicoli, un fabbricato e disponibilità finanziarie, fosse sproporzionato rispetto alla capacità reddituale manifestata". Figura quella dell'imprenditore, secondo l'accusa, già emersa nell'ambito delle operazioni denominate "Magma", condotta dal Gico di Reggio Calabria sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica reggina, "Erba di Grace" e "Buenaventura" eseguite dal Gico di Firenze, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo toscano.

In particolare, a seguito dell’operazione "Magma", conclusasi nel mese di novembre 2019 con l’esecuzione di 45 provvedimenti cautelari, il soggetto è stato condannato a 20 anni di reclusione per traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Nell’ambito dell’operazione "Erba di Grace" è stato condannato, con sentenza del Gip del Tribunale di Firenze del 2021, confermata poi dalla Corte d’Appello di Firenze nel 2022 in secondo grado, alla pena di 4 anni di reclusione per il reato di traffico di stupefacenti commesso in provincia di Pistoia. Infine, a valle dell’operazione "Buenaventura", l'uomo è stato condannato, in primo grado con il rito abbreviato, dal Gup del Tribunale di Firenze nel 2022 alla pena di 8 anni di reclusione per "reati contro la persona e contro il patrimonio", ovvero "per aver posto in essere manovre estorsive aggravate dal metodo mafioso funzionali al recupero di un credito usuraio accordato ad un imprenditore del senese attivo nel settore tessile, al quale aveva applicato tassi di interesse annuali che arrivavano fino a oltre il 66% su base annua".

In relazione alle risultanze la Dda di Reggio Calabria, in sinergia con la Dda di Firenze, nel quadro delle attività finalizzate al contrasto degli interessi economico-imprenditoriali della criminalità organizzata, ha delegato i nuclei di Polizia Economico Finanziaria - G.I.C.O. di Reggio Calabria e Firenze a svolgere apposite indagini anche di carattere economico - patrimoniale. All’esito degli accertamenti, da cui è emerso che il valore dei beni posseduti risulterebbero sproporzionati rispetto alla capacità reddituale, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, su proposta della locale Procura della Repubblica, ha disposto il sequestro e successivamente la confisca di primo grado dei beni. Misura patrimoniale, confermata anche in secondo grado dalla locale Corte d’Appello. All’esito dell’impugnazione del provvedimento emesso in quest’ultimo grado di giudizio, la Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati dal soggetto e da "terzi interessati", ritenendoli infondati e confermato integralmente la ricostruzione patrimoniale e le ulteriori osservazioni formulate dalla Guardia di Finanza.

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