
Con il testo “I miei sogni” la giovane della media Montanelli-Petrarca conquista il riconoscimento: “Un racconto di forza, dolore e determinazione per diventare medico e aiutare gli altri”
Il Comune di Fucecchio si congratula con Vittoria Banchi, giovane concittadina, per il bellissimo e toccante testo “I miei sogni”, capace di raccontare con sensibilità, forza e determinazione un desiderio nato dall’amore e dalla volontà di aiutare gli altri. Vittoria, che frequenta la 3^G della scuola media Montanelli Petrarca di Fucecchio, con questo testo ha vinto il “Premio Scuola” 2026 del Rotary Club Fucecchio – Santa Croce, giunto alla 22esima edizione. L’amministrazione ringrazia il Rotary Club per aver organizzato questo premio e la scuola per la partecipazione. Per la terza edizione consecutiva la Scuola Secondaria di Primo Grado “Montanelli-Petrarca” conquista il massimo riconoscimento in questa competizione.
Condividiamo questo testo – con l’accordo della famiglia e degli organizzatori del premio – perché è un esempio di impegno e altruismo per tanti giovani. A lei va il nostro augurio più sincero affinché possa trasformare questo sogno in realtà.
L'oggetto del concorso era legato al tema del sogno e a quale percorso il partecipante intendesse fare per realizzarlo. Di seguito il tema di Vittoria Banchi.
"Molti sostengono che i sogni rappresentano le cose in cui sei già bravo e che desideri solo migliorare. Ma per me questa non è la verità, i sogni sono un po’ quel “vorrei ma non posso”, ma alla fine se si desidera qualcosa è perché si può fare, si può avere, non è vero? Almeno questo è quello che penso da quando sono piccola. Se si arriva a sognare, desiderare qualcosa è perché si può avere, si può diventare chi si sogna di essere. Di solito quando ti chiedono qual è il tuo sogno dovresti rispondere senza esitazione, perché dovresti saperlo da tutta la vita; beh per me no, ci devo sempre pensare, a volte ho paura di dire qualcosa di banale o scontato e che le persone non comprendano fino in fondo il perché di questo sogno. Il mio sogno agli occhi altrui può sembrare banale, uguale a quello di alte centinaia di persone, ma per me ha un significato ben più profondo. Adesso vi starete chiedendo quale sia questo sogno. Facile! Diventare medico e specializzarmi in oncologia. Sì, lo so, banale, ma questo lo desidero da quando un tumore si è portato via mio babbo. Sogno di diventare come le persone che hanno tentato di aiutarlo per farlo stare il più possibile con me e mio fratello, di non fargli sentire dolore ma soprattutto per fargli vivere la vita che voleva. Voglio diventare medico anche per cercare di far star bene le persone come lui, voglio cercare di dare una speranza a chi ormai l’ha persa, a chi ha la luce negli occhi spenta. In fondo sì questo sogno è più per lui che per me, per renderlo orgoglioso anche se non è più qui con me per dirmelo. Sono pronta a sacrificare qualsiasi cosa pur di realizzarlo: studiare fino allo sfinimento, ripetere le cose fino a saperle a filastrocca, viaggiare per fare ricerche, lavorare fino a notte fonda pur di trovare anche solo una possibilità per poter aiutare qualcuno. So che il percorso di studi è piuttosto lungo e complicato, che devi iniziare sin dalle superiori a prepararti, non è quello a spaventarmi, preoccuparmi, ma lo sono l’ansia, la pressione, la responsabilità di avere questo sogno, di non scegliere la strada giusta per realizzarlo. Ringrazio le mie amiche, la mia famiglia, le persone che mi stanno accanto, che mi supportano e sopportano nonostante a volte io possa essere insopportabile, un po’ paranoica, ma loro non se ne vanno, restano lì se ha bisogno di qualsiasi cosa: un consiglio, una spalla su cui piangere ma anche di una semplice parola di supporto. Ringrazio tutti quelli che dicono che sarei perfetta nelle vesti di medico, che mi incoraggiano. Ma soprattutto dico grazie a me stessa, io che ci sto provando nonostante tutto e tutti, perché alla fine non si può continuare a vivere di sogni mai realizzati, quindi farò tutto il necessario per trasformare il mio in realtà e viverlo a pieno".
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