Agricoltura, Fai Cisl: "Legalità del lavoro diventi condizione per accedere a fondi pubblici"

foto di archivio

Il sindacato si rivolge alla Regione Toscana avanzando proposte per il nuovo "Pacchetto agricoltura"


"Contro caporalato, lavoro nero e sfruttamento, non servono nuove passerelle politiche di facciata, servono strumenti concreti, risorse dedicate, controlli effettivi e responsabilità chiare lungo tutta la filiera agricola". A dirlo è il segretario generale della Fai-Cisl Toscana, Massimiliano Gori, a proposito del "Pacchetto agricoltura" in corso di elaborazione da parte della Regione Toscana.

Secondo Gori si tratta di "un’occasione utile", ma "la vera sfida per la Toscana non è annunciare ciò che esiste già, quanto rendere operativi gli strumenti rimasti troppo spesso frammentati, non vincolanti, non finanziati e senza monitoraggio. La Toscana infatti – ricorda Gori - non parte da zero, perché la Legge 199 del 2016 ha già definito il quadro nazionale contro intermediazione illecita e sfruttamento. Da anni, finora invano, ne chiediamo la piena attuazione. Facciamo funzionare davvero gli strumenti che esistono, piuttosto che continuare ad annunciarne di nuovi, lasciandoli poi lettera morta".

Secondo la Fai-Cisl Toscana, il testo regionale contiene elementi positivi: rete del lavoro agricolo di qualità, elenchi telematici presso i Centri per l’impiego, linee guida sugli appalti, presa in carico delle vittime e premialità per le imprese regolari. Ma questi strumenti, da soli, non bastano.

"Il punto – dice Gori - è semplice: chi rispetta contratti, sicurezza, contributi e legalità deve essere valorizzato. Chi sfrutta lavoratori, usa appalti opachi, pratica dumping contrattuale o viola le regole non deve ricevere sostegno pubblico. Non deve perdere solo qualche punto nei bandi: deve essere escluso dai benefici e, nei casi accertati, deve restituire le risorse ricevute".

La FAI CISL Toscana chiede quindi che la proposta di legge venga rafforzata su alcuni punti precisi:

copertura finanziaria adeguata per l’attuazione di tutti gli strumenti
esclusione di lavoro nero, caporalato, sicurezza, previdenza, appalti illeciti e sfruttamento dalla logica della diffida amministrativa per violazioni sanabili;
piena condizionalità sociale per contributi, premialità e accesso ai fondi pubblici;
linee guida sugli appalti agricoli non come semplici raccomandazioni, ma come riferimento per controlli, responsabilità e accesso alle risorse;
elenchi telematici dei lavoratori agricoli realmente accessibili, gratuiti, multilingue, assistiti da patronati e sindacati, con tracciabilità delle chiamate e delle assunzioni;
funzionamento effettivo delle sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità;
sportelli mobili, mediazione linguistica, tutela legale, alloggio, trasporto e continuità occupazionale per le vittime di sfruttamento;
risorse dedicate per Centri per l’impiego, servizi territoriali, controlli e presa in carico;
relazione annuale pubblica sull’applicazione della legge, da discutere con parti sociali, Ispettorato, INPS, INAIL, ASL, Comuni e Prefetture;

Per il sindacato, la semplificazione amministrativa può essere utile solo se è capace di distinguere le imprese sane da quelle che comprimono salari, diritti e sicurezza. "Semplificare non può significare abbassare la guardia. I controlli digitali vanno bene, ma devono essere integrati da verifiche in presenza, programmate per rischio e coordinate con tutti gli enti competenti".

"La lotta al caporalato non si fa con gli slogan e gli annunci alla stampa — conclude Gori - si fa entrando nei meccanismi reali dello sfruttamento: reclutamento, trasporto, alloggio, appalti, subappalti, cooperative spurie, costo del lavoro, applicazione dei contratti provinciali e sicurezza. È lì che bisogna intervenire ma con un piano finanziario specifico e strutturato, altrimenti senza risorse restano solo parole su di un foglio".

Fonte: Cisl Toscana - Ufficio stampa

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