Umanizzare le cure e prescrizione sociale, due nuove frontiere per la sanità in Toscana

Se n’è parlato a Firenze. Giani e Monni: "Temi al centro dell’agenda regionale, da trasformare in un modello per la nostra regione"


Un paziente non è solo la sua malattia o una ferita da curare. “L'umanizzazione è un modo diverso di guardare alla sanità, che mette al centro i pazienti e le pazienti e che dice alle persone che noi non vediamo soltanto la malattia ma guardiamo la persona” spiega dal palco l’assessora alla sanità e alle politiche sociali della Toscana, Monia Monni. “Sarà una sensibilità e una preoccupazione costante per tutta la legislatura” assicura il presidente della Toscana Eugenio Giani, che pur non potendo essere presente per impegni sopraggiunti ha voluto inviare un indirizzo di saluto, ribadendo attenzione e centralità nell’agenda regionale.

Ma il tema al centro del convegno organizzato dalla Regione Toscana al Meyer Campus Health di Firenze, il primo in assoluto, non riguarda solo l’umanizzazione delle cure ospedaliere, su cui già l’Italia ha una sua tradizione, nata nel mondo pediatrico e sviluppatasi poi nell’oncologia e nelle cure intensive. Un’esperienza consolidata che vede peraltro la Toscana in prima fila.

La novità del convegno fiorentino e toscano sta nel voler appunto affrontare da ogni prospettiva il tema della persona al centro dei sistemi di welfare e nel provare a trasferire questa cultura della ‘persona al centro’  su tutto il percorso di cura ed oltre: incentivare dunque le esperienze di umanizzazione, con linee guida e un premio annunciato per il prossimo anno, ma anche guardare al benessere psicosociale, giocare di anticipo con la prevenzione e non solo con screening o attività mediche, ‘prescrivendo’ anche ore di teatro ad esempio o visite ai musei, creando occasioni di socializzazione, consigliando camminate all’aperto  o ore di volontariato: perché è noto che la sedentarietà non fa bene alla salute, è risaputo (ed anche scientificamente dimostrato) che la solitudine può contribuire a ridurre aspettativa e qualità di vita o acuire forme di demenza e depressione. Nel Regno unito la  prescrizione sociale già si fa da tempo, in Austria e nei Paesi del Nord Europa è pure ben strutturata. La sfida toscana è formare gli operatori e mettere a valor comune molte delle attività che associazioni, aziende o fondazioni già realizzano e finanziano nei territori.

“Quando si affronta una malattia -si sofferma l’assessora Monni -, soprattutto se è una malattia importante, siamo accompagnati da paure, da problemi familiari, dalla domanda di come sarà il nostro corpo dopo la terapia, di come sopporteremo il dolore e allora il ruolo della sanità pubblica è quello di prendere in carico non soltanto la riparazione di quella ferita ma la ricostruzione di quella persona”. “Lo facciamo da tempo – prosegue , per esempio offrendo alle malate di cancro le parrucche, una delle misure più conosciute, o organizzando per loro corsi di make-up. Questo aiuta le donne a poter continuare a guardarsi allo specchio e ad affrontare i cambiamenti del proprio corpo”.

Altre esperienze, “molto diverse ed altrettanto importanti”  – le ricorda ancora Monni -  riguardano “le ballerine in corsia, i massaggi terapeutici, la psiconcologia, o tecniche di comunicazione che aiutano a condividere i percorsi e a scegliere insieme le terapie da affrontare”. “Questo – conclude Monni -- deve diventare un modello per la nostra regione.  In un tempo in cui si parla tantissimo di cambiamento, di innovazione tecnologica, di robotica, di intelligenza artificiale noi diciamo: ricordiamoci che dietro i numeri, dietro le tecnologie, dietro l'efficienza e dietro le performance, ci sono le persone e noi le vogliamo rimettere al centro”.


La cultura diventa medicina e prevenzione. Le cure mettono la persona al centro

Cosa vuol dire umanizzare le cure? E cosa è la prescrizione sociale? Il convegno organizzato dalla Regione al Meyer Health Campus di Firenze prova a spiegarlo con il racconto di alcune buone pratiche già messe a terra: nove progetti di umanizzazione, altri tre esempi di prescrizione sociale dove la partecipazione ad iniziative culturali, corsi d’arte o giardinaggio, volontariato ed attività di comunità diventano parte del benessere personale e collettivo, esempi di buone idee dall’apertura all’esterno ed umanizzazione delle Rsa a percorsi domiciliari o l’uso di nuove tecnologie, dall’attenzione posta a rendere più confortevole una terapia alla riduzione dell’ansia durante un trattamento medico, dallo sforzo teso al recupero pieno del benessere psicofisico di una donna dopo la rimozione di un tumore al seno ad una maggiore sensibilità nella comunicazione.

Buone pratiche di umanizzazione

Tutti i progetti sono stati passati in rassegna nell’arco della giornata, raccontati e fatti anche vivere e provare sul palco in alcuni casi: una buona pratica per ciascuna delle tre grandi Asl, un progetto a testa da parte di Careggi, Meyer, azienda ospedaliero universitaria senese, azienda ospedaliero universitaria pisana, Ispro e Fondazione Monasterio.

A Careggi ad esempio realtà virtuale ed esperienze immersive multisensoriali rendono più confortevole la chemioterapia.  Al Meyer, grazie all’ipnosi, i piccoli pazienti non vivono la sensazione spiacevole di un sondino nell’esofago ed immaginano invece di mangiare la pizza oppure non sentono il cuore in cui si innesca una aritmia, necessaria per alcuni trattamenti, ma prendono il volo con un’astronave o vivono la suggestione di un bagno in piscina o di una partita a calcio.

All’Asl Toscana Sud Est ci si concentra sul gesto: il gesto quotidiano dell’infermiere che diventa empatico, mai freddo ma momento di attenzione. Alla Monasterio, presidio specializzato in problematiche cardiochirurgiche, uno psicologo affianca infermiere e medico fin dai primi incontri con il paziente e la famiglia.  Sulla comunicazione empatica si concentra anche l’Asl Nord Ovest. Sulla chiarezza e semplicità del linguaggio pongono attenzione ad Ispro, l’istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica. Anche la gentilezza può essere la chiave del benessere: ne è convinta l’Asl Toscana Centro, che racconta pure dell’uso di animali da compagnia con pazienti anziani, di dispositivi che riproducono il contatto umano per i neonati, del cinema in ospedale o di visite museali dedicate ai pazienti.

All’azienda ospedaliera universitaria pisana ci si concentra infine sulle dimissioni dall’ospedale e l’assistenza che deve proseguire a casa, dove un ruolo importantissimo lo ha l’infermiere. Della musica (ma anche danza) in corsia racconta l’azienda ospedaliero universitaria senese.

La novità della prescrizione sociale

Ma la vera novità, di sicuro a molti sconosciuta, è la prescrizione sociale. La pratica nasce nel Regno Unito ed è parte integrante del National Health Service. La Toscana sarà la prima Regione in Italia che su questo darà al territorio linee guida, che saranno approvate nel mese di giugno.  La platea di riferimento sono persone fragili o che potrebbero diventarlo.

C’è chi non necessita ancora di assistenza sanitaria o non è solo questo il suo bisogno: l’esigenza riguarda piuttosto un benessere di tipo psicosociale.  Ebbene in questi casi operatori sanitari ed assistenti sociali entrano in campo e prescrivono attività culturali, visite ai musei, camminate all’aria aperta, attività negli orti sociali: tutte azioni che provano a giocare d’anticipo e prevenire anche patologie.  E’ noto infatti che la sedentarietà non fa bene alla salute, ma è anche risaputo (e scientificamente dimostrato) che la solitudine può contribuire a ridurre aspettativa e qualità di vita o acuire forme di demenza, depressione o degenerazione fisica e psichica.

Il racconto prende ancora le mosse dalle sperimentazioni che già esistono o che stanno partendo: quella della “cultura che cura” nella piana di Lucca, promossa dalla zona distretto con la Fondazione per la coesione sociale e la Fondazione Cassa di Risparmio; quella della società della salute senese e di Anci Toscana, in collaborazione con Fondazione Monte dei Paschi di Siena e Community Hub – Culture Ibride; quella promossa   dalla Società della salute Firenze Nord Ovest con Unicoop Firenze e Comune di Sesto Fiorentino.

Come oggi un medico prescrive un’aspirina, potrà accadere che ad un giovane adolescente si prescriva di andare tre volte al mese a teatro. Anzi, già avviene: a Lucca. Oppure potrà accadere che ad una persona anziana che è ancora autosufficiente venga prescritto di fare le camminate che l’Unicoop a Sesto Fiorentino o altre associazioni altrove organizzano. Si tratta di due esempi concreti. I musei per l’Alzheimer ne sono un altro: un’azione scientificamente strutturata, con operatori formati, dove la visita e l’attività culturale diventa uno strumento per il benessere psicosociale della persona.

Il traguardo è a medio e lungo termine, si spiega. La Regione formerà gli operatori che dovranno strutturare questi percorsi: assistenti sociali, ma anche operatori del terzo settore e volontari. Il resto del lavoro sarà mettere a valore comune e in filiera attività che già associazioni, aziende o fondazioni realizzano e finanziano nei territori, in altre parole le risorse e il capitale sociale di una comunità. Si tratta di pratiche che ben si realizzano in ambiti ristretti e che sono anche una risposto all’inverno demografico e al venir meno della famiglia come elemento integrativo del welfare

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