
48enne di Castelfiorentino, doveva partire per lavoro quando ha avuto un serio problema di salute: la sua vicenda e le sue parole
Per Giulio Bensi c'è un lieto fine dopo un periodo di apprensione. Originario di Castelfiorentino, 48 anni, Bensi ha avuto dei problemi di salute ed è stato curato dalla sanità toscana. Ora la sua è una bella storia di gratitudine. Ma partiamo dall'inizio.
Bensi, pilota istruttore, è a pochi giorni dalla partenza per un tour europeo per Lamborghini. Inizia a non sentirsi bene. Deve essere soltanto una rapida visita di controllo al pronto soccorso di Careggi. Del resto è tutto pronto: biglietti prenotati, valigie quasi chiuse e l’adrenalina di chi si prepara a domare bolidi da quasi mille cavalli sui circuiti più affascinanti d’Europa.
Ma quella che sembra una semplice formalità si trasforma improvvisamente in una lotta per la vita. I medici si rendono subito conto della gravità della situazione. Un’anemia fulminante fa precipitare l’emoglobina a livelli rarissimi e pericolosissimi. Serve una trasfusione immediata, serve il ricovero urgente. Nel giro di poche ore il mondo di Giulio Bensi cambia completamente.
Le cause sono sconosciute. Il quadro clinico è così complesso che persino l’identificazione del gruppo sanguigno risulta difficoltosa. Le équipe specialistiche dell’ospedale di Careggi iniziano un lavoro incessante per capire cosa stia accadendo.
Nel frattempo, Giulio combatte. Con valori di emoglobina che oscillano tra 3,7 e 4,5 g/dL — numeri che raramente si osservano in pazienti coscienti e in grado di reagire — riesce a resistere grazie a una condizione fisica costruita in anni di sport e passione. Per guadagnare tempo e contrastare l’ipossia, viene deciso di procedere con trasfusioni di sangue compatibile universale, una scelta che si rivela fondamentale.
Ogni giorno è una sfida. Ogni giorno potrebbe essere quello decisivo. Lo staff di Careggi, guidato con competenza e determinazione dal dottor Pieralli, attiva tutte le procedure necessarie per non perdere la battaglia. In tempi rapidissimi vengono eseguiti gli accertamenti più avanzati per individuare la causa e impostare la terapia più efficace.
L’intera macchina ospedaliera di Careggi anche grazie alla sinergia con ASL centro, si mette in movimento come un’orchestra perfettamente sincronizzata. Ematologi, internisti, laboratoristi, infermieri e specialisti di diversi reparti uniscono competenze ed energie per identificare una patologia rarissima che, fortunatamente, risponde in modo sorprendente alle cure.
I risultati arrivano in pochi giorni e sono straordinari. «Ottimista per natura, sono abituato alle montagne russe» racconta Bensi. «Nella mia vita ne ho viste tante, ma questa è sicuramente una delle più interessanti.»
In quei momenti tutto è pronto. I saluti ai familiari, al figlio di tre anni e mezzo, alla moglie Oksana, agli amici e ai collaboratori. La consapevolezza che, tra le tante curve affrontate nella vita, possa esserci quella più difficile e definitiva.
E invece no. Grazie alla medicina, alla professionalità di medici e infermieri e a una sanità pubblica toscana che troppo spesso diamo per scontata, Giulio vince la sua gara più difficile. Non contro il cronometro, non contro un avversario, ma contro qualcosa di invisibile, imprevedibile e spietato.
«Non smetterò mai di pensare a quanta professionalità, gentilezza ed efficienza ho visto muoversi dentro l’ospedale di Careggi dalle giornate più caotiche alle ore più buie. Sono realtà che ci permettono di sentirci al sicuro ed orgogliosi di averle vicino a noi».
Oggi torna a fare ciò che ama: vivere, inseguire nuove sfide e continuare a guardare avanti. Con una consapevolezza diversa, più profonda. Perché quando si sfiora il confine tra la vita e la morte, ogni giorno assume un valore straordinario.
Dalle piste ai reparti ospedalieri, dai motori alle trasfusioni, dalle partenze programmate alle battaglie inattese, la vita dimostra ancora una volta di essere imprevedibile. E forse è proprio questo il suo fascino. Perché, in fondo, la sfida più importante non è guidare l’auto più veloce del mondo. È continuare a vivere.
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