Cpr in Toscana, associazioni contro l'apertura: "Contrario ai diritti umani. Regione si opponga"

Aulla

L’11 giugno a Firenze un evento pubblico alla luce del monitoraggio del Tavolo Asilo e Immigrazione sui Centri di Permanenza e Rimpatrio in Italia del 2025


I Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) rappresentano spazi di sospensione dei diritti fondamentali delle persone migranti, che si trovano a dover affrontare condizioni sistematiche di isolamento, violenza, degrado materiale, sofferenza fisica e psichica. Inoltre, la loro inefficienza nell’esecuzione degli ordini di rimpatrio, scopo a cui sarebbero preposti, è clamorosamente evidente.

È quanto emerge dal secondo Rapporto di monitoraggio dei CPR del Tavolo Asilo e Immigrazione, realizzato nel corso del 2025, che sarà presentato l’11 giugno a Firenze nel corso dell’incontro promosso da Arci Toscana, Asgi Toscana, CGIL Toscana, COSPE, Florence Must Act, Iparticipate, MEDU, Migrantes Toscana e OXFAM Italia.

Un dossier che restituisce la fotografia di un sistema strutturalmente incompatibile con i principi dello Stato di diritto e totalmente disfunzionale. Per questo motivo le associazioni promotrici hanno deciso di rilanciare, in concomitanza con la presentazione del report, un appello alla Regione Toscana perché assuma una netta presa di posizione contro l’apertura di un CPR sul territorio regionale, ipotizzato dal Governo. Un appello che ha già raccolto numerose adesioni e che sarà aperto alla sottoscrizione di tutta la società civile toscana e di tutti i cittadini e le cittadine.

“Non è un caso che questo rapporto venga presentato a Firenze proprio in questo periodo - sottolineano le organizzazioni promotrici – quando si sono riaccese le polemiche circa la volontà del governo di realizzare un CPR a Pallerone, nei pressi di Aulla Lunigiana, così come dichiarato dal Ministro dell’Interno Piantedosi in più occasioni. Vogliamo ribadire con forza che la società civile è assolutamente contraria sia alla realizzazione di un CPR nel territorio toscano, che al mantenimento delle dieci strutture attualmente aperte sul territorio nazionale. I contenuti del rapporto del Tavolo Asilo e Immigrazione non lasciano dubbi circa la necessità di chiudere quanto prima l’esperienza della detenzione amministrativa - che avviene, cioè, in assenza di reato - nel nostro Paese”.

Il programma dell’incontro

L’incontro di giovedì 11, ad ingresso libero, si terrà dalle ore 17.30 presso la sede Arci di piazza dei Ciompi 11 a Firenze, e vedrà la partecipazione di membri delle delegazioni del Tavolo Asilo e Immigrazione che hanno effettuato gli accessi ai CPR sul territorio nazionale, di associazioni del territorio impegnate contro l’apertura di un CPR nella nostra regione e di esponenti delle istituzioni nazionali e locali, come la Deputata del Partito Democratico Rachele Scarpa e l’Assessora Regionale, Alessandra Nardini.

La denuncia nel report del Tavolo Asilo e Immigrazione

La fotografia restituita nel dossier parte dalle visite effettuate nel corso del 2025 dalle delegazioni delle associazioni che compongono il Tavolo Asilo e Immigrazione, assieme a parlamentari ed europarlamentari, in dieci CPR sul territorio nazionale: Bari-Palese, Brindisi-Restinco, Caltanissetta-Pian del Lago, Gradisca d’Isonzo (GO), Macomer (NU), Milano-Via Corelli, Palazzo San Gervasio (PZ), Roma-Ponte Galeria, Torino-Corso Brunelleschi, Trapani-Milo.

Un’analisi da cui emerge come i CPR siano vere e proprie “istituzioni totali”, per richiamarsi alla tradizione critica inaugurata da Franco Basaglia contro i manicomi: luoghi chiusi, opachi e segreganti, che sottraggono le persone allo spazio pubblico e allo sguardo della comunità e usano la privazione della libertà come pratica di gestione di fenomeni sociali.

Proprio partendo dal parallelo con le istituzioni manicomiali, il report mostra come nei CPR italiani il diritto alla salute, in particolare, sia formalmente riconosciuto ma sistematicamente compromesso nella pratica. Si registrano ritardi nell’accesso alle cure, difficoltà nella continuità terapeutica e carenze nel coordinamento con i servizi territoriali. La detenzione amministrativa è poi associata a un aumento significativo di disturbi ansiosi, depressivi e post-traumatici, ed è stato ovunque riscontrato un uso improprio e massiccio di psicofarmaci, spesso impiegati come strumento di contenimento piuttosto che di cura. Il Rapporto documenta anche numerosi eventi critici, tra cui atti di autolesionismo, tentativi di suicidio e crisi psichiatriche acute. Critiche anche le condizioni materiali di vita all’interno dei CPR. Il monitoraggio documenta spazi sovraffollati o degradati, carenze igienico-sanitarie, ambienti inadeguati alle esigenze climatiche, assenza di aree comuni funzionali e lunghi periodi di inattività forzata. La vita quotidiana è segnata da isolamento, mancanza di attività strutturate e compressione sistematica dell’autonomia personale.

Il dossier evidenzia inoltre gravi limitazioni nell’accesso effettivo alla tutela legale, che è invece un diritto fondamentale delle persone private della libertà personale. Le persone trattenute incontrano difficoltà nell’incontrare i propri legali, nell’ottenere informazioni chiare sui procedimenti che li interessano e nell’esercitare in modo consapevole il diritto di difesa. In molti casi, l’informazione giuridica risulta frammentaria, tardiva o affidata a strumenti standardizzati che non garantiscono una reale comprensione della propria situazione.

Evidente è inoltre il fallimento sugli obiettivi dichiarati. A fronte dell’aumento della capacità detentiva e dell’estensione dei tempi di trattenimento, l’efficacia dei rimpatri è progressivamente diminuita. Se si guarda al totale dei provvedimenti di allontanamento, il peso dei CPR resta marginale: nel periodo 2011–2024 la quota media dei rimpatri realizzati tramite detenzione si ferma al 9,9%. Nel 2024 il dato è pari al 10,4%, in lieve calo rispetto all’anno precedente. Ne emerge quindi un sistema che assorbe risorse pubbliche crescenti senza produrre risultati proporzionati, ledendo al tempo stesso in modo gravissimo i diritti fondamentali delle persone trattenute.

Il rapporto colloca poi l’esperienza nazionale dei Centri per il Rimpatrio, che adesso potrebbe trovare attuazione anche in Toscana, in una traiettoria europea più ampia.

“Il prossimo 12 giugno entra formalmente in vigore il Nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo, e a brevissimo è atteso il nuovo Regolamento Rimpatri - concludono le associazioni promotrici dell’appello - Queste norme distruggeranno il diritto di asilo come lo conosciamo finora, e trasformeranno la detenzione amministrativa da misura eccezionale a strumento di gestione ordinaria delle politiche migratorie. Respingiamo l’idea che la nostra regione sia un nuovo terreno di sperimentazione di norme che riteniamo contrarie al diritto internazionale e alla tutela dei diritti umani. La posizione del Tavolo Asilo e Immigrazione è la nostra, i CPR non sono riformabili, perché fondati su una logica di segregazione incompatibile con i diritti umani. Chiediamo quindi l’esclusione definitiva della detenzione amministrativa dalle politiche migratorie, l’adozione di alternative non detentive e un cambio strutturale di paradigma basato su accoglienza, inclusione e rispetto della dignità umana.”

Fonte: Oxfam Italia, Arci Toscana, Cgil Toscana, Cospe - Uffici stampa

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