
Dalle indagini emersi tra gli 80 e i 100 milioni di euro l'anno di pagamenti fantasma. Ne avrebbero fruito tre associazioni a delinquere
In corso questa mattina una vasta operazione, condotta dalla polizia di Stato sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia della procura di Firenze, con oltre 40 misure di custodia cautelare nei confronti di diversi soggetti, italiani e stranieri, ritenuti coinvolti a vario titolo di associazione a delinquere, traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina di cittadini cinesi. L'operazione denominata "Easy Money" è svolta dal servizio centrale operativo della Polizia e dalla squadra mobile di Prato, circa 150 gli agenti impiegati.
41 misure cautelari, sequestrati 60 milioni
Le indagini, secondo la Dda di Firenze e la procura di Prato, hanno portato all'individuazione di una "banca illegale" con base logistica a Prato. Un'organizzazione, da quanto emerso, capace di muovere tra gli 80 e i 100 milioni di euro l'anno di pagamenti fantasma di partite di droga sia per transazioni a nero di merci, tra aziende cinesi tra Italia ed estero con "elevata professionalità e pericolosità". Ne avrebbero fruito tre associazioni a delinquere, una per riciclare i soldi della droga, una per traffico internazionale di stupefacenti e la terza per immigrazione clandestina di cittadini di origine cinese.
Il gip ha disposto 41 misure cautelari nei confronti di soggetti di nazionalità italiana, cinese e albanese, di cui 17 in carcere, 16 ai domiciliari e 8 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Le misure sono state eseguite nei confronti degli indagati dislocati sull'intero territorio nazionale, in prevalenza in Toscana nelle province di Prato, Pistoia e Pisa ma anche all'estero, in particolare in Spagna dove è stata eseguita una misura in collaborazione con la polizia spagnola ed Europol.
Il provvedimento cautelare reale, costituito da decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta e per equivalente, è stato emesso per un valore superiore ai 60 milioni di euro nei confronti di 27 indagati. "Le indagini rilevano l'esistenza di un sistema bancario parallelo e clandestino che serve a molteplici scopi: non solo a finanziare i traffici illeciti, soprattutto di stupefacenti, e a reinvestirne i proventi ma anche a incrociare traffici illeciti con le logiche delle frodi fiscali" ha detto il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo alla conferenza stampa sull'operazione Easy Money presso la procura della Repubblica di Firenze.
Le indagini
L'attività d’indagine, diretta e coordinata dalla Procura distrettuale di Firenze, che ha richiesto le misure cautelari, ha portato alla scoperta dell'esistenza di un gruppo organizzato facente capo ad un cittadino cinese, radicato da alcuni anni a Prato, che ha operato almeno dal 2021 "secondo schemi seriali e con dislocazioni organizzative in varie località" sia sul territorio nazionale che in Spagna, Portogallo, Francia, Germania, Belgio e Olanda "al fine di assicurare a plurime organizzazioni criminali" dedite al commercio illecito di sostanze stupefacenti "di effettuare pagamenti internazionali delle partite del narcotico commercializzato senza necessità di ricorrere ad alcuna movimentazione fisica del denaro e, pertanto, senza alcuna tracciabilità" assicurando l’anonimato dei pagamenti e la non immediata riconducibilità degli stessi agli acquirenti.
Sull'ipotesi dell'esistenza di una vera e propria "banca" illegale, le indagini hanno ricostruito le modalità con cui sarebbero stati effettuati i pagamenti all'estero della sostanza stupefacente per conto dei "clienti" del gruppo associato, che ha agito come vera e propria "banca". Veniva utilizzato, da parte di clan italiani, cinesi e albanesi, il sistema di pagamento di tradizione islamica "hawala" noto in Cina come "chop-shop" che non ha tracciabilità e permettono a un soggetto che intenda trasferire una somma di denaro a un altro soggetto, che si trova in un altro Paese, di consegnare la somma a un intermediario il quale, tramite un proprio referente presente nel paese del beneficiario, da ordine di procedere al pagamento della corrispondente somma di denaro, trattenendo una percentuale di commissione.
Per l'attività illecita il principale indagato risulterebbe essersi avvalso di una vasta schiera di collaboratori, dislocati stabilmente anche nei già paesi europei. Per non far circolare il denaro della droga, a rischio sequestro nei controlli effettuati nei vari Stati, le transazioni venivano fatte anche usando quello realizzato nei flussi di cassa (tutto 'a nero') delle aziende tessili cinesi del 'pronto moda', in base ai rapporti intercorrenti fra industrie di Prato, principale distretto tessile europeo, e poli produttivi nella penisola Iberica, in particolare ditte 'pronto moda' a Madrid, Malaga, Valencia, Siviglia.
Evidenziata inoltre dalla procura una stretta connessione d'affari fra il vertice dell'organizzazione - che agiva con modalità da broker finanziari - e i gruppi albanesi con necessità di riciclare i proventi del narcotraffico e che ne erano 'clienti'. Ravvisata dal gip l'aggravante dell'agevolazione mafiosa "per avere agito l'associazione per delinquere, la cosiddetta "banca" illegale, al fine di agevolare l'attività di organizzazioni di stampo mafioso" in particolare il "Clan Briganti" di Lecce (Sacra Corona Unita), la 'ndrina Fiare-Razionale-Gasparro di San Gregorio d'Ippona (Vibo Valentia) e il clan camorristico Aquino-Annunziata.
Il gruppo accusato di immigrazione clandestina dalla Cina, è formato da cinesi che facevano entrare illegalmente i loro connazionali tramite la Serbia, che non appartiene all'area Schengen e che non chiede il visto di ingresso per cittadini cinesi. Alloggiati a Belgrado in hotel cinesi, poi venivano condotti in Italia passando da Ungheria e Slovenia con mete finali Prato, Torino e Sommacampagna (Verona). Su ogni migrante lucravano 9.500 euro.
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