
Il brillante bolide che nella tarda serata di domenica ha illuminato i cieli dell'Italia centrale potrebbe aver lasciato una traccia ben più concreta del suggestivo spettacolo osservato da migliaia di persone. Secondo le analisi degli esperti di Prisma, la Prima Rete Italiana per lo Studio delle Meteore e dell'Atmosfera dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), una piccola parte dell'oggetto potrebbe infatti essere sopravvissuta all'attraversamento dell'atmosfera terrestre, trasformandosi in una minuscola meteorite.
L'evento è stato registrato intorno alle 23:25 da sei stazioni della rete Prisma situate tra Amelia, Civitanova Marche, Isola d'Elba, Gorga, Perugia e Roma. Il bolide ha attraversato il cielo seguendo una traiettoria da sud-est verso nord-ovest, comparendo sopra Civita Castellana a circa 85 chilometri di altezza e scomparendo poco più di quattro secondi dopo a nord di Orvieto.
Le analisi effettuate dagli specialisti hanno evidenziato alcuni elementi particolarmente interessanti. L'oggetto si è estinto a circa 33 chilometri di quota, un valore leggermente superiore alla soglia che normalmente attira l'attenzione dei ricercatori. In genere, infatti, i bolidi che danno origine a meteoriti raggiungono quote comprese tra i 20 e i 30 chilometri prima di spegnersi.
A rendere ancora più significativo il fenomeno è stata la velocità residua del corpo celeste al momento della sua scomparsa, stimata in circa 5,5 chilometri al secondo. Un dato considerato promettente dagli esperti, poiché valori inferiori ai 4 chilometri al secondo aumentano sensibilmente le probabilità che parte del materiale riesca a raggiungere il suolo.
Secondo Prisma, non si può quindi escludere che una piccola frazione del bolide sia sopravvissuta all'impatto con l'atmosfera. Tuttavia, i calcoli indicano che l'eventuale meteorite avrebbe una massa di appena 10 grammi.
Una dimensione troppo ridotta per giustificare una ricerca sul campo. «Una meteorite di appena 10 grammi è di fatto introvabile nelle nostre condizioni ambientali», spiegano gli esperti. Solo in contesti particolari, come i deserti o le distese ghiacciate dell'Antartide, frammenti così piccoli possono essere individuati con una certa probabilità.
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