
L'approvazione del nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale (PFVR) da parte della Giunta Giani continua a scatenare un terremoto politico e associativo, ridisegnando le alleanze e frammentando la rappresentanza dei cacciatori toscani in un clima di profonda confusione.
Al centro della tempesta si colloca il netto cambio di rotta di quella che risulta la maggiore sigla venatoria regionale. Questa associazione, evidentemente delusa dall'esito del testo, puntava chiaramente a riscuotere la cambiale per l'appoggio politico dato in campagna elettorale a Eugenio Giani e, indirettamente, alla coalizione che oggi include il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra (AVS). Non avendo ottenuto quanto sperava, i suoi vertici hanno scelto la linea dello scontro frontale, boicottando apertamente la presentazione ufficiale del piano in Sala Pegaso e parlando di un documento "contro la caccia" frutto di una deriva animalista.
Una reazione che evidenzia una clamorosa mancanza di lungimiranza politica: le posizioni restrittive e contrarie alla caccia di M5S e AVS erano già ampiamente note a tutti fin dall'inizio, e oggi appare quantomeno singolare vedere dirigenti venatori che "cadono dal pero" fingendo stupore per un esito ampiamente prevedibile.
La scelta dell'astensione ha però spaccato il fronte venatorio, facendo emergere il ruolo della Libera Caccia come unica vera forza a difesa degli interessi dei cacciatori toscani. A differenza di chi si muove solo per logiche di spartizione e poi abbandona i tavoli per coprire i propri errori di calcolo strategico, l'Associazione Nazionale Libera Caccia ha presidiato l'evento istituzionale a Palazzo Strozzi Sacrati, dimostrando nei fatti una presenza costante, vigile e intellettualmente onesta sul territorio. Una continuità d'azione resa possibile da una struttura snella, efficiente e priva di quelle zavorre e di quei costi di gestione che per altri storici sodalizi sono ormai diventati insostenibili e non più sopportabili, ripercuotendosi inevitabilmente sulla lucidità delle scelte politiche.
Mentre Libera Caccia mantiene la via del dialogo concreto nell'interesse esclusivo della categoria, il quadro generale si complica per un paradosso tutto politico: l'improvviso sbarco nell'arena del dibattito di forze politiche storicamente distanti dalla sigla assenteista, scese in campo a difesa delle posizioni di quest'ultima e contro le altre organizzazioni. Un cortocircuito che molti osservatori definiscono "una frittata fatta", che rischia di strumentalizzare la gestione della fauna a fini elettorali.
Il risultato è un comparto venatorio toscano profondamente diviso. Tra cambiali elettorali non riscosse, finte sorprese e tiri incrociati, la gestione del territorio e la certezza del diritto per migliaia di appassionati toscani rischiano di rimanere schiacciate sotto il peso di uno scontro puramente politico, dove solo la Libera Caccia dimostra la maturità di restare al fianco dei cacciatori senza badare a logiche di poltrona o a promesse elettorali tradite.
Associazione Nazionale Libera Caccia San Miniato
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