
Un salto indietro nel tempo nella San Frediano degli anni Sessanta. È quello che hanno vissuto i bambini di Estate al Gasometro, i centri estivi promossi da Cooperativa Il Girasole, Voci dal Gasometro e Centro Età Libera, realizzati all’interno della Ludoteca Mondolfiera, con il coinvolgimento del Comune di Firenze, del Quartiere 4 e di Confartigianato Firenze.
Ospite speciale della giornata è stata Susi, volontaria del Centro Età Libera del Gasometro, che ha incontrato bambini, educatori e volontari per raccontare la sua infanzia e la vita nel quartiere quando era bambina.
Susy è nata nel 1960 in casa in piazza Tasso. “Mia madre aveva appena 15 anni e mio padre era diventato maggiorenne da pochi giorni. Sono nata prematura – ha raccontato ai bambini – e così mia nonna costruì per me una sorta di incubatrice domestica utilizzando bottiglie riempite di acqua calda per aiutarmi a superare le prime settimane di vita”.
Da lì il racconto si è spostato nella San Frediano della sua infanzia: un quartiere povero, spesso considerato difficile e malfamato, ma caratterizzato da una straordinaria solidarietà tra le persone. "Ci si conosceva tutti. Le persone si chiamavano da una finestra all’altra e tutti sapevano cosa succedeva nel quartiere", ha detto Susi ai bambini.
E poi i giochi di una volta: nascondino, guardie e ladri, campana e le interminabili giornate trascorse nelle piazze del rione. Quando arrivava l’ora di cena non servivano cellulari o messaggi: dalle finestre partivano le voci delle mamme che chiamavano i figli per nome e li invitavano a tornare a casa.
Ed è proprio sulla vita quotidiana senza tecnologia che i bambini le hanno rivolto diverse domande. "Come facevate senza telefoni? E senza videogiochi?" è stata una delle curiosità più ricorrenti. La risposta di Susi è stata semplice: "Non ci servivano, la nostra vita era tutta lì, in piazza".
Non sono mancate neppure le domande più sorprendenti, comprese quelle sulla presenza della criminalità nel quartiere. “San Frediano – ha risposto Susi – era un quartiere popolare, dove non mancavano personaggi pittoreschi e storie particolari, ma dove esisteva anche un forte senso di appartenenza e solidarietà tra gli abitanti”.
Grande curiosità ha suscitato anche il racconto delle “buste”, l’antica versione dei gavettoni estivi. I bambini riempivano sacchetti d’acqua e se li lanciavano addosso durante le giornate più calde. Non mancavano però gli scherzi dei più dispettosi, che talvolta sostituivano l’acqua con il brodo di trippa.
Tra i momenti più intensi dell’incontro, il racconto dell’alluvione del 1966. “Mia nonna telefonò per dirci: l’Arno è uscito dagli argini! Abbiamo visto le strade trasformarsi in fiumi: ricordo come se fosse ieri l’acqua che invadeva le strade e l’immagine della piazza completamente allagata osservata dalla finestra”.
I bambini hanno poi rivolto numerose domande sulla scuola, sui mezzi di trasporto e sul lavoro. Susi ha raccontato che frequentava quella che oggi è la scuola Machiavelli, allora scuola elementare Mazzini, dove maschi e femmine studiavano in classi separate e ogni mattina il preside faceva ascoltare musica classica agli studenti.
Il babbo di Susi era modellatore e decoratore, che lavorava con gesso liquido e colla di coniglio per realizzare cornici destinate ad essere dorate o decorate dagli artigiani fiorentini. Un lavoro oggi quasi scomparso, ma che allora rappresentava una delle tante attività artigiane che caratterizzavano il quartiere.
Proprio il legame con l’artigianato e le botteghe del territorio è uno degli elementi centrali di Estate al Gasometro: grazie anche alla collaborazione con Confartigianato Firenze, il progetto prevede momenti di incontro e scoperta degli artigiani e dei luoghi storici del quartiere, per far conoscere ai bambini mestieri, storie e identità del rione.
L’incontro si inserisce all’interno delle attività intergenerazionali previste da Estate al Gasometro, che vede nel coinvolgimento del Centro Età Libera uno degli elementi centrali del progetto.
"Uno degli obiettivi di questa esperienza è proprio quello di creare occasioni di incontro tra generazioni diverse", spiegano i promotori. "Attraverso racconti come quello di Susi, i bambini possono scoprire una Firenze che non hanno conosciuto, comprendere come vivevano i loro nonni e riflettere su come sono cambiati il quartiere, la città e le relazioni tra le persone”.
Fonte: Ufficio Stampa
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