
A firmarlo l'artista Ismaele Nones. Presentato anche il Masgalano 2026, offerto dalla sezione di Siena dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti
Presentato questa sera, nel Cortile del Podestà di Siena, il Drappellone del Palio del 2 luglio e il Masgalano. Il Dappellone è realizzato dall'artista Ismaele Nones ed è dedicato alla Madonna di Provenzano e all'ottavo centenario della morte di San Francesco di Assisi. Il Masgalano è stato offerto dalla sezione di Siena dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, dedicato ad Enrico Giannelli e realizzato dall'orafo Antonio Benocci.
Il discorso del Sindaco di Siena Nicoletta Fabio
Autorità civili, militari e religiose, cittadini, contradaioli,
la presentazione del Drappellone rappresenta il primo atto di quel percorso collettivo che ci accompagnerà fino al giorno del Palio. È il momento in cui il ritmo dell’attesa improvvisamente accelera e il 2 luglio non è più soltanto una data che si avvicina sul calendario, ma comincia a prendere forma e cresce l’urgenza di vedere realizzato ciò che più desideriamo. L’oggetto del nostro desiderio è ora di fronte ai nostri occhi, a svelarci come ogni volta possibili indizi, congetture e presagi, aspettative. Lo fa con estrema grazia, con garbo, con la raffinata sensibilità di un artista, giovane e antico, che guarda al passato non come a un repertorio da imitare in una nostalgica rievocazione, ma come ad una fonte viva di significati da declinare al presente e tramandare al futuro. Perché il rispetto della tradizione, e noi senesi lo sappiamo bene, non consiste tanto nella sua riproduzione letterale quanto nella capacità di comprendere il senso profondo della storia e farlo vivere nell’attualità, dialogando con il proprio tempo senza rinunciare all’intensità del proprio passato. Perché la tradizione autentica, quella che assume la sacralità del rito, è il collante culturale che definisce l'identità di un popolo, mantenendolo unito. Il drappellone di Ismaele Nones, pur osservando la città con uno sguardo esterno, è profondamente rispettoso dell'identità e della storia di Siena. Non si tratta di un'opera che utilizza semplicemente simboli riconoscibili, ma di un lavoro che dimostra una conoscenza attenta e sensibile dell'immaginario cittadino. Lo si coglie nei dettagli: nella decorazione che accoglie la danza dei cavalli ed evoca il Santa Maria della Scala; nella presenza assorta della Diana, il fiume leggendario che da secoli appartiene alla memoria e ai racconti dei senesi; nella stessa scelta dei due cavalli, bianco e nero, che evocano le origini mitiche della città e i colori della Balzana. E nella Madonna di Provenzano, raffigurata con i due suoi attributi imprescindibili, la corona e l’ottocentesca lamina d’argento che le fa da manto ma che diventa lo spazio narrativo per accogliere la figura di San Francesco. Non semplici citazioni, ma elementi elegantemente integrati in una visione personale e coerente. Tra gli elementi più originali e suggestivi di questo Drappellone vi sono certamente i due cavalli che occupano il centro della composizione, che l’artista sceglie di rappresentare non nella corsa, nel momento della vittoria o della sconfitta, ma in un atteggiamento giocoso, in una dimensione quasi sospesa. I due animali si osservano, scherzano, si stuzzicano e al tempo stesso si abbracciano. Perfino quella linguaccia che uno rivolge all'altro introduce una nota di ironia e leggerezza che rassicura e suggerisce una riflessione. È come se l'artista ci invitasse a guardare oltre l'apparenza della contrapposizione per cogliere il significato più intenso della rivalità. Nel Palio l'avversario è certamente colui contro il quale si misura la propria passione, ma è anche qualcosa di più. È una presenza necessaria. Perché senza l'altro non esiste la sfida, e senza la sfida non esiste neppure quella straordinaria forza identitaria che alimenta la vita delle Contrade. I due cavalli sembrano cercarsi mentre si fronteggiano, sembrano quasi rincorrersi in una danza festosa che alterna distanza e vicinanza, competizione e complicità. In questa prospettiva il dualismo non appare come una frattura, diviene piuttosto una tensione vitale e feconda. “Da elementi che discordano si ha la più bella armonia”, scriveva Eraclito. E la sensazione più forte che a mio avviso questo palio ispira in noi è proprio l’armonia, concetto classico e come tale antico, paragonabile a una città dotata di un centro fisico e ideale, a un’agorà verso la quale tutte le strade convergono e in cui la gente si raduna diventando un popolo. Ismaele Nones ci restituisce così un'immagine preziosa della nostra Siena: una città nella quale la competizione non cancella il legame, ma lo rafforza; nella quale l'antagonismo convive con il rispetto; nella quale le differenze non dividono, ma contribuiscono a dare spessore e vigore ad una storia comune. Che l’armonia suggerita dall'artista possa accompagnare ogni momento della nostra Festa: questo il mio auspicio.
Il curatore e critico d’arte, Davide Ferri
Sono orgoglioso, e anche emozionato, di presentare il lavoro che Ismaele Nones ha fatto per il Drappellone del Palio. Nones è uno dei principali esponenti della giovane pittura italiana del presente, un linguaggio che sta vivendo, da almeno dieci anni a questa parte, una stagione di grande effervescenza e visibilità nel contesto delle ultime tendenze dell’arte contemporanea. Non c’è niente di più potente, allora, delle possibilità che un’occasione così autorevole come il Palio offre a un’artista del nostro tempo di verificare e rilanciare i tratti salienti della sua poetica, e attraverso un confronto così proficuo con la tradizione. Dunque, osservando il Drappellone di Nones, sembra proprio che gli elementi che caratterizzano la storia del Palio e il suo paesaggio di immagini – la Madonna di Provenzano, i simboli della città e delle contrade – sappiano stare in equilibrio con le forme i modi della pratica dell’artista: la costruzione dell’immagine su un piano marcatamente bidimensionale che richiama la pittura antica e prerinascimentale; una visionarietà che sembra quindi sempre fare i conti con la storia della pittura; l’inclinazione alla narrazione, a costruire un racconto complesso in un primo piano molto ravvicinato e su fasce di rappresentazione sovrapposte. E al centro del dipinto l’immagine dei due cavalli, uno bianco e uno nero, rappresentati di profilo e in uno slancio ascensionale, che appaiono come sorvegliati dalla figura della Madonna di Provenzano: non solo un’evidenziazione della dimensione agonistica, ma un vero e proprio richiamo a una danza gioiosa e rituale attorno a cui ruota idealmente tutta l’immagine.
Il pittore Ismaele Nones: "Uno straordinario percorso"
“Questo Drappellone nasce principalmente dalle persone che ho incontro in questo straordinario percorso – ha spiegato Ismaele Nones, pittore del Palio del 2 luglio 2026 – per questo vorrei fare dei ringraziamenti precisi. Ringrazio la Sindaca Nicoletta Fabio e la Direttrice Michela Eremita per la fiducia che hanno riposto in me e nel mio lavoro dandomi questo incarico. Ringrazio Michela Bacconi e Sara Corti per il prezioso aiuto che mi hanno dato in questi mesi nella gestione di tutta la logistica e della burocrazia. Ringrazio le sarte per la loro eccezionale disponibilità e per aver portato a termine il lavoro nel migliore dei modi. Ringrazio tutte le persone del Comune di Siena che mi hanno supportato e aiutato durante questo periodo. Grazie a Davide Ferri per la presentazione e fruttuoso dialogo. Un grazie infinito a Emanuela Perra, che da sempre accompagna il mio lavoro con un confronto costante, proficuo e stimolante. Grazie alla Galleria Lunetta 11 per il supporto. Ma il ringraziamento più grande va a tutti i cittadini di Siena, per l’accoglienza, la disponibilità e l’affetto che mi avete dimostrato in questi mesi. Grazie di cuore. Viva il Palio. Viva l’arte”.
Presentazione del Masgalano 2026, il discorso della storica dell’arte Laura Bonelli
Il Masgalano 2026 è stato offerto dalla sezione di Siena dell’’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, un’associazione che da oltre un secolo opera a tutela delle persone con disabilità visiva, promuovendone i diritti, l’autonomia e la piena partecipazione alla vita della comunità. Con questa offerta l’Unione ha voluto riaffermare il proprio profondo legame con la Città e, al tempo stesso, rendere omaggio a una figura particolarmente amata e stimata: Enrico Giannelli, per tutti “Ghigo”. Uomo di grande passione, competenza e spirito di servizio, ha dedicato gran parte della propria vita agli altri. Dopo essersi distinto nella professione, ha servito con generosità la propria Contrada, della quale è stato prima Priore e poi Capitano. Per circa diciassette anni ha guidato la sezione senese dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, lasciando un’eredità fatta di impegno, umanità e attenzione verso le persone più fragili. Un’eredità che ancora oggi continua a vivere nelle attività dell’associazione e nel ricordo di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Per dare forma a questo tributo, l’Unione ha scelto di affidarsi all’esperienza dell’orafo Antonio Benocci e al talento della giovane artista senese Berenice Arcamone, che con sensibilità e passione lo ha affiancato nella progettazione e nella realizzazione dell’opera. Antonio Benocci, formatosi nella storica bottega di Valerio Passerini, ha già legato il proprio nome alla tradizione del Palio, realizzando il Masgalano del 2009 e, nel 2011, il premio per il miglior tamburino. Era inoltre profondamente legato da un rapporto personale di affetto e di amicizia a Giannelli, elemento che rende ancora più significativo il suo coinvolgimento nella realizzazione di quest'opera. Berenice, invece, è stata allieva del corso di oreficeria della Città dei Mestieri. Non è un caso. Il Masgalano affonda infatti le proprie radici nell’arte orafa, un sapere antico sopravvissuto nei secoli grazie alla vitalità delle botteghe artigiane e alla capacità di trasmettere conoscenze e sensibilità da una generazione all’altra. Questa collaborazione tra esperienza e giovinezza rappresenta, di per sé, un bellissimo esempio di continuità. L’opera prende forma dall’andamento armonioso di Piazza del Campo, immediatamente riconoscibile, ma richiama anche la lettera “C” che caratterizza il simbolo dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. Questa forma avvolge una seconda sagoma in plexiglass, sorretta da microscopici colonnini, sulla quale, nella parte superiore, sventolano le bandiere delle diciassette Contrade, realizzate in argento traforato. La conchiglia, luminosa nel suo argento lucido, è decorata con motivi a spina di pesce che richiamano l’accoltellato della piazza e dagli stemmi del Comune di Siena, del Magistrato delle Contrade e del Comitato Amici del Palio: simboli delle istituzioni e delle realtà che custodiscono e tramandano l’identità della nostra festa. Ma è nel cuore dell’opera che si rivela il suo significato più profondo. Al centro troviamo una mano impegnata nella lettura dell’alfabeto Braille. Non una mano immobile, ma una mano viva. Costruita attraverso l’assemblaggio di lastre d’argento saldate tra loro e modellate portando il metallo quasi al punto di fusione, essa comunica immediatamente movimento, forza e protezione. Le dita, robuste e arcuate, sembrano custodire qualcosa di prezioso. La superficie lucida riflette la luce circostante quasi a trasformarsi in uno scudo. Quella mano indica un leggio che non è soltanto un elemento decorativo. È realizzato in celluloide, la tipica carta Braille, e la sua trasparenza permette di intravedere la piazza. Si tratta di un particolare ricco di significato, perché rappresenta simbolicamente le barriere che possono essere superate attraverso la conoscenza, la cultura e la condivisione del sapere. Su quel leggio è incisa una dedica in Braille che recita: «Ghigo, guidato dal suo sapere, rese Siena faro per chi vuol vedere». Parole semplici e bellissime, per ricordare una persona che ha saputo trasformare la conoscenza in servizio e il servizio in una luce capace di indicare la strada agli altri. Ci ricorda che vedere non significa soltanto guardare. Significa comprendere, conoscere, ascoltare e condividere. Significa riconoscere l’altro e costruire insieme una comunità più attenta, più solidale e più inclusiva. Ed è forse questa la luce più autentica che quest’opera ci consegna: una luce che nasce dalla cultura, dalla memoria, dal rispetto delle persone e dalla capacità di fare della tradizione non soltanto una celebrazione del passato, ma uno strumento per costruire il futuro. Perché, nel solco dei valori più profondi del Palio, che Ghigo conosceva e amava, questo Masgalano celebra soprattutto la solidarietà, la dignità della persona e quel senso di comunità che rende Siena unica.
Il discorso di Lucia Pecorelli, presidente Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Siena
Un saluto alle autorità, ai dirigenti delle Contrade ed a tutti i contradaioli presenti. Un sincero ringraziamento all'amministrazione comunale per averci concesso l'onore di offrire il Masgalano per questa annata paliesca. Un desiderio che la nostra associazione coltivava da molti anni e che il nostro ex presidente massimo Vita ha portato avanti con tanta passione. Nel corso del tempo abbiamo sempre avuto ospitalità e momenti condivisi con le Contrade e sapere che questa opera realizzata magistralmente da Antonio e Berenice sarà per sempre custodita in un museo di una delle diciassette Contrade ci riempie di gioia. Questa occasione ci consente inoltre di dedicare il Masgalano ad un nostro carissimo socio ed ex presidente della sezione Enrico Giannelli, Ghigo per gli amici, che aveva Siena, la sua storia, il Palio ed il suo Drago nel profondo del cuore. Siamo certi che molti dei presenti ne hanno lo stesso nostro ricordo. Un abbraccio alla figlia Costanza che è qui presente ed a tutta la famiglia. Concludo augurando a tutti gli amici legati alla nostra festa un buon palio, che tramette sempre sensazioni forti anche a chi come noi non può vederlo.
Fonte: Comune di Siena - Ufficio stampa
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