Appalti pubblici: un mercato da 10,5 miliardi che supera il picco del 2022

Un mercato da 10 miliardi e mezzo che torna a crescere superando il picco della piena fase Pnrr (2022), e resta aperto alla concorrenza pur mantenendo una forte presenza di imprese toscane.

Sono alcuni frammenti del quadro sull’andamento dei contratti pubblici per l'affidamento di lavori, servizi e forniture delle PA toscane tracciato dal nuovo rapporto curato da Irpet e Osservatorio regionale dei Contratti Pubblici della Toscana.

L’intervallo temporale osservato dal report è il 2025, anno particolare per il mercato degli appalti delle PA, attraversato da tre trasformazioni profonde: la piena entrata a regime della riforma del Codice dei contratti (D. Lgs. 36/2023), la digitalizzazione integrale del ciclo dell'appalto e la fase conclusiva dello straordinario impulso di domanda del PNRR. Oggetto dell’analisi, basata sui dati trasmessi alla Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici di ANAC, le procedure di affidamento avviate di importo pari o superiore ai 40.000 euro.

Dal rapporto, presentato stamani a Palazzo Strozzi Sacrati nel corso di una mattinata di confronto a cui ha partecipato, tra gli altri,  l’assessore ai contratti pubblici Alberto Lenzi, emerge come l'importo complessivo delle commesse pubbliche registri un +11% (10,5 miliardi), in crescita in tutte le sue componenti — lavori, servizi e forniture — dopo il parziale rallentamento dell'anno precedente, e in linea con la tendenza espansiva di lungo periodo.

La crescita è diffusa: aumentano i servizi (+29%) e i lavori (+8%, per un importo di 2,5 mld), cui si aggiunge il forte incremento delle forniture, dovuto in larga parte alle procedure cicliche (ogni 4 anni) per l'acquisto di farmaci.

La composizione della domanda torna solo parzialmente verso assetti ordinari: riassorbita l'eccezionale impennata di nuove costruzioni della fase più intensa del Pnrr, la quota di lavori avviati dalle amministrazioni comunali, cresciuta negli ultimi anni, resta elevata, evidenziando che il Piano ha avuto un effetto aggiuntivo e non sostitutivo rispetto all’attività ordinaria.

“Dopo due anni di flessione siamo di fronte ad una una ripresa importante, che ha una grossa ricaduta sulle imprese toscane e dunque sui territori se guardiamo ai dati sull’assegnazione dei lavori. Speriamo di continuare su questo trend, ma è chiaro che la grande sfida arriva oggi per il domani, perché è finito il Pnrr e da quello che ci pare di capire lo Stato non ha per ora messo in campo programmi di investimenti particolare, per cui dovremo ottimizzare le risorse che verranno assegnate”, ha osservato l’assessore Lenzi evidenziando allo stesso tempo “la capacità delle amministrazioni toscane di far fronte anche alle novità introdotte dal nuovo Codice degli appalti e dall’obbligo di digitalizzazione dell’intero ciclo di affidamento. dovranno cercare di ottimizzare al massimo le risorse che ci sono”.

Gli appalti pubblici e il Pnrr - Il Pnrr ha contribuito in misura rilevante alla dinamica del mercato dei lavori pubblici, e in particolare di quelli comunali: in Toscana circa un terzo del valore dei lavori avviati dal 2022 è riconducibile al Piano o al Piano nazionale complementare, quota che sale al 50% per le amministrazioni comunali. La crescita dei volumi non è tuttavia interamente imputabile al Piano, il quale si è aggiunto all'attività ordinaria delle stazioni appaltanti. Le procedure del Piano presentano peraltro caratteristiche proprie: si sono distinte per una maggiore rapidità e per un più intenso ricorso alla committenza aggregata, ma non per una più ampia concorrenza, anzi con un numero di offerenti mediamente più contenuto, e con effetti diseguali a seconda della capacità amministrativa delle stazioni appaltanti.

Concorrenza e forte presenza di imprese toscane - Il mercato resta comunque poco concentrato e diffusamente accessibile, conservando una struttura saldamente locale e di piccola scala. In Toscana come a livello nazionale, sulle procedure competitive di lavori pubblici  si osserva una ripresa della partecipazione delle imprese e dei ribassi di aggiudicazione, dopo il calo registrato fino al 2023 per effetto combinato dell’aumento dei costi delle materie prime e dei bonus edilizi. Le imprese toscane mantengono una quota elevata del mercato regionale dei lavori pubblici (circa il 70% del numero e il 40% del valore). Le micro imprese (fino ai 9 addetti) si aggiudicano circa il 60% degli affidamenti per numero. Non si registra infine un aumento del numero dei subappalti particolarmente accentuato nonostante le aperture normative degli ultimi anni, e la Toscana segue la media nazionale con circa un lavoro su sei. Inoltre, anche in questo caso circa il 70% dei subappalti va a imprese toscane sia nei contratti di lavori che di servizi.

Il contributo della digitalizzazione - A contribuire alla scarsa concentrazione e alla concorrenza anche i livelli di digitalizzazione dell’intero ciclo degli affidamenti. L'analisi dei dati della piattaforma regionale START ha mostrato più offerte, ribassi più ampi e maggiore probabilità di affidamento a microimprese. Da tale analisi emerge altresì la capacità delle amministrazioni toscane di aver sviluppato competenze interne, anche grazie ad una implementazione della piattaforma digitale regionale avviata molto tempo prima dell’introduzione a livello nazionale dell'obbligo di digitalizzazione.

Gli effetti della riforma del Codice – Come nel resto d’Italia, l'affidamento diretto, favorito dall'innalzamento delle soglie, è diventato la modalità prevalente per numero, ma non per importo: in Toscana riguarda circa la metà dei lavori e intorno al 60 per cento dei servizi, a fronte però di una quota marginale in termini di valore (circa il 9 per cento nei lavori).

Qualificazione della committenza: Toscana sopra la media nazionale - Anche al netto del PNRR, aumenta il volume dei contratti pubblici che passa dalle stazioni appaltanti qualificate (ovvero certificazione Anac su possesso competenze tecniche, personale formato, strumenti digitali e esperienza) e dalle centrali uniche di committenza. Sopra la media nazionale, 46 contro 42%, il numero lavori toscani affidati da stazioni appaltanti iscritte all'elenco di qualificazione presso Anac. Ad oggi in Toscana il 21% (167) delle stazioni appaltanti che operano nel mercato dei lavori pubblici e il 14% (197) di quelle che operano nel mercato dei servizi e delle forniture è qualificato.

Fonte: Regione Toscana

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