
Critiche sulle modalità dell’intervento e appello al dialogo da parte delle istituzioni locali e regionali, mentre resta aperto il tavolo per la gestione della vertenza dei 95 lavoratori
In merito allo sgombero forzato del presidio davanti ai cancelli della ditta 'Acca' di Seano, sono intervenute le forze politiche locali e regionali. I commenti arrivano dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, dalla vicepresidente Mia Diop, dall’assessore al lavoro e alla formazione Alberto Lenzi, dal presidente della Provincia di Prato Simone Calamai, insieme al sindaco di Carmignano Edoardo Prestanti e al sindaco di Prato Matteo Biffoni.
"Esprimiamo sorpresa per le modalità con cui si è arrivati all'azione di sgombero. Il nostro punto di riferimento prioritario e assoluto è e resta la legalità - dichiarano Calamai, Prestanti e Biffoni -. Se le autorità competenti hanno ritenuto di dover intervenire con la forza, è evidente che avranno ravvisato elementi di illegittimità che hanno portato a tale decisione. Tuttavia, l'accaduto impone una riflessione seria sulle dinamiche che si innescano in queste situazioni di forte tensione sociale".
I rappresentanti istituzionali entrano poi nel merito della natura della protesta, relativamente alla questione del legittimo diritto di sciopero: "È noto che un picchetto sindacale non può impedire fisicamente, tramite barriere, il normale carico e scarico delle merci o l'accesso di chi lavora regolarmente per l'azienda. La vicenda della Acca, ci impone quindi una riflessione di carattere generale che non possiamo più rimandare: i lavoratori non possono e non devono essere il soggetto che paga il prezzo più alto di fronte a situazioni di illegalità e al mancato rispetto delle normative esistenti. Occorre tutelare i diritti dei lavoratori che sono vittime di aziende che operano nell’illegalità È necessario e urgente ampliare le tutele a disposizione di tutti i lavoratori, offrendo loro più modalità e più strumenti per difendere i propri diritti e il proprio posto di lavoro. Una crisi non può tradursi in un danno alla parte più debole. È necessario che i lavoratori abbiano a disposizione strumenti reali ed efficaci per potersi tutelare".
I rappresentanti istituzionali ribadiscono poi l'impegno del tavolo istituzionale di confronto: "Il percorso istituzionale, che abbiamo avviato nei tempi e nei modi concordati durante il primo tavolo di confronto istituzionale lo scorso 1 luglio nella sede della Provincia di Prato, proseguirà senza sosta e non è messo in discussione dallo sgombero avvenuto questa mattina. Il nostro obiettivo prioritario resta la salvaguardia occupazionale dei 95 lavoratori di Acca. Continueremo a lavorare con la massima determinazione per individuare ogni soluzione possibile per il loro futuro lavorativo, muovendoci uniti per difendere la dignità del lavoro nel nostro territorio".
Sulla vicenda ha preso parola anche il governatore della Toscana, che commenta: "Una forzatura inaccettabile che inasprirà i rapporti senza portare alcuna soluzione. Si è scelta – spiega il presidente - la via più sbagliata, addirittura sindacalisti e operai sono stati condotti in questura. Servirebbe invece - prosegue Giani - insistere sul confronto, perché in casi come questo il ricorso all’uso della forza non produce altro che indebolimento dell’autorevolezza delle istituzioni e della fiducia verso di esse. Servirebbe unità – prosegue – per dare maggiore forza alla richiesta di garanzia del lavoro e di dignità e al contrasto dello sfruttamento".
Sulla vicenda intervengono anche la vicepresidente Mia Diop e dell'assessore al lavoro e alla formazione Alberto Lenzi secondo i quali "la durezza usata contro lavoratori e rappresentanti sindacali che rivendicavano il diritto a condizioni di lavoro dignitose costituisce un grave errore che lascia fortemente perplessi. Avremmo preferito – aggiungono – che si proseguisse sulla strada del dialogo, non su quella dell'uso della forza: è il dialogo lo strumento davvero efficace per affrontare situazioni di questo tipo al fine di garantire diritti e dignità a chi lavora. Il tavolo istituzionale si era riunito per la prima volta appena due giorni fa, proprio per costruire una soluzione per i 95 lavoratori rimasti senza occupazione: è lì che si doveva continuare a lavorare, non con un intervento che rischia di vanificare un percorso appena avviato".
"Siamo di fronte a una vertenza complicata, in un distretto altrettanto complesso, dove caporalato e sfruttamento restano piaghe diffuse. E’ contro questi fenomeni che serve tutta la fermezza dello Stato", concludono Diop e Lenzi.
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