
"Campi di grano devastati, produzioni di cereali compromesse e danni economici che mettono a rischio la sostenibilità delle aziende agricole". Nell'Empolese Valdelsa, e non solo, torna a crescere l'allarme per la proliferazione dei colombacci, una presenza ormai considerata "fuori controllo" dagli agricoltori e dalle organizzazioni di categoria.
A lanciare nuovamente l'allarme è Cia Agricoltori Italiani Toscana, che ha inviato una lettera al presidente della Regione Eugenio Giani chiedendo un intervento urgente per affrontare un fenomeno che, sottolinea l'associazione, si trascina da anni e colpisce in particolare la Toscana centrale, con l'Empolese Valdelsa tra le aree più esposte.
Secondo Cia, gli stormi di colombacci stanno "causando danni ingenti alle coltivazioni". Nel mirino non ci sono soltanto i campi di grano, ma anche altri cereali, girasole, ceci, colture primaverili, ortaggi e vigneti." Ogni incursione di uno stormo può comportare una perdita di almeno 12 chilogrammi di granella al giorno, mentre nell'arco dell'intero ciclo produttivo i danni possono superare il 60% del raccolto".
Una situazione che, nell'Empolese, pesa in modo particolare su un comparto agricolo già alle prese con l'aumento dei costi di produzione e con margini economici sempre più ridotti. In alcuni casi, evidenzia Cia, le perdite registrate dalle singole aziende hanno raggiunto i 40 mila euro in un solo anno, come accaduto nel 2024.
"L'impatto economico sulle aziende agricole che producono cereali, girasole, ceci, colture primaverili, ortaggi e uva ha ormai superato i livelli di guardia", afferma il presidente di Cia Toscana, Valentino Berni. Una fotografia che riguarda da vicino anche il territorio empolese, dove gli agricoltori denunciano una presenza sempre più consistente dei colombacci e danni che si ripetono stagione dopo stagione.
L'organizzazione agricola ricorda inoltre di aver già segnalato l'emergenza nell'agosto del 2025, indicando proprio la fascia compresa tra la Piana fiorentina e l'Empolese Valdelsa come una delle zone maggiormente interessate dal fenomeno. Da allora, però, la situazione non sarebbe migliorata.
Per questo Cia chiede che il colombaccio venga inserito tra le specie oggetto di controllo, consentendo l'attivazione di piani straordinari di contenimento nelle aree più colpite, sul modello di quanto già avviene per altre specie selvatiche. Secondo l'associazione, i sistemi di prevenzione attualmente previsti dagli Ambiti territoriali di caccia si sono infatti dimostrati insufficienti a limitare i danni alle colture.
"Fino a oggi – aggiunge Berni – le proposte formulate dagli uffici regionali per inserire il colombaccio tra le specie oggetto di interventi di controllo sono purtroppo rimaste bloccate a causa della contrarietà di alcune associazioni venatorie".
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