Sciopero lavoratori Alia, Cobas: "Modello aziendale che penalizza lavoratori e cittadini"

Presidio sotto Palazzo Vecchio a Firenze: il sindacato denuncia carichi di lavoro e disservizi nella raccolta rifiuti dell’Empolese Valdelsa


È fissato per giovedì 9 luglio 2026 lo sciopero dei lavoratori di Alia, con presidio organizzato alle ore 10 sotto Palazzo Vecchio a Firenze. La mobilitazione è stata annunciata da Cobas Alia, che contesta la gestione aziendale degli ultimi mesi e chiede una revisione dell’organizzazione del lavoro.

Secondo il sindacato, la protesta arriva dopo un lungo periodo di confronto con la direzione aziendale: "Dopo mesi di incontri spesso inutili con una direzione che minimizza e fa la voce grossa verso la RSU ed i lavoratori, finalmente siamo arrivati allo sciopero".

Cobas sostiene che la mobilitazione avrebbe dovuto essere proclamata già in precedenza: "Uno sciopero che andava fatto prima, noi del COBAS ALIA partecipiamo attivamente nella preparazione e nel successo dello sciopero".

Tra le principali contestazioni figura la gestione del servizio di raccolta porta a porta nell’area Empolese Valdelsa. Cobas parla di un esempio di difficoltà legate alla riorganizzazione: "Quello che sta accadendo nei comuni dell’Empolese Valdelsa è un esempio di questo modello fallimentare".

Secondo il sindacato, il problema sarebbe nato dalla ripresa diretta di un appalto precedentemente affidato a cooperative: "Si è ripreso un appalto del porta a porta prima affidato a due cooperative senza avere risorse sufficienti e senza una formazione adeguata del personale. Risultato? I rifiuti non vengono ritirati e c’è una rivolta popolare (giustamente) verso la nostra azienda".

Nel mirino anche la strategia aziendale basata sulla centralizzazione dei servizi e sulla ricerca di maggiore efficienza. Il sindacato sostiene che tale impostazione abbia prodotto effetti opposti: "Anziché ridurre ha aumentato carichi di lavoro e peggiorato il servizio verso l’utenza, aumentando i costi della Tari".

Cobas pone inoltre una domanda sul ruolo delle amministrazioni locali: "In tutto questo, i legittimi proprietari, i Comuni, dove stanno?".

Critiche anche alla digitalizzazione dei processi aziendali, che secondo il sindacato non avrebbe migliorato le condizioni dei lavoratori: "La digitalizzazione, oltre i costi a noi sconosciuti, non sta portando benefici al personale che si vede sballata la programmazione da almeno 5 mesi, rendendo impossibile conciliare il lavoro con la vita privata".

Tra le richieste avanzate da Cobas Alia figurano il superamento del livello D2 ex primo livello, con "passaggi di livello automatici e assunzioni stabili e dirette a partire dal D1 ex secondo livello", la riduzione dei carichi di lavoro, una nuova gestione delle ferie e l’estensione dei buoni pasto a tutti i dipendenti.

Il sindacato chiede inoltre "salute e sicurezza prima di tutto", il rispetto del protocollo caldo e delle normative sulla tutela dei lavoratori, oltre allo stop agli ordini di servizio ritenuti penalizzanti: "Basta con ordini di servizio unilaterali che calpestano i diritti fondamentali".

Tra gli altri punti della piattaforma rivendicativa figurano il ritiro dell’ordine di servizio 55, il ritorno alle direzioni territoriali, il ripristino dell’alternanza mattina-pomeriggio nei turni, la riduzione dei servizi nelle festività e una migliore conciliazione tra vita privata e lavoro.

Fonte: Cobas Alia

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