
Contestati reati di intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro e impiego di manodopera senza permesso di soggiorno
Un imprenditore cinese residente a Prato è stato sottoposto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico su disposizione del Gip del Tribunale di Prato, su richiesta della Procura, con l’accusa di intermediazione illecita, sfruttamento lavorativo e impiego di manodopera clandestina.
Secondo quanto comunicato dalla Procura guidata da Luca Tescaroli, le indagini avrebbero fatto emergere un sistema di sfruttamento ai danni di venti lavoratori cinesi, molti dei quali privi di regolare permesso di soggiorno, impiegati in condizioni definite dagli investigatori gravemente irregolari.
L’attività investigativa, durata oltre un anno, avrebbe documentato turni di lavoro fino a sedici ore al giorno per sette giorni alla settimana, l’assenza di tutele previdenziali e assicurative e l’alloggiamento dei dipendenti in dormitori vicini ai luoghi di produzione. Secondo la ricostruzione accusatoria, i lavoratori sarebbero stati anche trattenuti all’interno delle fabbriche per impedirne l’allontanamento e limitare eventuali controlli.
Le indagini hanno riguardato tre imprese individuali attive nella produzione di capi di abbigliamento per il comparto del pronto moda, con rapporti commerciali anche con alcuni marchi italiani della moda. La Procura riferisce che l’imprenditore avrebbe operato attraverso prestanome, adottando modalità finalizzate a nascondere la propria gestione delle attività.
La ricostruzione delle retribuzioni sarebbe avvenuta attraverso l’analisi dei cosiddetti quaderni del cottimo, dai quali sarebbero emersi compensi di pochi centesimi per ogni articolo prodotto e salari inferiori a quelli previsti dai contratti collettivi nazionali.
L’indagine ha preso avvio anche dalle segnalazioni di due lavoratrici cinesi. La Procura sottolinea che l’uomo era già stato coinvolto in passato in un procedimento per fatti analoghi, concluso con una condanna patteggiata divenuta definitiva.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e il provvedimento cautelare potrà essere impugnato davanti al Tribunale del Riesame e successivamente in Cassazione.
Le attività investigative sono state condotte con il supporto del Gruppo Anti Sfruttamento dell’Asl Toscana Centro e del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Prato.
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