Studio Sant’Anna: "Fisco italiano 'regressivo' per i più ricchi", il 7% paga meno della classe media

"Tassare maggiormente il capitale genererebbe ingenti risorse e contribuirebbe a ridurre le disuguaglianze", i dati della ricerca a cui ha contribuito la Scuola Sant'Anna


L’articolo pubblicato su Review of Income and Wealth, realizzato da Matteo Dalle Luche (LMU Monaco), Demetrio Guzzardi (Università della Calabria), Elisa Palagi (Scuola Superiore Sant’Anna), Andrea Roventini (Scuola Superiore Sant’Anna) e Alessandro Santoro (Università degli Studi di Milano-Bicocca), utilizza nuovi dati della Banca d’Italia sulla distribuzione della ricchezza (Distributional Wealth Accounts) per mostrare che in Italia il reddito è ancora più concentrato e il sistema fiscale è ancora più regressivo rispetto a quanto evidenziato dagli studi precedenti degli stessi autori. In particolare, lo studio trova forti differenze nei rendimenti del capitale, che rendono il sistema fiscale italiano ancora più regressivo per il 7% più ricco della popolazione, con un’aliquota effettiva pari al 32,6% per lo 0,1% più ricco (un lavoratore dipendente della classe media paga circa il 45%). I nuovi risultati mostrano l’urgente necessità di riformare il sistema fiscale italiano aumentando l’imposizione sul 7% più ricco dei contribuenti.

Le nuove stime pubblicate su Review of Income and Wealth fanno nuova luce sulle dinamiche della disuguaglianza e sulla distribuzione del carico fiscale in Italia. Per Demetrio Guzzardi: “Una scoperta chiave è che i rendimenti della ricchezza sono eterogenei: rimangono relativamente stabili, intorno al 2,5%, per il 90% più basso della distribuzione della ricchezza, ma aumentano nettamente all'interno del decile superiore, raggiungendo quasi il 5% per lo 0,1% più ricco»  Tenere conto di questi rendimenti diseguali cambia la nostra comprensione della progressività fiscale: il sistema fiscale italiano diventa addirittura regressivo per il 7% degli italiani più abbienti, che pagano un’aliquota effettiva inferiore a quella del restante 93% dei contribuenti. Questo va contro i principi di progressività su cui si fonda l’articolo 53 della nostra Costituzione”.

 

I tre scenari alternativi di riforma fiscale 

Lo studio ha analizzato possibili soluzioni per correggere la regressività, simulando scenari alternativi di riforma fiscale basati sui modelli di tassazione ottimale, che permettono di considerare le possibili riduzioni del reddito dichiarato dai contribuenti in seguito a un aumento delle aliquote.

“I nostri risultati mostrano che una maggiore tassazione dei redditi da capitale ripristinerebbe la progressività del sistema fiscale, generando al contempo significativi incrementi del gettito fiscale”, commenta la ricercatrice della Scuola Sant’Anna Elisa Palagi.

Lo studio considera tre scenari di riforma fiscale: (i) una riforma con un sistema di tassazione unificato per i redditi da lavoro e da capitale; (ii) l’introduzione di imposte differenziate sui redditi da lavoro e da capitale; (iii) interventi mirati esclusivamente alla tassazione ottimale dei redditi da capitale.

In tutti e tre gli scenari, poiché i redditi da capitale sono fortemente concentrati nella fascia più ricca della popolazione, l’aliquota media effettiva per il 7% più ricco dei contribuenti aumenterebbe raggiungendo il 60% per lo 0,1% più abbiente.

“Una riforma della tassazione del capitale in Italia - commenta Andrea Roventini, direttore dell’Istituto di Economia della Scuola Sant’Anna - può passare anche attraverso una tassazione delle grandi ricchezze, dato che gli individui più abbienti possono evitare più facilmente le imposte sul reddito attraverso la pianificazione fiscale, il trasferimento e il rinvio indefinito della realizzazione dei propri guadagni. In linea con i più recenti sviluppi della ricerca economica e del dibattito internazionale, mostriamo che è possibile ripristinare la progressività del sistema fiscale, ridurre le disuguaglianze e aumentare il gettito fiscale introducendo modeste aliquote fiscali sul patrimonio netto del 7% più ricco degli italiani. Tali aliquote variano dallo 0,1% all’1,3% per lo 0,1% più ricco, 50.000 individui che detengono un patrimonio netto medio superiore a 20 milioni di euro. Si tratta di prelievi fiscali relativamente contenuti considerando che la quota di patrimonio altamente liquido detenuta dal 7% più ricco, pari a circa il 40% del patrimonio complessivo”.

Infine, lo studio esamina il potenziale di gettito derivante dall’introduzione di un’imposta sulle grandi fortune. Un’imposta netta dell’1,3% sull’1% più ricco raccoglierebbe circa 30 miliardi di euro all’anno. Applicando la stessa aliquota soltanto allo 0,1% più ricco si otterrebbero circa 13,5 miliardi di euro, mentre applicandola esclusivamente ai miliardari il gettito ammonterebbe a circa 2 miliardi di euro all’anno.

In conclusione, lo studio mostra che i modelli di tassazione ottimale suggeriscano aliquote effettive nettamente superiori a quelle osservate nell’attuale sistema fiscale italiano per rendere il sistema tributario effettivamente progressivo rispettando l’art 53 della Costituzione.

Alla luce dei nuovi risultati, secondo le autrici e gli autori “è necessaria una redistribuzione del carico fiscale che gravi meno sulla classe medio-bassa che costituisce il 93% dei contribuenti e maggiormente sul 7% più ricco che dispone di redditi e patrimoni elevati e che paga aliquote fiscali effettive inferiori al resto della popolazione. Un serio dibattito in questa direzione rappresenta un passo cruciale verso un sistema fiscale italiano più giusto e costituisce un’opportunità per reperire risorse significative da destinare a istruzione, sanità e investimenti per la transizione ecologica e/o alla riduzione della pressione fiscale sulla classe media”.

Fonte: Scuola Superiore Sant'Anna

Notizie correlate



Tutte le notizie di Pisa

<< Indietro

torna a inizio pagina