
Le associazioni ecologiste Italia Nostra, Il Giardino dei Fenicotteri APS, Onda, Atto Primo insorgono: "Padule è bene naturale della collettività"
Le associazioni ambientaliste Italia Nostra, Il Giardino dei Fenicotteri APS e Atto Primo lanciano l'allarme sul futuro del Padule di Fucecchio, contestando la nuova convenzione approvata dalla Regione Toscana per la gestione dell'area umida. In una nota parlano di "tempi bui" per la più grande palude interna italiana, denunciano lo "stravolgimento" dell'accordo precedentemente deliberato e chiedono di rivedere una scelta che, a loro giudizio, riduce il ruolo della LIPU e rischia di privilegiare gli interessi venatori rispetto alla tutela della biodiversità. Secondo le associazioni, il Padule deve essere gestito su basi "strettamente scientifiche" e nell'interesse dell'intera collettività.
La nota completa
Si prevedono tempi bui per il Padule di Fucecchio, la più grande palude interna italiana, di recente designata area Ramsar*, importante riconoscimento internazionale ottenuto a gennaio per la ricchezza di biodiversità che accoglie.
Nei mesi scorsi la Regione Toscana aveva deliberato una convenzione per la gestione dei beni immobili e dei terreni tra i comuni rivieraschi e il Consorzio di bonifica. Nella convenzione si faceva riferimento alla possibilità per i Comuni di istituire bandi per la gestione del Centro visite della Riserva naturale a Castelmartini, dell'Osservatorio faunistico delle Morette e della Dogana del Capannone. Il Consorzio veniva indicato come esecutore delle opere idrauliche da eseguire in coordinamento con la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), che già gestisce per conto della Regione la Riserva naturale delle Morette e l'area Righetti, le uniche zone protette di tutto il Padule (che rappresentano solo il 10% di tutta la superficie, mentre nel restante 90% è consentita l'attività venatoria). Alla LIPU veniva inoltre riconosciuta la possibilità di usufruire delle strutture per gestire le riserve naturali.
Le associazioni ecologiste avevano accolto con favore la nuova convenzione che, dopo anni di immobilismo, aveva riconosciuto l'importanza della gestione su base strettamente scientifica e improntata alla salvaguardia delle peculiarità faunistiche e ambientali del Padule.
Purtroppo, dopo mesi di silenzio, è uscita la notizia sugli organi di stampa dell'approvazione di una nuova convenzione che andava a sostituire quella da poco deliberata. Sconcerto e delusione quando è emerso che la convenzione era stata completamente stravolta, su richiesta (pare) di alcuni comuni, pressati dai proprietari terrieri e dalle associazioni venatorie che non vedevano di buon occhio il riferimento della LIPU all'interno della convenzione. Infatti, nell'ultima stesura, i riferimenti all'associazione ambientalista sono diminuiti e la LIPU è rimasta solo per la gestione della Riserva naturale del Lago di Sibolla, dove già opera da anni con ottimi risultati, mentre sono scomparsi i riferimenti alla collaborazione con il Consorzio di bonifica per i lavori da realizzare su basi scientifiche. Con il nuovo accordo i comuni della zona, con una cabina di regia che probabilmente sarà concertata con le associazioni venatorie, decideranno il da farsi, indirizzando le proprie scelte in base a interessi locali e richieste da parte di chi si è adoperato per lo stravolgimento della convenzione precedente.
Evidentemente la linea della convenzione più scientifica e meno filovenatoria non piaceva. Evidentemente le associazioni pro-caccia non volevano rinunciare ai loro privilegi, anche se anacronistici e non rappresentativi della crescente sensibilità dei cittadini.
Evidentemente si è preferito favorire una categoria, rispetto alla tutela del bene più prezioso che è l'ambiente e la biodiversità e che, ricordiamolo, è patrimonio di tutti.
Il Padule è un ambiente delicato e scelte sbagliate, improntate all'uso dell'ambiente naturale per attività come la caccia, che implicano anche la gestione della vegetazione in maniera intensiva, possono provocare danni irreparabili al resto della biodiversità.
Le associazioni di tutela ambientale chiedono quindi alla Regione di rivedere la scelta e di affidare le sorti di un ambiente così importante per fini turistici, per lo sviluppo territoriale e per la rinaturalizzazione (anche in vista dell'applicazione obbligatoria del Regolamento europeo per il ripristino della natura). Le associazioni ecologiste hanno il diritto e il dovere di partecipare alle scelte che riguardano un ambiente così prezioso e fragile come il Padule.
Uno sbilanciamento massiccio a favore di enti o associazioni che promuovono un'attività anacronistica e ormai invisa alla maggioranza della popolazione, come la caccia, richiede un ripensamento.
Non si può cedere alla teoria del più forte o al ricatto della violenza. Ricordiamoci che l'ambiente naturale è un bene di tutta la collettività, che ha il diritto di fruirne senza che interessi privati di una minoranza armata glielo impediscano.
Le associazioni firmatarie:
Italia Nostra
Il Giardino dei Fenicotteri APS
Atto Primo
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