
L'episodio arriva a poche settimane dalla visita dei Giovani Democratici alla Dogaia, nell'ambito di 'dimenticatə', il percorso promosso dai GD Toscana per entrare nelle carceri della regione, ascoltare chi le vive quotidianamente e contribuire alla costruzione di un nuovo modello penitenziario
Dopo la morte di un detenuto di 32 anni nella Casa circondariale della Dogaia, avvenuta nella notte del 6 agosto dopo una colluttazione in cella, intervengono con una nota i Giovani Democratici, commentando l'episodio a poche settimane dalla visita del gruppo nella struttura pratese.
La Procura ha aperto un'indagine per omicidio preterintenzionale. Un episodio che, secondo i GD, non può essere considerato soltanto come un fatto di cronaca, ma deve riportare al centro dell'attenzione le condizioni del sistema penitenziario.
"Quanto accaduto alla Dogaia è una tragedia che ci impone di tornare a parlare delle condizioni del carcere e delle responsabilità della politica. Il tempo dell'emergenza è finito", sottolinea Bernardo Taddei, segretario regionale dei Giovani Democratici della Toscana.
Il riferimento è alla visita effettuata poche settimane fa alla Dogaia nell’ambito di 'dimenticatə', il percorso promosso dai GD Toscana per entrare negli istituti penitenziari della regione, ascoltare le persone che li vivono quotidianamente e raccogliere elementi per una proposta di riforma del sistema carcerario.
"Abbiamo visto celle con quattro brande, sovraffollamento, una carenza significativa di personale, problemi strutturali e difficoltà nell'attivare percorsi di studio e lavoro", ricorda Taddei. Per i Giovani Democratici, dunque, la tragedia deve rappresentare l'occasione per affrontare questioni che da tempo caratterizzano la realtà della Dogaia e, più in generale, del sistema penitenziario italiano.
Sulla stessa linea Elena Dottore, dirigente dei Giovani Democratici di Prato, che richiama la necessità di ripensare la funzione stessa del carcere. "Quello di cui ha bisogno il carcere ora è di non limitarsi a essere uno spazio circoscritto, di non chiudersi in se stesso", afferma.
Secondo Dottore, l'obiettivo dovrebbe essere quello di costruire un sistema capace di offrire concrete possibilità di cambiamento a chi è detenuto, attraverso percorsi di studio, lavoro e reinserimento. "Quando siamo entrati alla Dogaia poche settimane fa abbiamo visto direttamente quella cella e abbiamo incontrato le persone che vivono quotidianamente questa realtà. Oggi, davanti a questa tragedia, sentiamo ancora più forte la necessità di costruire un carcere che non si limiti a contenere, ma che sappia creare condizioni per cambiare, studiare, lavorare e immaginare una vita diversa fuori da quelle mura".
I Giovani Democratici chiedono quindi al Governo "risorse, personale e una strategia per il sistema penitenziario", indicando in sovraffollamento, carenza di organico e difficoltà nell’attivazione dei percorsi rieducativi alcune delle principali criticità da affrontare.
Il percorso 'dimenticatə' proseguirà nelle carceri della Toscana con l'obiettivo di raccogliere testimonianze, problemi e proposte e arrivare alla stesura di un documento politico dedicato a un nuovo modello penitenziario. L'intenzione dei GD è quella di mettere il lavoro a disposizione delle istituzioni, riportando il tema del carcere al centro dell'agenda politica anche oltre i momenti di emergenza e di cronaca.
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