
Dopo 13 anni di battaglia giudiziaria, la famiglia della donna ottiene un maxi-risarcimento da quasi 1,5 milioni di euro
Era morta nel 1994 dopo aver sviluppato un linfoma legato a un'epatite C contratta con trasfusioni di sangue infetto nel 1978. A 32 anni di distanza dal decesso e dopo 13 anni di battaglia giudiziaria, la famiglia della donna ha ottenuto un risarcimento di quasi 1,5 milioni di euro. È quanto stabilito dalla Corte d'Appello di Firenze, che ha riconosciuto la responsabilità del Ministero della Salute per non aver adeguatamente controllato e vigilato sull'impiego del sangue destinato alle trasfusioni.
La decisione arriva al termine di un procedimento giudiziario particolarmente lungo, iniziato nel 2013 e passato attraverso quattro diversi pronunciamenti tra Tribunale, Corte d'Appello e Cassazione, fino al nuovo giudizio di appello concluso nei giorni scorsi.
La decisione della Corte d'Appello fiorentina si è basata su un principio già affermato dalla Corte di Cassazione, secondo cui il termine di prescrizione per chiedere il risarcimento non decorre necessariamente dal momento in cui si verifica l'evento dannoso, ma da quando il danno si manifesta ed è concretamente riconoscibile.
Nel caso della donna, questo principio ha avuto un peso determinante: secondo quanto accertato dai giudici, nel 1993 la medicina non aveva ancora individuato il legame tra il linfoma non Hodgkin di tipo B e l'infezione da virus dell'epatite C. Per questo motivo, secondo la Corte, non era possibile far partire la prescrizione dall’anno della morte della donna: i familiari non avevano infatti gli elementi scientifici necessari per ricondurre la grave patologia alle trasfusioni di sangue ricevute molti anni prima.
La Corte d'Appello ha inoltre riconosciuto in via definitiva la responsabilità dell'amministrazione per la mancata vigilanza. Sebbene le norme già allora prevedessero specifiche misure di sicurezza, dagli atti non è emerso che il Ministero avesse adempiuto pienamente ai propri obblighi di controllo, di emanazione delle direttive e di vigilanza sull'utilizzo del sangue umano a fini terapeutici.
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