
Comparse questa mattina e rimosse. Sindaca Funaro: "Ferma condanna. A Firenze non c'è spazio per l'odio, per l'antisemitismo, per chi cerca di infangare la memoria"
Scritte contro gli ebrei e contro Israele sono comparse oggi, sabato 15 agosto, sul muro esterno del Memoriale delle Deportazioni di Firenze e prontamente rimosse. Parla di "scritte vergognose" e di "un gesto gravissimo, anche perché colpisce un luogo della memoria dedicato alle vittime della deportazione e dello sterminio" la sindaca di Firenze Sara Funaro commentando l'accaduto con un post sui social. "La condanna è ferma: a Firenze non c'è spazio per l'odio, per l'antisemitismo e per chi cerca di infangare la memoria". Firenze "è e resterà una città di pace, rispetto e convivenza e continuerà a combattere ogni forma di discriminazione e antisemitismo". Le scritte sono state rimosse: "Grazie agli Angeli del Bello, che sono già intervenuti per ripulire il Memoriale, e alle Forze dell'Ordine per l'attenzione e il presidio".
Aned Firenze: "Impedire che l’odio torni a farsi cultura"
"Le scritte comparse oggi al Memoriale delle Deportazioni di Firenze sono un’offesa alla memoria di tutti i deportati nei lager nazisti. È proprio il significato di questo luogo a rendere quanto accaduto particolarmente grave. Il Memoriale racconta dove può condurre una società quando l’odio diventa ideologia, quando l’altro viene trasformato in un nemico, quando la discriminazione diventa sistema e la violenza viene assunta come strumento politico" dichiara Lorenzo Tombelli, presidente Aned sezione Firenze. "Per questo non possiamo limitarci a condannare le scritte. A oltre ottant’anni dalla Liberazione, abbiamo ancora la responsabilità di respingere ogni forma di odio e di impedire che si aprano spazi, anche piccoli e apparentemente marginali, nei quali possano riemergere sentimenti e culture che la storia del nostro Paese ha già mostrato essere portatori di discriminazione, violenza e negazione dei diritti. Firenze ha una storia profondamente antifascista e una cultura legata alla pace. Non sono soltanto elementi della sua identità, ma valori che chiedono di essere difesi e praticati. Oggi più che mai, mentre l’odio viene nuovamente utilizzato per dividere, contrapporre e legittimare la violenza, abbiamo il dovere di non considerarlo un linguaggio normale della vita pubblica. L’odio non resta confinato alle parole. Quando entra nel linguaggio pubblico, alimenta la contrapposizione e rende più facile accettare la violenza come risposta al conflitto. È così che si perde progressivamente la capacità di riconoscere nell’altro una persona, con la sua dignità e i suoi diritti. Ed è proprio questa deriva che una società democratica deve saper fermare, prima che la violenza venga considerata una risposta possibile e legittima. Per questo l’ANED - conclude Tombelli - difenderà il Memoriale e continuerà a custodire la memoria di tutti i deportati. Non come un esercizio rivolto soltanto al passato, ma come una scelta politica nel presente. Ricordare ciò che è accaduto significa riaffermare i valori che hanno reso possibile la nascita della Repubblica e assumersi la responsabilità di difenderli ancora oggi".
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