Caccia all'Ibis sacro in Toscana, WWF: "Ignorate le indicazioni del mondo scientifico"

La Regione Toscana ha deciso di rendere cacciabile anche l’Ibis sacro (Threskiornis aethiopicus), uccello, non originario della nostra fauna, che negli ultimi anni si è diffuso nelle nostre paludi e zone umide. La motivazione è che si tratta di specie alloctona, che viene a competere con le specie simili della nostra fauna. La gestione delle specie alloctone, animali e vegetali, è tema estremamente complesso, che da anni è oggetto di dibattito a livello scientifico.

Ma la Regione Toscana cosa fa? Invece di seguire le indicazioni dell’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (ISPRA), decide di aprire la caccia a questa specie su tutto il territorio regionale aperto alla caccia, per tutta la stagione, da parte di tutti i cacciatori residenti in Toscana e senza limiti di carniere.

Questo comporta la possibilità di gravi danni sia indiretti (disturbo)che diretti (abbattimenti accidentali) di molte specie simili e protette, come varie specie di aironi ed in particolare le specie più vicine, come il Mignattaio e soprattutto l’Ibis eremita (Geronticus eremita). Quest’ultimo è una specie originaria della fauna europea, purtroppo scomparsa dal nostro areale e negli ultimi anni oggetto di un complesso e formidabile progetto di reintroduzione internazionale, che ha fatto sì che questo particolare uccello sia tornato a volare nei nostri cieli.

Già negli scorsi anni numerosi sono stati in Italia e in Toscana gli abbattimenti con arma da fuoco di individui di Ibis eremita. Aprire indiscriminatamente la caccia all’Ibis sacro aumenterà sicuramente le possibilità che anche soggetti di Ibis eremita vengano uccisi, mettendo a rischio un intero progetto di conservazione, che va avanti da numerosi anni.

È per questo che il gruppo internazionale di studiosi che conduce il progetto, il Waldrapp Team, sta chiedendo alla Regione di tornare indietro sulle sue scelte. A questa richiesta dei Biologi che stanno cercando di salvare una specie sull’orlo dell’estinzione, si unisce senza dubbio e con forza il WWF. Per dettagli e approfondimenti sul progetto, vedasi il sito https://www.waldrapp.eu/it/ .

 

Ma non vi è solo il problema dell’Ibis eremita. La scelta di aprire in modo diffuso e generalizzato la caccia all’Ibis sacro, come ben sottolinea l’ISPRA nel suo parere fornito alla Regione, è una scelta di gestione sbagliata. L’Istituto scrive infatti:

“le attività di controllo sulle specie aliene devono essere attuate da personale debitamente formato che garantisca il perseguimento degli obiettivi gestionali definiti nei Piani di gestione nazionali adottati ai sensi del D.Lgs.230/17. La caccia ha spesso determinato un effetto controproducente nelle attività di contrasto delle specie aliene, portando all’espansione delle specie oggetto di prelievo, complicando o facendo fallire il raggiungimento degli obiettivi gestionali prefissati”.
“Il prelievo da parte dei cacciatori così come proposto potrebbe inoltre generare un disturbo diffuso e una disgregazione dei gruppi, incrementando la tendenza di movimenti a lungo raggio, che paradossalmente potrebbe accelerare la colonizzazione da parte della specie aliena di siti nelle regioni confinanti (in particolare meridionali) non ancora invasi. Le esperienze maturate in Francia hanno dimostrato che le campagne di abbattimento intensivo hanno spinto gli ibis sacri a cercare rifugio in nuovi siti, favorendo di fatto la colonizzazione di aree precedentemente non occupate, in contrasto con l'obiettivo gestionale di contenimento della diffusione della specie.”
“Un’attività di prelievo venatorio generalizzata comporta inoltre rischi legati al disturbo diffuso in siti sensibili su specie protette con le quali l'Ibis sacro risulta frequentemente associato, sia nei siti di alimentazione e sosta diurna (Anatidi, Ardeidi, Caradriformi, Rallidi) sia nei siti di aggregazione notturna.”
“Non possono infine essere esclusi i rischi di abbattimenti involontari di specie protette "look- alike" – quali l'Ibis eremita (Geronticus eremita) o l'Ibis mignattaio (Plegadis falcinellus) – le cui sagome in volo, soprattutto in condizioni di scarsa luce (alba o tramonto), possono risultare pressoché indistinguibili a personale non esperto”. 
Perché la Regione Toscana non segue le indicazioni del mondo scientifico? 
Una delibera di questo tipo è davvero un atto di gestione ambientale o solo l’ennesimo regalo (una specie in più a cui sparare) ai cacciatori?

WWF

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