Rothko a Firenze": il punto di vista della critica Giovanna M. Carli

La mostra, inaugurata il 14 marzo scorso, chiuderà domenica 23, ultimi giorni per visitarla


Oltre settanta opere di Mark Rothko, artista innovatore dell'arte del Novecento, stanno per lasciare Palazzo Strozzi.

L'ultimo giorno per visitare la mostra "Rothko a Firenze" è domenica 23 agosto 2026 (la mostra è stata aperta al pubblico dal 14 marzo scorso).

La particolarità di questa esposizione, oltre avere il pregio di presentare opere mai viste in precedenza, è nel dialogo intenso ed emozionale tra Rothko e Firenze, in particolare con il Museo di San Marco (i dipinti di Beato Angelico come quelli di Rothko impongono il silenzio per essere ammirati ed emozionano) e il vestibolo progettato da Michelangelo nella Biblioteca Mediceo Laurenziana.

"Lo spazio occupato dai campi di colore di Rothko - commenta Giovanna M. Carli - risuona nell'anima di chi contempla le sue opere: dai suoi primi dipinti, dove la ricerca si concentrava sulla dissoluzione delle forme, fino alla maturità artistica degli anni Cinquanta e Sessanta. Il contenuto delle prime opere è simbolico e mitologico: le figure tendono a ritrarsi. Ma negli anni Cinquanta la trasformazione è compiuta: i colori raggiungono il fine: il suo sguardo sul mondo. Del resto l'artista stesso affermava che un dipinto non era l'immagine di un'esperienza bensì l'esperienza stessa.

Le sue ultime opere abbandonano l'arancione, l'oro e il rosso a favore di una sobrietà cromatica, nera, nera-marrone con sotto una campitura in grigio tenue. Sono dipinti questi - conclude Carli - che raccontano il decadimento fisico e psicologico dell'artista e narrano del suo isolamento, diventando sussurro e respiro impalpabili".

Fonte: Ufficio stampa

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