"Gerarca comunista", polemica per il commento di Pilastri al murales su Remo Scappini

A sollevare la questione è Avs Empoli che chiede "rispetto per la storia" e invita i consiglieri chiamati in causa a prendere le distanze. Pilastri replica: "Murales politicamente divisivo"


"Così, quel murales che ritrae un gerarca comunista doc con sua moglie, oltre a dire a tutti quelli che arrivano a Empoli che questa è l'ultima roccaforte del comunismo nel mondo, identificherà anche la sede della Polizia municipale del Circondario". Un commento che non è passato inosservato quello dell'ex consigliere comunale di Fucecchio della Lega, Leonardo Pilastri, apparso sulla pagina social del portale Clebs sotto la notizia che informava dell'interrogazione della capogruppo di "Empoli del Fare" Claudia Ghezzi sulla nuova sede della Polizia Municipale, nell’ex edificio delle Poste di via Palestro di fianco alla stazione ferroviaria. Proprio sull'edificio è presente, dal 2021, il murale che ritrae Rina Chiarini e Remo Scappini, a firma dell'artista Ligama e dedicato ai due concittadini dal Comune, sul tema della Resistenza e della memoria. Commento in cui Pilastri domanda ai consiglieri di FdI Federico Pavese e Danilo Di Stefano "che ne pensate?", non è sfuggito ad Avs Empoli che ora chiede agli stessi consiglieri di prendere le distanze "dalle vergognose parole di Pilastri su Remo Scappini".

Avs Empoli: "Rispetto per la storia"

"Sotto una notizia pubblicata da una testata locale che informava di una interrogazione della dottoressa Ghezzi circa il comando di Polizia Locale con foto annessa, nella quale si vede il murale celebrativo di due eroi della Resistenza, si leggono parole inaccettabili dell’ex consigliere Pilastri" si legge in una nota del gruppo consiliare Alleanza Verdi e Sinistra - AVS di Empoli. "Pilastri, ex consigliere all’Unione dei Comuni, usa il sostantivo "gerarca", certo non per fargli un complimento, parlando del Comunista Remo Scappini ritratto meritoriamente sulla facciata assieme alla sua amata moglie Rina Chiarini detta Clara. La parola gerarca in senso stretto e letterale significa facente parte di una struttura gerarchica e quindi utilizzabile per qualunque organizzazione politica, laica o religiosa, ma nell’uso comune ha assunto un valore dispregiativo, in quanto riconducibile qui in Italia alle nefandezze delle organizzazioni fasciste e del partito nazionale fascista, che per oltre 20 anni ha martoriato il nostro Paese infangando il tricolore.

Vorremmo proprio vedere se qualcuno di noi usasse il termine gerarca per riferirsi in modo letterale a qualche politico facente parte della gerarchia di qualche partito di destra, cosa succederebbe, altro che “ingrugnimenti”. Ma noi rimaniamo della nostra idea di gerarca come sopra definita, quindi irricevibile davanti al nome del Comunista Scappini. Il Paese e Tricolore furono difesi da persone “verticali” e con la schiena dritta come Remo e Clara che hanno contribuito a ridare all’Italia la Libertà. Nella città di Genova Remo Scappini è considerato un eroe e la sua vita è, da eroe; nelle sue mani, unico caso, consegnò il documento di resa il Generale tedesco Ghunter Mainhold e di questo da empolesi e antifascisti non possiamo che esserne orgogliosi".

Per Avs "sarebbe bene che Pilastri leggesse le pagine di quei giorni a Genova e le pagine più lunghe, circostanziate e consistenti, del Ventennio e di tutta la fatica fatta dalle forze antifasciste per liberare il Paese, dai Nazisti stranieri e dai fascisti italiani traditori e codardi. Eppure, incredibilmente, chissà cosa ne pensa Pilastri, ci sono politici di forze democratiche che non riescono a definirsi antifascisti. Remo Scappini è stato ovviamente Comunista e certo non è stato né un gerarca né altre cose che, ripetiamo, sono riconducibili solo alla canaglia fascista che lui combattè rischiando la vita e ipotecando gli anni migliori di essa.

Pilastri dovrebbe informarsi anche delle sofferenze subite da sua moglie, sofferenze che non dettagliamo per sensibilità, e che Pilastri potrà conoscere attraverso letture che raccontano bene quelle due vite dedicate alla Libertà. Nel post chiama in causa, taggandoli, due consiglieri di Fratelli d’Italia e siamo davvero curiosi di leggere le eventuali loro considerazioni; per intanto registriamo il fatto che non chiami in causa la Lega nella quale ci pare militasse, e ovviamente nemmeno l’ex generale Vannacci, che nel frattempo dalla Lega è uscito e si è messo in proprio. Quel Vannacci che Pilastri cerca di imitare goffamente giocando sul significato letterale di un termine, così come fa appunto l’ex militare, ma certo con qualche tacca in più di capacità, anzi molte tacche.

Rispetto per la Storia e le Storie dei Resistenti, - si conclude la nota - eroine ed eroi patrioti, grazie ai quali siamo riusciti a non pagare tutte le conseguenze relative alle scelte delinquenziali del vigliacco di Mussolini buono, alla fine, solo a fuggire sotto travestimento, da vero codardo. E lo chiediamo da antifascisti quali siamo e quali dovrebbero essere tutti i rappresentanti delle Istituzioni della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza".

Pilastri: "Sono un cittadino libero. Murales politicamente divisivo"

Non tarda ad arrivare la risposta di Leonardo Pilastri, che pubblichiamo di seguito. "Da semplice Cittadino, prendo atto, con stupore, del tono del recente comunicato di AVS Empoli, pubblicato da alcune testate, che ricorda molto un passato che speravo fosse ormai lontano, fatto di «eroi comunisti» da adorare obbligatoriamente come divinità, le cui effigi venivano esposte in formati giganteschi in ogni strada e venivano fatte issate da reparti militari durante le sfilate del 1° Maggio sulla Piazza Rossa per indicare al popolo «la via». Sfortunatamente per AVS, io sono un cittadino libero, che ha giurato di difendere la Costituzione e i valori democratici della Repubblica italiana fino all’estremo sacrificio, fino all’ultimo momento della mia vita, e non mi sottometterò mai a certi approcci totalitari, né, tanto meno, mi piegherò a censure che ricordano tanto l’esperienza di tanti cittadini dell’est europeo raccontata da George Orwell e Aleksandr Isaevič Solženicyn nelle loro opere. Andiamo al punto.

Remo Scappini, raffigurato nell’enorme murales della stazione di Empoli, nel 1930 andò a Mosca «a studiare alla scuola leninista per quasi due anni. Tornato a Parigi alla fine del 1932, fece parte dell'apparato centrale del partito» (da Wikipedia). Quindi, diventò parte integrante dell’apparato comunista internazionale diretto dall’Unione Sovietica, ai piani più alti della gerarchia, nella cosiddetta «Nomenklatura». Cari AVS, vi siete inalberati perché ho usato la parola «gerarca» per identificarlo. Dal basso della mia ignoranza, ricordo che «la parola deriva dal greco tardo hierárkhēs , che in origine indicava il capo delle funzioni sacre o delle cerimonie religiose, per poi estendersi a ogni tipo di altissima autorità. In un quadro in cui Scappini fu un altissimo ed influente dirigente del PC, non mi sembra che ci siano gli estremi per arrabbiarsi così tanto... se volete possiamo usare «alto dirigente», «alto funzionario molto ben posizionato nella gerarchia del partito» o qualsiasi altro sinonimo, ma il succo non cambia di molto.

Remo Scappini, forte dell’istruzione ricevuta a Mosca, nel 1943 diventò uno dei capi delle Brigate Garibaldi, partigiani che, lo ricordo per chi se ne fosse dimenticato, avevano, si, come obiettivo la liberazione dell’Italia dalla dittatura nazifascista, ma con una visione che era incardinata sulla successiva adesione dell’Italia al blocco comunista sovietico. Successivamente, diventò membro del Comitato centrale del PCI, nel periodo in cui il partito ebbe un ruolo di rilievo nei fatti di Bologna del 1947, il famoso «treno della vergogna» che trasportava i poveri esuli dalmati e che fu attaccato dai comunisti in stazione, con il famoso evento del latte destinato ai bambini che erano nei carri merci che fu gettato sui binari, per sommo disprezzo. Chi ha curiosità su questo fatto, si può leggere le sconvolgenti pagine de «l’Unità» di quei giorni: in rete si trovano abbastanza agevolmente... Infine, fu deputato del PCI per tre volte.

Scappini, quindi, è stato un «alto funzionario molto ben posizionato nella gerarchia del Partito Comunista» per decenni, e mi risulta che abbia condiviso l’ideologia comunista sovietica (o, almeno, non ho trovato traccia di abiure pubbliche al riguardo... comunque aspetto eventuali obiezioni documentate di segno opposto), che è stata una delle più sanguinarie e liberticide della storia, che ha prodotto milioni di morti nei Gulag dove venivano internati i «dissidenti» politici. Il fatto è che il «Sistema Sovietico» è stato oggetto di una fondamentale decisione del Parlamento Europeo (la n. P9_TA(2019)0021) nel 19 settembre 2019, con la quale l’Assemblea ha equiparato i regimi nazifascisti a quelli comunisti, condannandone i crimini contro l’umanità e le massicce violazioni dei diritti. Il Parlamento Europeo ha, poi, espressamente condannato «tutte le manifestazioni e la diffusione di ideologie totalitarie, come il nazismo e lo stalinismo all’interno dell’Unione», esprimendo «inquietudine per l’uso continuato di simboli di regimi totalitari nella sfera pubblica e a fini commerciali».

Ma, soprattutto, (punto M.18.) il documento riporta che [il Parlamento Europeo] «osserva la permanenza, negli spazi pubblici di alcuni Stati membri, di monumenti e luoghi commemorativi che esaltano i regimi totalitari, il che spiana la strada alla propagazione di regimi politici totalitari». Quindi, quel ritratto, al pari di migliaia di altre rappresentazioni che hanno invaso anche gli angoli più remoti dell’Unione Sovietica e dei Paesi della «Cortina di Ferro», a mio modestissimo parere, raffigura una persona che, comunque, non è esagerato definire come un «Eroe del comunismo», di formazione leninista, collegato all’Unione Sovietica, e ciò rappresenta una situazione border line rispetto alle raccomandazioni del Parlamento Europeo che ho appena riportato. Che voi, cari AVS, evidentemente, non conoscete...

E sono altresì dell’avviso che la situazione così ampiamente descritta non sia confacente all’imparzialità che deve caratterizzare (e attualmente caratterizza) l’attività del Corpo della Polizia Municipale del Circondario Empolese Valdelsa, il cui Comando si sta proponendo di trasferire nell’edificio dominato da quel murales politicamente divisivo, e per il quale tale situazione potrebbe essere fonte di grande imbarazzo.

Leonardo Pilastri. Cittadino libero".


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