
La storica amministratrice della community 'Sei Zerofolle Se...', con quasi 21mila iscritti, racconta il furto del gruppo: una trappola di spam e phishing, secondo uno schema già utilizzato. Cinzia non si arrende: "Era molto più di una pagina, uno spazio di aggregazione e amicizie"
In un mondo sempre più social e meno sociale, siamo abituati quotidianamente ad accedere ai nostri profili, a interagire con amici e familiari, a scrivere post, caricare foto e video o intrattenere conversazioni tramite la messaggistica istantanea. Carichiamo letteralmente la nostra vita e, senza rendercene conto, affidiamo ricordi e informazioni a un servizio come Facebook, Instagram o qualsiasi altro social network. La tecnologia è progredita a tal punto da abituarci al pensiero che i nostri dati siano sempre al sicuro, protetti da password, algoritmi e autenticazioni a due fattori. Eppure, il problema della cybersicurezza è sempre più attuale. E riguarda tutti.
Come Cinzia, amministratrice di un gruppo Facebook che contava quasi 21mila iscritti e che, da un giorno all'altro, è finito nelle mani di malintenzionati. Un gruppo costruito in 13 anni, fatto di ricordi, amicizie e raduni, che oggi non appartiene più a chi lo ha creato e amministrato per tutto questo tempo.
La segnalazione: "Non era solo una pagina, ma un'occasione di aggregazione"
Ma facciamo un passo indietro e parliamo del gruppo. Era nato 13 anni fa e si chiamava 'Sei Zerofolle Se...', una community di 'sorcini' - il celebre soprannome dei fan di Renato Zero - che nel corso degli anni era arrivata a contare 20.998 membri. L'amministratrice, Cinzia, cittadina di Capraia e Limite, aveva fatto della sua passione un'occasione per unire fan di Renato Zero, provenienti da ogni parte d'Italia, organizzando numerosi raduni e creando, nel tempo, una vera e propria comunità.
Per Cinzia, che ha segnalato la vicenda, quel gruppo non era soltanto una pagina Facebook. Era uno spazio in cui condividere una passione, ma anche emozioni, ricordi e momenti vissuti insieme ad altre persone. Cinzia raccontava nel gruppo anche la sua esperienza da fan: 318 live di Renato Zero, concerti vissuti e raccontati nel corso degli anni, condividendo con gli altri 'sorcini' l'emozione di ascoltare dal vivo il cantante che ama.
Era, insomma, molto più di un semplice gruppo Facebook. Sotto i post si arrivava anche a 700-800 commenti, con persone che interagivano quotidianamente, si conoscevano e, in alcuni casi, finivano per diventare amiche. Un lavoro di aggregazione costruito lentamente, nel corso di 13 anni.
Il furto del gruppo: "Tanti i casi simili"
Poi, in pochi minuti, tutto è cambiato: dallo scorso 29 agosto, 'Sei Zerofolle Se...' non esiste più, almeno non nella forma in cui Cinzia e gli altri membri lo avevano conosciuto. Il gruppo è diventato 'Cucina Semplice e Buona', in cui di cucina c'è ben poco, trasformato in un contenitore di spam, tra post di cucina, ricette fai da te e semplici problemi matematici, con addizioni e sottrazioni. In alcuni casi, racconta Cinzia, sarebbero comparsi persino post con foto di pipistrelli. Come se non bastasse, l'amministratrice è stata bannata dal gruppo e non ha più alcuna possibilità di accedervi.
Ma quello che è successo a Cinzia non sarebbe un caso isolato: dopo aver creato una nuova pagina, 'New Sei Zerofolle Se...', che conta già 3.700 seguaci, ha iniziato a parlare con altre amministratrici e si è accorta che da mesi è in corso una vera e propria ondata di furti di gruppi Facebook in tutta Italia. Gruppi costruiti in anni di lavoro volontario vengono sottratti in pochi minuti e successivamente utilizzati per truffe, pubblicità ingannevoli legate all'Intelligenza Artificiale, criptovalute e link malevoli.
"Ho scoperchiato un vaso di Pandora - ha detto Cinzia - e vengo contattata da tantissima gente. Ho scoperto almeno 30 gruppi che si chiamano più o meno nella stessa maniera: tutti hackerati, tutti sottratti, alcuni con addirittura decine di migliaia di iscritti e tutti trasformati in gruppi che parlano di cucina. Sono tutti gestiti da account stranieri".
Phising, truffe, attacchi informatici: oltre 94mila segnalazioni nel 2025
Il fenomeno si inserisce in un quadro più ampio di minacce e abusi che coinvolgono quotidianamente gli utenti dei social network. Secondo i dati ufficiali della Polizia Postale relativi al 2025, gli operatori specializzati del Commissariato di P.S. Online hanno gestito oltre 25 mila richieste di informazioni e più di 94 mila segnalazioni, relative a phishing, social network e attacchi informatici.
Sebbene non sia chiaro come siano riusciti a entrare in possesso del gruppo, i meccanismi dei tentativi di furto sono noti e, se si impara a riconoscerli, sono relativamente facili da sventare. I truffatori utilizzano falsi messaggi che sembrano comunicazioni ufficiali di Meta, con minacce del tipo: "Il tuo gruppo verrà chiuso entro 24 ore, clicca qui", spingendo la vittima su siti contraffatti, spesso identici a Facebook, con l'obiettivo di rubare la password. Una volta dentro, gli aggressori rimuovono tutti gli amministratori originali, in quella che si configura come un'operazione del tutto organizzata.
Informarsi, in questi casi, è fondamentale. Il modo migliore per evitare questo tipo di truffe è prevenire gli attacchi, imparando a riconoscere i segnali che possono indicare un tentativo di phishing. E Cinzia questo l'ha capito subito. Dopo essersi accorta di quanto era successo, ha cambiato immediatamente le password dei propri account e ha momentaneamente bloccato l'home banking sul telefono, nel timore che i suoi dati potessero essere utilizzati illecitamente.
Ma soprattutto si è mossa per cercare di raggiungere gli utenti ancora presenti nel gruppo, pubblicando nella bacheca pubblica un messaggio per spiegare cosa era successo e invitando gli iscritti a segnalare i profili falsi. E, soprattutto, a non cliccare sui link e a non rispondere a messaggi, proposte o richieste provenienti dagli stessi account.
E in tutto questo, Meta? Qui si apre un altro delicato tema. Siamo abituati a utilizzare quotidianamente gli spazi pubblici e gratuiti che Meta mette a nostra disposizione, ma questo non significa che siano di nostra proprietà. E quando qualcosa va storto, recuperare il controllo di quei contenuti può rivelarsi tutt'altro che semplice.
L'assistenza di Meta, gestita in larga parte attraverso sistemi automatizzati e chatbot basati sull'intelligenza artificiale e, nei casi di operatori umani, attraverso procedure standardizzate, non è riuscita ad aiutare Cinzia. Nonostante le numerose segnalazioni, la risposta ricevuta è stata secca: "Non è stata fatta alcuna violazione". Una risposta difficile da accettare per chi, in quel gruppo, aveva racchiuso 13 anni di vita. "È un'assurdità - commenta Cinzia -. In 1500 persone segnalano e nessuno fa niente". Ma la vicenda, per l'autrice della segnalazione, apre anche una riflessione più ampia sul ruolo delle piattaforme e sulla tutela che dovrebbero garantire agli utenti e alle community che, ogni giorno, affidano loro una parte della propria vita digitale. Perché se un gruppo costruito in 13 anni può essere sottratto nel giro di pochi minuti e, nonostante centinaia o migliaia di segnalazioni, non viene restituito ai suoi amministratori, la domanda è inevitabile: quanto siamo davvero tutelati quando affidiamo i nostri ricordi e le nostre comunità a una piattaforma?
"Era uno spazio libero in cui sono nate bellissime amicizie"
Ed è proprio partendo da questo valore, quello che per anni ha avuto quella community, che Cinzia racconta cosa rappresentasse davvero 'Sei Zerofolle Se': "A livello sociale il gruppo aveva un bel valore - racconta Cinzia -. Era un'opportunità di fare comunità, insomma, di fare aggregazione. Era un gruppo che aveva sotto ogni post anche 700-800 commenti di gente attiva. Era uno spazio libero, un gesto d'amore che facevo nei confronti di un cantante che amo e che ci univa, grazie al quale ho creato delle amicizie bellissime e abbiamo fatto raduni in tutta Italia".
Oggi, oltre ai post spam, nel gruppo sono ancora presenti 13 anni di foto e video. Ricordi che non sono spariti, ma che Cinzia non può più gestire. E forse è proprio questo l'aspetto più difficile da accettare: il furto non ha riguardato soltanto un account o una pagina. Ha riguardato uno spazio digitale costruito lentamente, giorno dopo giorno, attraverso il lavoro volontario di una persona e la partecipazione di migliaia di utenti.
Cinzia non si arrende. Vuole far conoscere la sua storia e quella di tanti altri gruppi e profili che subiscono furti digitali, per "informare l'opinione pubblica su questo fenomeno silenzioso che sta distruggendo anni di volontariato digitale e per chiedere maggiore tutela per chi gestisce queste community".
Nel frattempo, fa sapere, è stata presentata una denuncia anche alla Polizia Postale. L'obiettivo è riuscire a recuperare il gruppo e restituirlo ai suoi legittimi amministratori. Ma, soprattutto, fare in modo che quello che è successo a 'Sei Zerofolle Se...' non rimanga un caso isolato e sconosciuto.
Niccolò Banchi
Notizie correlate
Tutte le notizie di Capraia e Limite sull'Arno
<< Indietro














