
Il 47% degli studenti quindicenni afferma di usare l'intelligenza artificiale per studiare. L'Italia supera la media Ocse in lettura, matematica e scienze, ma dal 2015 perde 24 punti in matematica
Il 47% degli studenti quindicenni in Italia dichiara di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale come supporto all'apprendimento almeno una volta alla settimana. È uno dei dati che emergono dal rapporto Ocse Pisa pubblicato oggi, oggi, che restituisce per l'Italia un quadro complessivamente stabile e in alcuni ambiti positivo, ma che evidenzia anche alcune criticità. Se infatti nel 2025 gli studenti italiani si collocano sopra la media OCSE in lettura e matematica e in linea con la media in scienze, a confronto con gli anni precedenti, emerge un quadro meno positivo: rispetto al 2015 l'Italia ha perso 24 punti in matematica, mentre in lettura i risultati sono sostanzialmente stabili dal 2018, ma restano su livelli inferiori a quelli registrati tra il 2009 e il 2015. In scienze, invece, le competenze migliorano rispetto al 2022 e tornano sopra i livelli del 2018.
IA e tecnologia sui banchi di scuola
L'utilizzo dell'IA da parte degli studenti italiani risulta particolarmente diffuso anche per attività specifiche: il 39% la utilizza per svolgere ricerche preliminari su un argomento nuovo, contro il 31% della media Ocse; il 36% per riassumere testi assegnati, rispetto al 30% della media internazionale; il 30% per elaborare bozze di testi destinati ai compiti di scrittura, in linea con il 29% registrato nei Paesi Ocse. Nel complesso, soltanto il 9% degli studenti italiani afferma di non utilizzare mai o quasi mai chatbot di IA per le attività scolastiche, contro il 14% della media Ocse.
Un quadro che va letto insieme a un altro dato sull'utilizzo della tecnologia a scuola. Gli studenti italiani trascorrono in media due ore al giorno utilizzando dispositivi digitali per attività legate all'apprendimento, contro le 1,7 ore della media Ocse. Ma una parte consistente del tempo trascorso davanti agli schermi non è dedicata allo studio: in Italia gli studenti riferiscono di utilizzare dispositivi digitali per svago per circa un'ora e mezza al giorno, rispetto all'ora e sei minuti della media Ocse.
Ed è proprio la distrazione digitale uno degli elementi che emerge con maggiore evidenza dal rapporto. Il 37% degli studenti italiani afferma che i propri compagni si distraggono spesso a causa dell'utilizzo di dispositivi digitali durante la maggior parte o la totalità delle lezioni di scienze, contro il 28% della media Ocse. Il fenomeno si associa anche a risultati più bassi: tra gli studenti che segnalano distrazioni digitali durante le lezioni di scienze, in Italia il punteggio medio è inferiore di 13 punti rispetto a quello degli studenti che non riportano questo problema; nei Paesi Ocse il divario è di 11 punti.
Il rapporto evidenzia inoltre una possibile relazione tra le regole sull'utilizzo degli smartphone e il livello di distrazione. Nei Paesi Ocse, gli studenti che frequentano scuole dove il cellulare non è consentito hanno una probabilità inferiore di circa il 13% di segnalare distrazioni digitali. In Italia, nel 2025, il 63% degli studenti frequentava scuole che vietavano l'utilizzo del cellulare all'interno dell'istituto, contro il 49% della media Ocse, una quota in aumento rispetto al 2022.
Italia sopra la media OCSE, ma la matematica perde 24 punti dal 2015
Nel complesso, in scienze, ambito principale di PISA 2025, gli studenti italiani raggiungono 483 punti, con la media OCSE pari a 482. Di particolare importanza il risultato dell'Italia in lettura: gli studenti italiani raggiungono i 474 punti, rispetto ai 461 della media OCSE. "Per la prima volta ci collochiamo significativamente al di sopra della media internazionale. Il punteggio medio italiano è superiore a quello della Finlandia, sistema che ha rappresentato a lungo uno dei principali riferimenti internazionali in questo ambito", commenta il Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.
In matematica l'Italia raggiunge risultati migliori di Francia, Germania, Usa e Svezia. Il punteggio italiano è pari a 468 punti, a fronte di una media OCSE di 463. Anche la quota di studenti che ottiene almeno il livello di base è leggermente superiore a quella OCSE. La rilevazione attesta pure la riduzione dei divari fra Nord e Sud del Paese.
Soddisfazione da parte del ministro Valditara secondo cui "si confermano i segnali positivi già emersi nella ultima rilevazione Invalsi. La scuola italiana si è mostrata un sistema solido. In un contesto complesso, che ha visto arretrare in modo preoccupante diversi Paesi, il nostro sistema scolastico ha saputo lavorare sulle criticità, riuscendo peraltro a ridurre i divari storici tra Nord e Sud. Diventiamo un riferimento internazionale importante, lasciandoci alle spalle vecchi pregiudizi. Continueremo lungo la strada tracciata per potenziare le misure a supporto dei docenti e degli studenti".
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