Mini: "Sì alla scuola inclusiva, no alla scuola multiculturale. No ai messaggi politici e alle idee 'sinistroidi'"

Durante l'apertura dell'anno scolastico, un momento di riflessione sull'interculturalismo. Mini risponde al provveditore Simonetti


"L'istruzione non deve diventare il terreno in cui far veicola alcune idee, appunto dal sapore ideologico. Inclusione è una cosa diversa dal multiculturalismo, quindi per noi va benissimo una scuola con la presenza di ragazzi di origine straniera, ci mancherebbe altro, ma non una scuola multiculturale". Queste le parole del sindaco di Castelfranco di Sotto, Fabio Mini, all'indomani della visita del provveditore agli studi, Andrea Simonetti, all'istituto comprensivo Da Vinci di Castelfranco di Sotto in apertura del nuovo anno scolastico. Al centro della presa di posizione di Mini, c'è il momento di riflessione svolto dagli studenti durante l'incontro, dedicato al tema del multiculturalismo e dell'interculturalità nelle scuole come occasione di inclusione, rispetto, conoscenza e crescita. Al termine, inoltre, ciascun ragazzo ha pronunciato una frase in una lingua diversa.

Una riflessione salutata positivamente anche da Simonetti, che a margine dell'incontro, in una sua dichiarazione riportata da Il Tirreno, ha parlato di "ragazzi che parlano lingue diverse", sostenendo che la scuola è prima di tutto "quel luogo dove le differenze possono incontrarsi".

Il sindaco Mini, però, ha tenuto a mettere i puntini sulle i, in particolare su quello che definisce un "utilizzo strumentale della scuola per lanciare messaggi politici o ideologici". Pur precisando di essere favorevole a una scuola inclusiva e alla presenza di ragazzi di origine straniera, l'amministrazione comunale di centrodestra, spiega Mini, non condivide l'idea di una "scuola multiculturale".

Secondo il primo cittadino, la logica "sinistroide" secondo cui "ogni volta che arriva uno straniero debba essere io a casa mia a dover imparare la sua lingua, la sua cultura, e tutto ciò che ne consegue" non è accettabile. Ricordando che "in ogni paese in cui si va si impara la lingua e la cultura del paese che ci ospita, o dove crescono le seconda e terza generazione", Mini sostiene che questa impostazione "va cambiata": "Non è utile a nessuno, in primo luogo agli studenti italiani, ma non aiuta neppure quelli di origine straniera a conoscere il paese dove si trovano. La scuola deve insegnare la lingua e la cultura italiana a tutti senza nessuna distinzione e aggiungo, se si centrasse questo risultato sarebbe già molto".

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