
Gabrielli: "La paura è un sentimento che in qualche modo è ineliminabile, ma nel momento in cui le paure si alimentano diventa commercio"
“Il tema non è la paura, è il format della paura. C’è chi alimenta le paure e poi offre delle soluzioni, molto spesso semplici, perché questa paura possa essere contenuta. Questo è il vero problema. La paura è un sentimento che in qualche modo è ineliminabile e per certi aspetti è bene che lo sia, ma nel momento in cui le paure si alimentano diventa commercio. L'altra grande negatività è offrire poi delle soluzioni salvifiche o miracolose che ovviamente poi fanno i conti con la realtà”.
Così il prefetto Franco Gabrielli sintetizza il contenuto del suo libro “Contro la paura”, scritto assieme a Carlo Bonini, vicedirettore del quotidiano “la Repubblica" ed edito da Feltrinelli, presentato a Firenze mercoledì 16 settembre presso la sede della Giunta regionale dallo stesso Franco Gabrielli assieme al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e la vice presidente Bintou Mia Diop con gli interventi di Flavio Gambini, segretario regionale UIL Funzione Pubblica Toscana e della giornalista Erika Pontini.
Le 170 pagine del volume offrono elementi per distinguere fra realtà e percezione, tenendo presenti i diritti dei cittadini, l’influenza degli ambienti digitali, il significato delle leggi e delle misure detentive, la condizione carceraria, l’abuso di prevenzione e di come la sicurezza può diventare centrale nelle moderne democrazie solo se restituita alla responsabilità pubblica.
“Oggi – nelle parole del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani - presentiamo un libro che sta diventando un punto di riferimento nel dibattito politico e istituzionale. Quello che Franco Gabrielli propone nelle sue pagine è un manifesto per la sicurezza democratica sintetizzato nella bellissima espressione “la sicurezza non è il privilegio dei forti ma il diritto dei più deboli”. Ed è proprio sulle misure e le iniziative per la sicurezza che oggi si misura la volontà di dare risposte concrete al bisogno che la gente avverte nelle nostre comunità”.
“Venti anni fa – continua Giani - nelle prime campagne elettorali, che mi chiamarono poi alla responsabilità di assumere la carica di assessore al Comune di Firenze, la sicurezza non era certo fra le prime voci che spiccavano nei sondaggi sulle esigenze dei cittadini. Nella rilevazione fatta nel settembre scorso era la prima. È la richiesta che oggi le persone rivolgono di più alle istituzioni e alla classe politica. Il libro di Franco Gabrielli e Carlo Bonini, sotto questo aspetto, rappresenta un punto di riferimento nella sua impostazione, nelle sue riflessioni e nelle soluzioni che nascono, a differenza di tanti altri, dall'essere stato sul campo con il ruolo e gli incarichi che ha svolto e sempre con generale apprezzamento”.
“Franco Gabrielli – conclude Giani - vede la sicurezza in una dimensione di attenzione sociale, non schermata da impostazioni ideologiche o ideologizzate, sempre con la consapevolezza di interpretare in questo bisogno il diritto dei più deboli e non il di privilegio dei più forti”.
La paura chiama a sé il termine “sicurezza”, ormai entrato oggi stabilmente a far parte del vocabolario della politica come espressione di un comune e condiviso bisogno che di rado viene analizzato ed esaminato nella dimensione reale di dati, cause ed avvenimenti ma piuttosto usato come strumento di propaganda in una narrazione dove la promessa è quella di eliminare le diversità, fermare il tempo, tornare ad immaginarie stagioni felici e soprattutto eliminare il confronto con anni e situazioni di profondi cambiamenti.
“Oggi – spiega Gabrielli - viviamo questa sorta di contraddizione statistica, dove il Paese vive una rappresentazione sempre esasperata della sua condizione di insicurezza. Basterebbe a volte guardare ai decenni passati, attraversati da un terrorismo interno particolarmente efferato, sequestri di persona, crimini ascrivibili a organizzazioni particolarmente efferate. Nel nostro contesto attuale invece, se guardiamo al numero di omicidi, l’Italia è nella parte più bassa del tabellone. Noi siamo in Europa, tra i 27 Paesi, quello che ha un incidenza di omicidi più bassa e solo il Lussemburgo vive una condizione migliore con lo 0,54% di omicidi per ogni 100.000 abitanti, mentre nel nostro paese la percentuale è lo 0,57%. La media europea è di uno ogni centomila”.
“L'unico dato in controtendenza – continua Gabrielli - rispetto a questo positivo andamento è quello che riguarda i cosiddetti femminicidi. Come lei ricordava c'è un quadro normativo estremamente stringente e lo stesso riconoscimento di specificità a questo tipo di reato serve perché ha una finalità di prevenzione generale, conferendo uno stigma di ulteriore negatività all’atto di uccidere una donna in quanto donna”.
“È importante – dichiara la vice presidente della Regione Mia Diop - che si sia toccato anche il tema dei femminicidi, in un momento storico dove purtroppo ci ritroviamo a lottare per affermare principi che davamo per acquisiti. Concordo con quello che ha detto Gabrielli e sottolineo che parliamo di un problema strutturale e che trova le sue origini a livello culturale. Serve lavorare rivolgendoci agli adulti e soprattutto alle nuove generazioni. Quest'anno nel rapporto redatto dall’IRPET l’Istituto regionale per la programmazione economica, abbiamo deciso di estendere studi e rilevazioni anche al bisogno ed alla percezione di sicurezza dei più giovani”.
Sollecitato da Erika Pontini sui temi dell’immigrazione, Gabrielli risponde che “i CPR, i Centri di permanenza per i rimpatri, servono in tutte le Regioni. Su un tema così delicato come l'immigrazione anche nel nostro Paese è necessario che si cominci a parlare un linguaggio di verità, mettendo alcuni punti fermi. La questione non è CPR sì o no, ma sta nel come queste strutture dovrebbero venir organizzate e gestite, se la permanenza di 18 mesi in luoghi di detenzione amministrativa sia accettabile, se i meccanismi di rimpatrio funzionano. Nel nostro Paese l'immigrazione non è mai stata governata: dall'inizio degli anni novanta fino alle primavere arabe sono stati gestiti sempre con ordinanze di protezione civile”.
“Fino al 2015, per essere chiari, l’Italia favoriva la fuoriuscita delle persone che arrivavano nel nostro Paese verso il nord Europa. Abbiamo una legge, la Bossi Fini: l’ultima tranche del decreto flussi, in base a quelle che sono state le richieste del mondo produttivo, ha aperto l’ingresso legale a 160 mila persone. Se poi verifichiamo quante di queste sono state effettivamente regolarizzate, arriviamo a 15 o 16 mila unità, quindi il 10 per cento. Vuol dire che il Click day questo meccanismo assurdo in cui un imprenditore dovrebbe ipoteticamente scegliere qualcuno che non conosce, che non sa chi sia, favorisce solo il caporalato e l’intermediazione etnica”.
“Il libro di Gabrielli e Bonini – conclude Flavio Gambini - merita di essere letto perché de-ideologizza il tema sicurezza. Mi occupo di contrattualistica di polizia locale da tanti anni, sono ai tavoli Aran, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, e credo di aver partecipato all'estensione della sezione speciale nel contratto perché si tratta di operatori che sono dispiegati sul territorio. A Firenze, dopo le ultime assunzioni, parliamo di un Corpo oggi costituito da 8-900 persone che hanno una profonda conoscenza del territorio. La polizia locale svolge funzioni di primo intervento e di prossimità. Sarebbe opportuno uscire dall'ideologia e fornire agli operatori gli strumenti per poter svolgere al meglio i suoi compiti. Basterebbe inserirla nella legge 121 e cominciare a dargli la dignità necessaria che innanzitutto la metta nelle condizioni di non essere un'ulteriore forza di polizia, ma lo strumento attraverso il quale il sindaco può espletare quello che la legge gli impone di fare”.
Fonte: Regione Toscana
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