Ddl antisemitismo, Tombelli (Aned): "Su Israele cambia anche il significato della critica?"

“Se riguarda Israele cambia anche il significato della critica?”. È la domanda che Lorenzo Tombelli, presidente dell’ANED Firenze, pone in un post pubblicato sul proprio profilo Facebook, intervenendo nel dibattito sul disegno di legge sull’antisemitismo e sulla decisione del Partito democratico di votare contro il provvedimento alla Camera se non verrà modificato il riferimento alla definizione IHRA. La posizione è stata assunta dalla segretaria dem Elly Schlein dopo una riunione del gruppo parlamentare.

“L’antisemitismo è razzismo e va combattuto con la stessa fermezza con cui si combatte ogni altra forma di discriminazione”, scrive Tombelli. Il problema, aggiunge, nasce quando “si introduce una definizione che finisce per attribuire uno statuto particolare alla critica dello Stato di Israele”.

Il presidente dell’ANED Firenze richiama in particolare uno degli indicatori contenuti nella definizione IHRA, quello relativo al “fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti”. “Possiamo considerare quel paragone sbagliato, ingiusto o politicamente infondato”, osserva, “ma se definire nazista la politica di uno Stato è una valutazione politica quando quello Stato è la Russia, l’Iran, gli Stati Uniti o qualunque altro Paese, perché dovrebbe diventare antisemitismo quando quello Stato è Israele?”.

Per Tombelli il rischio è quello di “confondere proprio ciò che dovremmo tenere separato: gli ebrei dallo Stato di Israele e l’antisemitismo dalla critica, anche durissima, alle politiche del governo israeliano”. Nel post, il presidente dell’ANED Firenze giudica quindi “politicamente importante” la scelta di Schlein di superare, alla Camera, la linea dell’astensione adottata al Senato. “Non è una posizione contro la lotta all’antisemitismo”, sostiene, ma “il rifiuto dell’idea che per combattere una forma di razzismo si debba costruire una disciplina diversa da quella con cui combattiamo il razzismo”.

“Gli ebrei non hanno più diritti degli altri cittadini. Hanno diritto, come tutti, alla stessa protezione”, conclude Tombelli, richiamando l’articolo 3 della Costituzione. “L’uguaglianza – scrive – non consiste nello stabilire quali discriminazioni meritino una tutela maggiore, ma nel rifiutare l’idea stessa che davanti alla legge possano esistere cittadini di serie diverse”.

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