Operaio morto nel cantiere Tav a Firenze, i sindacati chiedono risposte. Oggi sciopero

Presidio di Cgil, Cisl e Uil in via Circondaria e un'ora di sciopero provinciale. I sindacati chiedono verifiche sulle condizioni di sicurezza e sui turni di lavoro


Decine di lavoratori hanno partecipato oggi, 19 ottobre, al presidio organizzato da Cgil, Cisl e Uil di Firenze davanti all'ingresso del cantiere Tav della stazione Foster, in via Circondaria, dopo la morte di un operaio avvenuta giovedì scorso. La mobilitazione, promossa insieme alle categorie degli edili Fillea, Filca e Feneal, ha preceduto uno sciopero provinciale di settore di un'ora, dalle 11 alle 12.

I sindacati chiedono che venga fatta piena luce sull'incidente e hanno annunciato l'intenzione di valutare la costituzione come parte civile.

"Troppi morti si registrano nei cantieri edili di Firenze e in tutta Italia" -  ha dichiarato Giulia Bartoli, segretaria generale della Fillea-Cgil di Firenze, ribadendo la necessità di "più sicurezza, più regolarità, più formazione, più ispettori che possano effettuare controlli sul lavoro".

Sicurezza e turni di lavoro nel cantiere Tav

Sul caso è intervenuto anche Stefano Tesi, della Filca-Cisl di Firenze, che ha annunciato un'assemblea con i lavoratori del cantiere insieme a Fillea e Feneal. L'incontro servirà ad affrontare i temi della sicurezza e a individuare possibili miglioramenti delle condizioni di lavoro.

Alessandro Rusci, della Feneal Uil di Firenze, ha chiesto verifiche sulle turnazioni adottate nel cantiere, ricordando le precedenti discussioni sui turni di 12 ore e sul mancato impiego della quarta squadra.

Il sindacalista ha spiegato che occorre approfondire se l'incidente mortale possa essere collegato a un eccessivo carico di lavoro o al mancato rispetto dei tempi di riposo tra un turno e l'altro. "Questo non possiamo dirlo, sicuramente andrà verificato", ha precisato Rusci, sottolineando la necessità di accertamenti.

Funaro: "Di lavoro bisognerebbe vivere e non morire"

Al presidio era presente anche la sindaca di Firenze, Sara Funaro, che ha espresso vicinanza alla famiglia dell'operaio e ribadito la necessità di garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro. "Di lavoro bisognerebbe vivere e non morire", ha affermato, sottolineando che il lavoro deve essere "sempre dignitoso" e che tutte le istituzioni lavorino "per la sicurezza nei luoghi di lavoro".

Sul possibile coinvolgimento del Comune nel procedimento giudiziario, Funaro ha spiegato che "attendiamo la fine dell'indagine" per decidere se il Comune si costituirà parte civile. "Abbiamo rispetto del lavoro della magistratura e vedremo l'evoluzione della dinamica di quello che è successo".

La sindaca ha inoltre richiamato le iniziative avviate dall'amministrazione comunale per rafforzare le tutele nei cantieri, "dai protocolli per la sicurezza, dai protocolli per il cantiere trasparente, ai protocolli per i subappalti a cascata". Un lavoro, ha sottolineato, portato avanti "sinergia con i corpi sindacali e con i lavoratori" per mettere in campo gli strumenti di prevenzione.

Funaro ha infine ricordato il sostegno garantito alla famiglia di Ayoub Abourabil. Dopo essere rimasta a lungo accanto al fratello del giovane nei giorni successivi alla tragedia, l'amministrazione ha attivato un servizio di supporto psicologico, mantenendo i contatti con lui e con i familiari che si trovano in Marocco. "Tutto quello che possiamo fare lo faremo", ha assicurato la sindaca.

Fossi: "I morti sul lavoro sono un'emergenza nazionale"

Sulla tragedia è intervenuto anche Emiliano Fossi, deputato e segretario del Partito democratico della Toscana, presente attraverso una rappresentanza del Pd al presidio. Fossi ha definito le morti sul lavoro una "drammatica emergenza nazionale", sottolineando che la sicurezza non può essere considerata un aspetto secondario o una spesa su cui risparmiare.

"Nessun lavoro vale una vita - ha dichiarato -. Non possiamo più considerare la sicurezza nei cantieri una variabile accessoria o una voce di bilancio su cui risparmiare". Il deputato chiede un cambio di passo immediato: "più controlli sul campo, un potenziamento concreto degli ispettori e una vigilanza rigorosa lungo tutta la filiera e la catena dei subappalti. Ocorrono risorse certe per la prevenzione, normative più stringenti e sanzioni severissime contro chi calpesta le regole e mette a repentaglio la pelle di chi lavora". Per Fossi, la partecipazione al presidio rappresenta sia un gesto di vicinanza ai familiari di Ayoub sia una presa di posizione sulla necessità di intervenire concretamente per evitare che tragedie simili si ripetano.

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