Veglia Missionaria a Prato, mandato a don Petre Tamas in partenza per l’Ecuador

Nella chiesa di San Giuseppe una veglia guidata dal vescovo Nerbini, con testimonianze di missioni in Albania e a Prato. A don Tamas, parroco delle Badie, consegnato il crocifisso dei missionari: partirà a gennaio


Veglia missionaria, un momento di preghiera e di testimonianze vissute. Ha avuto una vasta partecipazione di fedeli la Veglia Missionaria tenutasi ieri sera venerdì 23 ottobre dalle ore 21 presso la chiesa di San Giuseppe in viale Montegrappa. L’incontro, organizzato dal Centro Missionario Diocesano, era legato alla centesima Giornata Missionaria Mondiale tenutasi domenica 18 ottobre e per la quale quest’anno è stato scelto il motto "Uno in Cristo, uniti nella missione". A guidare l’incontrò è stato il vescovo di Prato, monsignor Giovanni Nerbini, affiancato dal direttore del Centro Missionario Diocesano, don Massimo Malinconi, e dal parroco di San Giuseppe, don Giuseppe Lo Porto. La veglia ha avuto quattro momenti principali: dopo la preghiera introduttiva c’è stata la richiesta di perdono, per ottenere un cuore riconciliato per la missione; poi la lettura delle scritture, per ascoltare la Parola che invia; quindi l’ascolto di alcune testimonianze missionarie, per una comunione nelle differenze; infine il mandato missionario, con l’invio dei missionari in partenza e il mandato missionario per tutti.

A portare le testimonianze missionarie sono state due ragazze che in estate hanno partecipato a una missione nel sud dell’Albania e un componente dell’équipe del Centro Diocesano Missionario, Riccardo Niccolai, che si è occupato di progetti missionari per i
cinesi a Prato. Al centro del quarto momento vi è stato il conferimento dell’incarico missionario a don Petre Tamas, attuale parroco delle Badie, a cui è stato consegnato il crocifisso tradizionalmente affidato a chi parte per terre lontane e che a gennaio andrà in Ecuador.

Nel suo intervento monsignor Nerbini ha sottolineato come sia da aggiornare oggi l’idea di missionarietà.

"Ci dobbiamo porre una domanda molto semplice - ha esordito -: chi è che parte oggi per la missione? E la risposta giusta è: tutti. Come abbiamo letto nella preghiera introduttiva ‘la missione non appartiene soltanto a chi parte per terre lontane, essa riguarda ogni battezzato, ogni comunità, ogni famiglia’. Ma noi sentiamo questa responsabilità della missione di portare il Vangelo a tutti?
Oggi nella città di Prato quanti sono i cristiani indigeni che hanno lasciato la fede, che sono sì battezzati, ma per i quali la fede è diventata solo un fatto marginale? E quanti sono invece gli stranieri venuti qui che aspettano solo di sentirsi annunciare il Vangelo? Dobbiamo tornare a casa riflettendo su queste domande e poi dobbiamo cercare di rapportare il tutto con quella che è la nostra attività parrocchiale, perché nella nostre comunità rifiorisca questa consapevolezza dell’esigenza di una nuova evangelizzazione. C’è tanto bisogno che le nostre realtà parrocchiali riscoprano la propria dimensione e la propria anima missionaria".

Fonte: Ufficio stampa Diocesi di Prato

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