
Lo spettacolo in programma domenica 1 novembre
Ci sono momenti nella vita in cui tutto ciò che si è stati fino a quel momento non basta più. Le certezze si incrinano, i legami diventano difficili, il passato perde il suo fascino e il futuro si apre come una strada ancora sconosciuta. È in questo passaggio delicato che Stefano Vestrini colloca Sui passi di Francesco, lo spettacolo che domenica pomeriggio, 1 novembre, approderà al Teatro Shalom di Empoli, fuori abbonamento, dopo essere stato presentato in prima assoluta lo scorso giugno nell’ambito del cartellone del Dramma Popolare a San Miniato.
Al centro della lettura non c’è il Francesco d’Assisi già consegnato alla storia, il santo conosciuto per il suo amore verso la natura e gli ultimi, ma un giovane uomo inquieto, alle prese con il conflitto familiare e con una scelta radicale destinata a cambiare la sua esistenza. Un Francesco prima di Francesco, quando la santità non è ancora un approdo riconoscibile e la vocazione si manifesta attraverso dubbi, sofferenze e incontri capaci di trasformare profondamente il suo modo di guardare il mondo.
È proprio uno degli episodi meno conosciuti della vita del santo a ispirare il lavoro di Vestrini: i giorni successivi alla celebre spoliazione davanti al vescovo Guido, quando Francesco restituisce al padre i vestiti e il denaro, rinunciando pubblicamente alla propria condizione sociale e alle aspettative della famiglia. Un gesto clamoroso, che segna una frattura con il passato, ma non offre ancora risposte definitive. Dopo quella rinuncia, infatti, non c’è una strada già tracciata, bensì la necessità di mettersi in cammino.
La meta è Gubbio, distante da Assisi quarantasei chilometri. Non a caso, Quarantasei chilometri è il titolo del racconto di Stefano Vestrini da cui lo spettacolo è tratto, pubblicato nella raccolta Adagi e Monologhi. Il tragitto diventa la metafora di un viaggio interiore: Francesco si lascia alle spalle la vita precedente e comincia, lentamente, a intuire la direzione verso cui lo conduce la sua scelta.
A Gubbio lo accoglie l’amico Giacomo Spadalonga, offrendogli ospitalità in un momento di grande fragilità. Lontano dalla famiglia e dal mondo al quale apparteneva, il giovane attraversa giorni di inquietudine, ripensamenti e nuove esperienze. Il distacco dal padre continua a pesare, ma proprio in questa fase di incertezza comincia a delinearsi una consapevolezza diversa. La rinuncia agli abiti signorili non è più soltanto il gesto di una ribellione: diventa l’espressione di una scelta più profonda.
Decisiva è l’esperienza nel lebbrosario, dove Francesco si dedica all’assistenza dei malati. Avvicinarsi a chi soffre significa affrontare la paura del contagio, superare il disgusto e abbattere le distanze che la società imponeva agli emarginati. È una prova concreta e dolorosa, attraverso la quale il giovane comprende che la povertà scelta non consiste soltanto nel rinunciare ai beni materiali, ma soprattutto nel cambiare il proprio rapporto con gli altri, a partire da coloro che il mondo preferisce ignorare.
La vocazione francescana prende forma così, attraverso gesti quotidiani e incontri reali, lontano dalle immagini più familiari della tradizione. Quando Francesco tornerà ad Assisi, sarà un uomo diverso: non più soltanto il giovane che ha spezzato i legami con la famiglia, ma qualcuno capace di testimoniare, attraverso le proprie scelte, un modo nuovo di vivere. Attorno a lui cominciano a raccogliersi altri giovani, dando avvio a quel percorso che lo porterà a diventare il santo conosciuto da tutti.
La sensibilità poetica e psicologica di Vestrini permette di avvicinare questa vicenda lontana alle inquietudini del presente. Il conflitto con i genitori, la difficoltà di riconoscersi nel ruolo assegnato dalla famiglia, il bisogno di rompere con modelli imposti e la ricerca di un’identità autentica sono temi che parlano anche alle nuove generazioni. Francesco viene raccontato non come una figura irraggiungibile, già consapevole della propria missione, ma come un giovane che attraversa una crisi e cerca di dare un significato nuovo alla propria libertà.
La sua ribellione, tuttavia, non si esaurisce nel rifiuto. Il punto decisivo del percorso è la scoperta che la libertà acquista senso quando si traduce in attenzione e responsabilità verso gli altri. L’incontro con i malati e la vicinanza agli ultimi diventano così le tappe di una maturazione che intreccia spiritualità e umanità, fede e compassione.
A dare voce a questo itinerario sarà Andrea Giuntini, protagonista della lettura scenica, accompagnato da Tommaso Nobilio alla chitarra e da Katia Lari, interprete dei canti. Le installazioni sceniche sono firmate da Lizzy Sainsbury. Parola, musica e canto si intrecciano per restituire non soltanto gli avvenimenti, ma soprattutto il paesaggio interiore del giovane Francesco, le sue esitazioni e la progressiva scoperta di una nuova direzione.
Presentato in prima assoluta il 25 giugno nel Giardino della Cisterna della Misericordia a San Miniato, nell’ambito del Dramma Popolare, Sui passi di Francesco arriva dunque allo Shalom con una storia che invita a guardare oltre l’immagine consolidata del santo, per riscoprirne la dimensione più umana e fragile.
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