Confcommercio Pisa: "Serve una legge sul commercio nazionale"

Il direttore generale di Confcommercio Pisa Federico Pieragnoli parla dei fatti del 17 ottobre: "Sembra che solo ora ci si accorga delle storie e dei sacrifici che stanno dietro una vetrina"


“È la desertificazione a mandare in frantumi le nostre attività: serve una legge di emergenza per il commercio a livello nazionale”. Il direttore generale di Confcommercio Pisa Federico Pieragnoli torna sui fatti del 17 ottobre, condannando il vandalismo ma lanciando un allarme: “Oltre alla violenze, che condanniamo con fermezza, c'è un'emergenza quotidiana fatta di tasse, costi insostenibili e concorrenza sleale che non si può più ignorare”.

“Costi di gestione sempre più insostenibili e concorrenza sleale ogni giorno incrinano lentamente le nostre imprese fino a mandarle in frantumi - prosegue Pieragnoli - È un'emergenza che nessuno può più permettersi di ignorare”.

"Condanniamo con la più assoluta fermezza e senza alcuna esitazione ogni forma di violenza ai danni di negozi, attività commerciali e pubblici esercizi. D'altro canto non possiamo fare a meno di notare come proprio la cieca violenza di certe azioni abbia fatto aprire gli occhi a politici e amministratori, ma anche a opinionisti e commentatori d'ogni sorta sul ruolo vitale del commercio di vicinato, quasi che solo adesso ci si accorgesse dei volti, delle persone, delle famiglie, delle storie e dei sacrifici che stanno dietro una vetrina”.

“C’è una forma di violenza meno visibile ma altrettanto penetrante e silenziosa, che ogni giorno mette a rischio la sopravvivenza di migliaia di imprese - precisa il direttore generale di Confcommercio Pisa. - Tasse, caro energia, burocrazia e una concorrenza senza regole logorano lentamente la sostenibilità economica di un'attività, fino a rendere impossibile continuare a lavorare".

Pieragnoli punta il dito contro quella che definisce una desertificazione commerciale: “Un’emergenza conclamata, che non riguarda soltanto le imprese, ma il futuro stesso dei nostri centri urbani. Basta guardare le stime dell'ultimo studio Confcommercio: entro il 2026 i negozi sfitti sul territorio nazionale raggiungeranno quota 458mila, pari al 17% dell’offerta complessiva dei locali commerciali. Una perdita economica stimata in 53 miliardi di euro, circa 4,4 miliardi all’anno, equivalenti allo 0,2% del Prodotto interno lordo nazionale”.

Ma il danno, secondo il direttore generale, non si misura soltanto in termini economici: “Ogni saracinesca che si abbassa definitivamente significa meno servizi, meno socialità, meno presidio del territorio, meno sicurezza e meno attrattività per le nostre città. Vogliamo evitare che i centri storici si trasformino in luoghi vuoti e spettrali, privati delle attività che ne costituiscono il cuore pulsante. Difendere il commercio di vicinato significa difendere la qualità della vita delle comunità”.

Ecco dunque l'appello del direttore: “Non è più rinviabile l'attuazione di una vera legge d'emergenza sul commercio a livello nazionale”. Pieragnoli afferma inoltre che "Il cambio di passo deve partire da Roma, con una strategia nazionale capace di incidere concretamente sui costi che gravano sulle imprese e di rendere nuovamente conveniente aprire e mantenere un negozio. Un vero piano shock che parta da alcuni punti fondamentali come la detassazione per cinque anni sulle nuove aperture, decontribuzione sul lavoro e semplificazioni radicali. Proteggere davvero i negozi significa anche impedire che siano costretti a chiudere sotto il peso di una pressione fiscale insostenibile, di una burocrazia soffocante e di una disparità inaccettabile con le grandi piattaforme globali. Una legge d’emergenza sul commercio è ormai indispensabile, ma bisogna intervenire subito, il tempo per moltissime attività sta già per scadere”, conclude Pieragnoli.

Fonte: Confcommercio Pisa - Ufficio Stampa

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