Vandalismi al Fermi di Empoli, il sindaco: "Nessuna giustificazione". Il Cdx: "Chi ha distrutto paghi danni"

Il sindaco Mantellassi condanna i vandalismi. FdI e Lega chiedono responsabilità e risarcimenti, mentre una docente parla di "ferita profonda"


All’indomani dell’occupazione e dei danneggiamenti registrati dal 27 al 30 ottobre all’Istituto "Fermi-Da Vinci" di Empoli, rappresentanti istituzionali, forze politiche e mondo della scuola hanno espresso una condanna nei confronti degli atti di vandalismo.

Il sindaco Alessio Mantellassi esprime "condanna e dispiacere" per quanto accaduto, definendo i vandalismi un "grave danno alla comunità e alla collettività scolastica". Dura la condanna anche dai rappresentanti del centrodestra: Fratelli d’Italia parla di "uno scenario gravissimo, fatto di devastazione, danneggiamenti e assoluta mancanza di rispetto per una struttura scolastica che appartiene all'intera comunità", chiede una presa di posizione da parte delle forze politiche cittadine, contestando ogni giustificazione dei comportamenti denunciati in nome della protesta studentesca. Susi Giglioli delle Lega rivendica il diritto degli studenti a manifestare, ma sottolineano che "la democrazia garantisce il diritto di dissentire, non quello di distruggere".

I consiglieri metropolitani Vittorio Picchianti e Alessandro Scipioni chiedono di individuare i responsabili e sostengono che "chi ha sbagliato e ha distrutto la cosa pubblica deve pagare", annunciando un’interrogazione in Città Metropolitana.  Sulla stessa linea Giglioli, che invoca sanzioni e percorsi rieducativi, mentre Fratelli d’Italia Empoli sollecita anche chiarimenti sulle responsabilità organizzative dell’occupazione. Dalla comunità scolastica arriva infine la testimonianza della docente Tiziana Bianconi, che parla di una "ferita profonda" e denuncia le conseguenze dei danneggiamenti sul diritto allo studio e sul lavoro quotidiano di docenti e personale.

 

Alessio Mantellassi, sindaco di Empoli

"Esprimo condanna e dispiacere per i danneggiamenti al Fermi. Il danneggiamento e il vandalismo non hanno mai giustificazione. Questo è un grave danno alla comunità e alla collettività scolastica. Esprimo vicinanza alla scuola e anche a chi ha protestato coscienziosamente e viene danneggiato da questi gesti".

Fratelli d'Italia Empoli: "La protesta non è un lasciapassare per la violenza"

Questo il commento del Coordinamento Fratelli d'Italia Empoli e del Gruppo consiliare Fratelli d’Italia Empoli: "Le immagini e i video che circolano in queste ore relativi a quanto accaduto all'interno dell'Istituto superiore Fermi di Empoli restituiscono uno scenario gravissimo, fatto di devastazione, danneggiamenti e assoluta mancanza di rispetto per una struttura scolastica che appartiene all'intera comunità. Siamo di fronte a un comportamento che non ha nulla a che vedere con il diritto di manifestare, con la libertà di espressione o con qualsiasi forma di rivendicazione studentesca. È semplicemente un gesto irresponsabile e vigliacco, compiuto da chi evidentemente ritiene che occupare una scuola significhi poter disporre impunemente di ciò che appartiene alla collettività.

La scuola non è proprietà di chi la occupa temporaneamente. È un bene pubblico, un luogo di formazione, di crescita e di confronto, mantenuto con risorse che provengono dalle tasche dei cittadini. Per questo riteniamo indispensabile che venga fatta piena luce sull'accaduto e che gli autori dei danneggiamenti siano individuati, perseguiti nelle sedi competenti e chiamati a risarcire integralmente i danni provocati. Rivolgiamo un appello a chiunque sappia qualcosa: parli! Chi ha assistito ai fatti, chi conosce gli autori, chi dispone di informazioni utili non può voltarsi dall'altra parte. Il silenzio e l'omertà non aiutano la scuola, non tutelano gli studenti perbene e finiscono soltanto per favorire chi ha commesso questi atti.

Ma c'è anche un'altra questione che non può essere elusa: quella delle responsabilità di chi gestiva e organizzava l'occupazione dell'istituto. È ragionevole ritenere che chi aveva responsabilità organizzative non possa non essere in grado di fornire chiarimenti su quanto accaduto, sulle persone presenti e sulle modalità con cui si è svolta l'occupazione. Se non ne fosse a conoscenza, dovrebbe spiegare come sia stato possibile che all'interno della scuola si verificassero simili episodi senza che nessuno intervenisse o ne fosse informato. La responsabilità di chi organizza non può essere ignorata né liquidata con un generico richiamo all'autonomia degli occupanti.

Naturalmente, eventuali responsabilità individuali dovranno essere accertate sulla base dei fatti. C'è infine una questione politica e istituzionale dalla quale nessuno può sottrarsi. Davanti alla devastazione di una scuola pubblica non possono esserci distinguo, giustificazioni ideologiche o imbarazzanti silenzi. Non esistono violenze accettabili quando provengono da ambienti politicamente vicini e violenze da condannare quando provengono da ambienti lontani dalle proprie convinzioni. La legalità non può essere a geometria variabile. Il rispetto dei beni pubblici non può dipendere dal colore politico di chi li danneggia. Ci aspettiamo pertanto una presa di posizione chiara e inequivocabile da parte di tutte le forze politiche cittadine, senza se e senza ma.

Chi rappresenta le istituzioni ha il dovere di difendere la scuola, il patrimonio pubblico e il diritto degli studenti a trovare un ambiente decoroso e sicuro nel quale studiare. Non condannare apertamente questi comportamenti significherebbe mandare un messaggio sbagliato, soprattutto alle giovani generazioni: quello che, in nome di una presunta battaglia politica, tutto possa essere consentito. Fratelli d'Italia Empoli non intende accettarlo. La scuola si rispetta, non si devasta. La protesta non è un lasciapassare per la violenza. E chi distrugge deve rispondere delle proprie azioni!"

Susi Giglioli (Lega): "Distruggere non è protestare"

Quanto accaduto all’Istituto Fermi di Empoli ci pone ancora una volta di fronte a una modalità di protesta che sembra aver smarrito ogni confine tra il legittimo dissenso e la violazione delle regole della convivenza civile.

La devastazione non è e non può essere espressione di libertà democratica. Il diritto di protestare, di manifestare il proprio dissenso e di rivendicare condizioni e strutture scolastiche migliori è sacrosanto. Ma quando la protesta si traduce in distruzione, danneggiamenti e compromissione del diritto allo studio degli altri studenti, cessa di essere uno strumento di partecipazione democratica.

Come si può pretendere di migliorare una scuola distruggendola?

È questa la contraddizione più evidente di un fenomeno che rischia di trasformare il dissenso in caos, sostituendo al confronto e alle proposte la logica della sopraffazione e della devastazione.

Merita poi una riflessione la narrazione, ormai ricorrente in episodi analoghi, secondo cui i responsabili dei danneggiamenti sarebbero soggetti estranei agli istituti, arrivati dall’esterno.

Ma se qualcuno è entrato da fuori, qualcuno deve avergli consentito di entrare. È un interrogativo al quale occorre dare risposte, accertando responsabilità individuali ed eventuali complicità, senza utilizzare la presenza di soggetti esterni come una spiegazione sufficiente a chiudere la vicenda.

Se vogliamo davvero tutelare quei giovani che rappresentano costruttivamente il nostro futuro, dobbiamo avere il coraggio di condannare con la massima fermezza queste modalità che ormai non sono più episodi isolati ma metodici.

Serve applicare senza indugio provvedimenti concreti, sanzioni a risanamento di quanto devastato, e percorsi rieducativi che restituiscano il senso del rispetto delle regole e dei beni comuni.

Non bastano le marce per le manifestazioni pacifiche che ormai devono essere tutelate dallo sproporzionato impegno delle forze dell’ordine, gli appelli generici alla responsabilità o le raccolte di contributi volontari per riparare ciò che altri hanno deliberatamente danneggiato. La solidarietà non può sostituirsi all’assunzione delle responsabilità.

E soprattutto occorre evitare che simili comportamenti possano trovare giustificazioni ideologiche, anche sul piano giudiziario, attraverso un’interpretazione impropria del concetto di “disobbedienza civile”.

Ogni ulteriore indugio significherebbe alimentare un clima di ingiustificata comprensione, destinato a rendere questi fenomeni sempre più difficili da arginare.

La democrazia garantisce il diritto di dissentire, non quello di distruggere. E una scuola migliore si costruisce, non si devasta.

 

Scipioni e Picchianti (Gruppo Consiliare Città Metropolitana di Firenze Centrodestra): "Chi ha distrutto paghi i danni"

“Quanto accaduto all’Istituto ‘Enrico Fermi’ di Empoli durante l’occupazione è un episodio vergognoso, inaccettabile e profondamente scellerato. La scuola pubblica è un bene comune, un luogo di formazione e rispetto: vederla ridotta a teatro di devastazioni ferisce l’intera comunità.”

Così intervengono con fermezza i consiglieri metropolitani di Fratelli d’Italia espressione dell’Empolese Valdelsa, Vittorio Picchianti e Alessandro Scipioni, all’indomani dei gravi danneggiamenti registrati all’interno dell’istituto scolastico empolese.

“Vogliamo chiarirlo una volta per tutte e senza equivoci” – evidenziano Picchianti e Scipioni – : tutti hanno il sacrosanto diritto di manifestare, di esprimere il proprio pensiero e di portare avanti le proprie idee. È un principio fondamentale che non mettiamo in discussione. Ciò che è del tutto inaccettabile è la violenza e la devastazione: nessuno ha il diritto di rompere cose che non gli appartengono e che non ha pagato, beni pubblici che i contribuenti e le famiglie pagano a caro prezzo.

“Non parliamo di una 'bravata' o di un confronto politico” – incalzano i consiglieri – . “Ci troviamo di fronte a scene che mostrano il volto della peggio gioventù: soggetti privi di ogni senso civico che usano l'occupazione come un alibi per distruggere e imbrattare. La scuola si rispetta, non si devasta!”

I consiglieri metropolitani sottolineano infine il ruolo dell’ente e le azioni future:

“Come Città Metropolitana abbiamo la responsabilità diretta e l'onere delle infrastrutture scolastiche superiori, ed è per questo che abbiamo il preciso dovere istituzionale di vigilare e tutelare il patrimonio pubblico. Non tollereremo che i soldi dei cittadini vengano usati per riparare i danni provocati dai vandali.”

“Chiediamo un’indagine rapida per individuare tutti i responsabili” – concludono i rappresentanti di Fratelli d'Italia – . “La nostra posizione è netta: chi ha sbagliato e ha distrutto la cosa pubblica deve pagare fino all'ultimo centesimo. Esprimiamo solidarietà al Dirigente Scolastico, al personale e agli studenti che intendono vivere la scuola con rispetto. Presenteremo un'interrogazione in Consiglio Metropolitano per accertare i danni e verificare le procedure di rivalsa economica sui responsabili.”

 

Tiziana Bianconi, docente del Fermi: "Quando la protesta calpesta il bene comune"

Fermi-Da Vinci di Empoli, una scuola devastata: quando la protesta calpesta il bene comune
Il bilancio dell'occupazione dal 27 al 30 ottobre è drammatico. Non soltanto danni materiali, ma una ferita profonda a un'intera comunità scolastica.

Scrivo queste righe da docente dell'Istituto Fermi-Da Vinci di Empoli, con un sentimento che è difficile racchiudere in poche parole: amarezza, indignazione e profonda tristezza.

Dal 27 al 30 ottobre la nostra scuola è stata occupata. Al termine di questi giorni, ciò che resta è uno scenario di devastazione che va ben oltre qualsiasi forma di protesta o contestazione: aule, biblioteche, laboratori informatici, bagni, spazi comuni e arredi sono stati danneggiati e deturpati. Una situazione di gravità eccezionale, che colpisce non soltanto per l'entità dei danni materiali, ma soprattutto per ciò che rappresenta.

Una scuola non è semplicemente un insieme di edifici, banchi, computer e libri. È un luogo di formazione, di relazioni, di crescita personale e culturale. È uno spazio che appartiene a un'intera comunità e che dovrebbe essere riconosciuto e rispettato come bene comune.

Quanto accaduto al Fermi-Da Vinci pone interrogativi inquietanti. Secondo le testimonianze di alcuni studenti presenti, tra le persone coinvolte vi sarebbero stati non soltanto alunni del nostro istituto e di altre scuole, ma anche ragazzi molto più grandi, estranei alla comunità scolastica. Si tratta di circostanze che dovranno essere attentamente verificate, anche per comprendere pienamente la dinamica degli eventi e accertare eventuali responsabilità.

Ma al di là delle responsabilità individuali, c'è una questione che non può essere elusa: quando la protesta si trasforma in devastazione, perde ogni valore educativo e civile.

Il diritto di manifestare il proprio dissenso, di avanzare richieste e di esprimere il proprio disagio non può diventare un lasciapassare per distruggFermi-Da Vinci di Empoli, una scuola devastata: quando la protesta calpesta il bene comune

Il bilancio dell'occupazione dal 27 al 30 ottobre è drammatico. Non soltanto danni materiali, ma una ferita profonda a un'intera comunità scolastica.

Scrivo queste righe da docente dell'Istituto Fermi-Da Vinci di Empoli, con un sentimento che è difficile racchiudere in poche parole: amarezza, indignazione e profonda tristezza.

Dal 27 al 30 ottobre la nostra scuola è stata occupata. Al termine di questi giorni, ciò che resta è uno scenario di devastazione che va ben oltre qualsiasi forma di protesta o contestazione: aule, biblioteche, laboratori informatici, bagni, spazi comuni e arredi sono stati danneggiati e deturpati. Una situazione di gravità eccezionale, che colpisce non soltanto per l'entità dei danni materiali, ma soprattutto per ciò che rappresenta.

Una scuola non è semere ciò che appartiene a tutti. L'occupazione non può essere confusa con il vandalismo, né la contestazione può giustificare il disprezzo per il lavoro altrui e per le risorse pubbliche.

Dietro ogni aula devastata ci sono ore di lavoro, investimenti, sacrifici e progetti. Dietro ogni laboratorio danneggiato ci sono opportunità formative sottratte agli studenti. Dietro ogni libro rovinato c'è una possibilità di conoscenza compromessa.

E c'è soprattutto il lavoro quotidiano di docenti, personale ATA e di tutte le persone che, con impegno e responsabilità, cercano di fare della scuola un ambiente accogliente e stimolante.

A rendere ancora più dolorosa questa vicenda è il fatto che le conseguenze ricadranno inevitabilmente anche su quegli studenti che non hanno condiviso questi comportamenti, che rispettano la scuola e che desiderano semplicemente poter tornare a svolgere regolarmente le proprie attività.

Come docente, non posso fare a meno di interrogarmi sul significato educativo di quanto accaduto. Che messaggio trasmettiamo alle nuove generazioni se il luogo deputato a insegnare il rispetto delle regole, delle persone e dei beni comuni diventa teatro della loro negazione?

Non si tratta di criminalizzare un'intera generazione, né di negare ai giovani il diritto alla protesta. Si tratta, al contrario, di ricordare che la libertà comporta responsabilità e che la partecipazione democratica richiede rispetto, confronto e consapevolezza.

I danni materiali potranno essere quantificati, gli ambienti ripristinati, gli arredi sostituiti. Ma ricostruire il senso di appartenenza, il rispetto per il bene comune e la fiducia nella comunità richiederà molto più tempo.

Il Fermi-Da Vinci merita di tornare a essere ciò che è sempre stato e ciò che deve continuare a essere: una scuola, non un luogo da distruggere.

Perché una scuola non appartiene soltanto a chi la frequenta oggi. Appartiene anche a chi la frequenterà domani. E distruggerla significa sottrarre qualcosa al futuro di tutti.

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