
Circa novanta professoresse e professori intervengono dopo l'inizio della mobilitazione dei ragazzi. "Sia responsabile. Le loro voci vengano ascoltate"
"Come lavoratrici e lavoratori del Liceo “Virgilio” di Empoli ci riconosciamo nelle ragioni che hanno spinto le studentesse e gli studenti alla mobilitazione. Ci preoccupa che, di fronte a una protesta studentesca, il confronto e l’ascolto possano lasciare spazio alla delegittimazione e alla criminalizzazione del dissenso. I media e buona parte del mondo politico riducono la protesta a un problema di ordine pubblico. Noi crediamo, invece, che sia necessario guardare a ciò che sta alla radice di questa mobilitazione: la scelta consapevole di non accettare passivamente una realtà sempre più ingiusta e che produce e alimenta disuguaglianze, di non arrendersi all’impotenza e di non cedere all’indifferenza".
Con queste parole inizia una nota firmata da circa novanta docenti del liceo Virgilio di Empoli, che si dicono "al fianco delle studentesse e degli studenti" che da ieri hanno occupato le sedi del liceo. Le ragioni seguono la scia della protesta studentesca che nelle ultime settimane ha coinvolto più scuole in Toscana e a livello nazionale: diritto allo studio, carovita, contrasto al riarmo, richiesta di maggiori investimenti per la scuola oltre alla denuncia delle condizioni degli edifici scolastici e delle difficoltà economiche delle famiglie nel sostenere le spese, anche per libri e materiali scolastici. La protesta è stata definita dagli studenti "pacifica e apartitica", condannando gli atti vandalici avvenuti al Fermi di via Bonistallo.
"Protesta è anche difesa della scuola pubblica. Mobilitazione sia responsabile e nonviolenta"
"Sempre più ragazze e ragazzi si trovano a considerare il futuro come una minaccia da cui difendersi o un lusso che non si possono permettere. In queste settimane, invece, le studentesse e gli studenti hanno scelto di reagire collettivamente, sottraendosi all’isolamento e riconoscendo nella scuola uno spazio di confronto e di cambiamento" prosegue la nota dei docenti.
"Le mobilitazioni studentesche esprimono un rifiuto sempre più netto della guerra e delle politiche di riarmo, dei bavagli e delle censure imposti alla libertà di insegnamento e discussione, rivendicano il diritto a un’educazione sessuo-affettiva libera da pregiudizi e chiedono una scuola pubblica capace di contrastare le disuguaglianze anziché riprodurle, senza discriminare le studentesse e gli studenti di origine straniera attraverso l’introduzione di tetti alla loro presenza nelle classi. Le studentesse e gli studenti protestano anche contro la condizione di svalutazione sociale ed economica di chi insegna nelle loro scuole, consapevoli di quanto precarietà e disconoscimento incidano sulla qualità della loro istruzione e sull’incertezza del loro futuro.
Come insegnanti - continuano - non possiamo non essere d’accordo. La protesta è anche una difesa della scuola pubblica come luogo di studio e di formazione. Rilanciamo pertanto con forza un’idea di scuola non ridotta a mera preparazione al mondo del lavoro, in cui i tempi dell’apprendimento non siano sempre più compressi ed erosi da attività altre ed estranee. Rivendichiamo la centralità dell’insegnamento, ancora indispensabile per comprendere il presente e costruire gli strumenti critici per immaginare un futuro diverso.
Vogliamo che la dimensione scolastica sia sempre più il luogo dove tutto questo prende forma. Occorrono risorse e investimenti pubblici adeguati affinché la scuola non venga a perpetuare condizioni di diseguaglianza: i diritti devono essere garantiti a tutti e non essere privilegio di pochi. La scuola deve essere luogo di crescita e formazione personale e collettiva, non fabbrica di obbedienza e omologazione, ma fucina di pensiero critico. Una prima risposta comincia dalla capacità di riconoscersi in una comunità, di individuare ciò che abbiamo in comune e trasformarlo in una possibilità di agire insieme.
Crediamo che la democrazia non si eserciti solo attraverso i canali di interlocuzione riconosciuti dalle istituzioni: prende forma anche nelle pratiche che interrompono l’ordinario, rendono visibili le contraddizioni e portano nello spazio pubblico questioni rimaste inascoltate. È spesso la mobilitazione ad aprire le condizioni di un confronto reale, anziché il contrario. In questa capacità di organizzarsi, prendere parola e agire collettivamente si realizza un esercizio concreto di cittadinanza, parte integrante di quella formazione critica e democratica che rivendichiamo per la scuola.
Riteniamo essenziale che la mobilitazione mantenga un carattere organizzato, responsabile e nonviolento, nel rispetto delle persone, degli spazi comuni e delle diverse posizioni presenti nella comunità scolastica. Il dissenso e il confronto democratico non sono termini contrapposti: è anche attraverso la loro relazione che si costruisce una partecipazione politica consapevole. Per questo come docenti auspichiamo che si possa arrivare alla ricomposizione di un dialogo condiviso".
"Siamo al fianco di studenti e studentesse, perché le loro voci vengano ascoltate"
"Siamo a fianco di studentesse e studenti - concludono professori e professoresse firmatari della nota - perché le loro voci vengano ascoltate, le denunce sulle condizioni della scuola trovino risposte concrete e le rivendicazioni diventino oggetto di un dialogo politico reale. Difendere il diritto al dissenso significa difendere una scuola pubblica democratica, inclusiva e libera, capace di educare alla cittadinanza attiva, di mettere in discussione il presente e costruire, insieme, un futuro più giusto".
LE/I DOCENTI: Alba Sarompas, Alessandra Fazio, Alessandro Carpita, Anna Olisterno, Antimo Ianniello Del Bene, Carla Vannutelli, Carmelo Albanese, Caterina Battaglia, Concetta Valletta, Conforti Maria Fulvia, Daniela Profeti, Dante Lenza, Domenico Angeloni, Domenico Pazzano, Donatella Sollazzi, Eliana Petrini, Elisa Brucci, Elisa Graceffa, Elmira Farrokhtakin, Emilia Bartolotti, Emilia Pagano, Enzo Strino, Fabiola Vitale, Federica Corradini, Filomena Iavazzo, Fortuna Boccia, Franca Tullio, Francesca Celona, Francesca Nembrini, Francesco Neri, Gabriella Granatiero, Giada Scidone, Ginevra Vezzosi, Giovanna Anna Montano, Giulia Ancilotti, Giulia Cinquefiori, Giuseppe Frijia, Giuseppina Amalia Monaco, Greta Parri, Hans Honnacker, Ivàn Selva, Laura Ciari, Laura Donadio, Laura Maltinti, Letizia Bianchi, Letteria Giuffrè, Lorenzo Bindi, Lorenzo Casini, Marcello Bellia, Maria Della Rocca, Marina Acciarino, Mario Cerrone, Martina Federico, Martina Materassi, Martina Salvatore, Matteo Bensi, Mauro Cei, Mauro Panfalone, Michele Maccantelli, Monica Corsinovi, Natascia Mugnaini, Nello Colonnelli, Orsola Donnarumma, Paolo Arena, Patrizia Cipriani, Renato Quartuccio, Roberta Pagni, Rossella Corti, Samanta Monco, Sandra Ciari, Sandra Maionchi, Sara Bertelli, Sara Caruso, Sara Trovato, Sarah Frescura, Sergio Marino, Silvia Bagnoli, Silvia Cappelletti, Silvia Mori, Silvia Panella, Sonia Andreoli, Tania Cellini, Tiziana Viviani, Valentina Valentini, Valeria Anatilopan, Valeria Testa, Violetta Farina, Vito Battaglia.
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