
Nella seconda giornata di mobilitazione gli studenti hanno ospitato l'attivista Ottavia Viti per una testimonianza sulla Palestina. In programma per la settimana confronti su scuola, diritti, istruzione ed educazione sessuo-affettiva
La seconda giornata di occupazione dell'Istituto Superiore Virgilio di Empoli si è aperta con un incontro dedicato alla Palestina: Storie dalla Palestina, un momento di ascolto e approfondimento insieme a Ottavia Viti, attivista del territorio empolese e della Valdelsa, che oggi ha scelto di condividere con noi la propria esperienza di viaggio in Palestina, portando una testimonianza personale, lontana dai ruoli e dalle appartenenze, ma proprio per questo preziosa.
Il suo racconto ha dato vita a un confronto partecipato, nel quale gli studenti hanno potuto esprimere riflessioni, dubbi e posizioni, dando spazio a un dibattito ricco e sentito.
"È emersa ancora una volta la volontà di una parte importante della comunità studentesca di non rimanere indifferente davanti a quanto accade in Palestina perché crediamo che la scuola debba essere anche un luogo in cui si sviluppa una coscienza collettiva, in cui si impara a riconoscere le ingiustizie e si trova il coraggio di parlarne", così in una nota degli studenti del liceo Virgilio.
"Ma la giornata di oggi ci ha permesso di andare oltre il tema della Palestina. Il dibattito si è allargato al significato dell'educazione civica e al ruolo che questa dovrebbe ricoprire nella nostra formazione. È emersa una necessità condivisa: vogliamo più spazio per l'educazione civica, ma soprattutto vogliamo poter partecipare attivamente alla scelta degli argomenti da affrontare. Non vogliamo limitarci a studiare la cittadinanza sui libri: vogliamo esercitarla, discutendo di ciò che succede nel mondo e di ciò che ci riguarda direttamente.
Ed è proprio questo lo spirito con cui abbiamo deciso di portare avanti l'occupazione. Quella di oggi è stata soltanto una delle tante occasioni di confronto che vogliamo costruire nel corso di questa settimana. Parleremo di scuola, di diritti degli studenti, dei tagli all'istruzione, di educazione sessuo-affettiva, di comunicazione e di moltissimi altri temi che presenteremo giorno dopo giorno.
Ci teniamo a chiarire un punto, soprattutto alla luce delle accuse che ci sono state rivolte: non siamo qui per prenderci una settimana di vacanza. Siamo qui perché sentiamo il bisogno di riappropriarci della nostra scuola, dei suoi spazi e del loro significato. Vogliamo restituire a questi luoghi una dimensione che spesso manca nella quotidianità scolastica: quella della partecipazione, della condivisione e della possibilità di costruire qualcosa insieme".
"Occupare, per noi, significa proprio questo: trasformare la scuola in uno spazio vivo, nel quale gli studenti non siano soltanto destinatari di un'istruzione, ma possano diventare protagonisti della propria formazione. Significa dedicare tempo e spazio a questioni che sentiamo vicine, affrontare argomenti che spesso non trovano sufficiente spazio nelle lezioni ordinarie e imparare ad ascoltare anche idee diverse dalle nostre. Per questo abbiamo scelto di raccontare quotidianamente le attività dell'occupazione attraverso comunicati stampa: vogliamo che ciò che accade all'interno della nostra scuola sia visibile anche all'esterno. Vogliamo che si conoscano i temi affrontati, le iniziative organizzate e le ragioni che ci hanno portato a questa mobilitazione".
"La scuola non è soltanto un luogo in cui si viene per imparare ciò che qualcun altro ha deciso di insegnarci. È anche il luogo in cui dobbiamo poter imparare a pensare, a scegliere, a confrontarci e a prendere posizione. Oggi abbiamo parlato di Palestina. Nei prossimi giorni parleremo di molto altro. Ma il filo conduttore rimarrà sempre lo stesso: la volontà di rendere la nostra scuola un luogo in cui la voce degli studenti abbia finalmente lo spazio che merita".
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