L'oleoturismo fa passi da gigante in Toscana: cresce l'interesse dei visitatori per l’oro verde

Roberto Ciappi: "Qualità del prodotto e bellezza del paesaggio si incontrano, creano uno straordinario dialogo in Toscana, motore di sviluppo della produzione olivicola in Italia e nel mondo"


La Toscana, terra di paesaggi mozzafiato, storie secolari, tesori culturali e patrimonio di tradizioni agricole custodite e rese vitali in ogni borgo, è la regione d’Italia in cui si registra il maggior numero di comuni che aderiscono all’associazione nazionale delle Città dell’Olio che complessivamente sono 78 su circa 580 soci, tra enti pubblici e soggetti vari. Una terra che sta facendo la parte del leone nella promozione di quella cultura preziosa e autentica, volta a valorizzare, diffondere e riconoscere a livello internazionale le qualità e le peculiarità che rendono unica la produzione in Italia dell’olio extravergine di oliva. Un prodotto che non è soltanto un alimento, ma l’espressione di una sapienza contadina che viene da lontano, il segno distintivo di un territorio strettamente legato alle proprie origini rurali, apprezzata da turisti e cittadini che amano degustare l'ancestrale equilibrio tra memoria, tradizione e contemporaneità. E' un'esperienza culturale profonda che costruisce opportunità e favorisce la qualità della vita, valorizza i piccoli centri e contrasta lo spopolamento delle aree decentrate. Ad attestare la forza della rete nazionale delle Città dell’Olio e il ruolo socio-economico, culturale e ambientale del paesaggio olivicolo è lo sviluppo di quel percorso di conoscenza e scoperta legato alla nuova frontiera del turismo autunnale: l’oleoturismo, fenomeno in sensibile aumento soprattutto nel territorio toscano, scelto come meta da visitatori e visitatrici che provengono da tutta l’Italia e dall’estero. A spiegare il percorso è il coordinatore regionale della Toscana dell’associazione nazionale Città dell’Olio Roberto Ciappi, nonché sindaco di San Casciano in Val di Pesa, nel cuore del Chianti Classico.

Quali sono le caratteristiche di questo fenomeno?

La Toscana si piazza al primo posto nella classifica delle regioni preferite dagli oleoturisti, corrispondente al 30% delle preferenze, dato contenuto nel secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio, promosso dall’associazione nazionale Città dell’Olio, Coldiretti e Unaprol, curato da Roberta Garibaldi. La Toscana è seguita dalla Puglia (28 per cento), dalla Sicilia (20 per cento), dall’Umbria (18) e dalla Liguria (15). La Toscana è dunque la prima destinazione oleoturistica d’Italia. I visitatori provenienti dall’estero, tra cui i paesi del Nord Europa, e da ogni regione d’Italia, cercano e trovano nel mondo olio un’esperienza da vivere con tutti e cinque i sensi. Le destinazioni che prediligono sono legate al paesaggio olivicolo nel quale amano immergersi facendo escursioni a piedi e passeggiate in campagna, tra le piante centenarie, avvolte dai profumi e dai colori di questo periodo dell’anno. Accompagnati da guide ambientali, visitano le fattorie e i frantoi aperti grazie alla stretta collaborazione con le aziende agricole locali i cui imprenditori illustrano la nascita dell’olio, dalla raccolta alla lavorazione delle olive fino alla frangitura. Gli oleoturisti apprezzano le degustazioni guidate da parte di professionisti che propongono anche esperienze di gusto come i pranzi tra le ulivete e gli itinerari di conoscenza dei benefici salutari dell’olio extravergine di oliva.

Quali sono le altre provenienze degli oleoturisti?

Ci sono moltissimi turisti che provengono anche dagli Stati Uniti quest’anno, quanto al turismo italiano che ha cominciato a muovere i suoi passi da alcuni anni, gli escursionisti dell’olio amano viaggiare alla scoperta dell’oro verde in compagnia, sono per lo più coppie di adulti, gruppi di amici e famiglie che provengono soprattutto dalle regioni del centro e nord Italia.

Qual è l’elemento che contraddistingue l’olivicoltura italiana?

Il filo rosso, il tema centrale su cui ha lavorato quest’anno l’associazione nazionale delle Città dell’Olio è la biodiversità genetica che permette al nostro Paese di conquistare un primato in quanto sono state censite oltre 500 cultivar, una varietà incredibile di cui una buona parte in Toscana. Un dato che attribuisce all’Italia una vera e propria leadership.

Qual è la finalità dell’associazione nazionale delle Città dell’Olio?

La nostra rete è viva e dinamica e mira ad accrescere la consapevolezza sul forte valore simbolico del patrimonio olivicolo nazionale, in quanto aspetto identitario da salvaguardare, preservare, trasmettere e presidiare. E’ una rete che sostiene, favorisce modelli di sviluppo legati all’oleoturismo, valorizza l’educazione alla cultura mediterranea dell’olio extravergine d’oliva, quindi il cuore strategico e pulsante di un territorio che riconosce le proprie radici e le trasforma quotidianamente in una sfida contemporanea, la rete delle Città dell’Olio unisce tantissimi territori, crea sinergie, condivide progetti e finalità, costruisce nuove opportunità di crescita sostenibile investendo nel turismo destagionalizzato. Qualità del prodotto e bellezza del paesaggio si incontrano, creano uno straordinario dialogo in Toscana, motore di sviluppo della produzione olivicola in Italia e nel mondo.

Fonte: Associato del Chianti Fiorentino - Ufficio Stampa

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