Condannato in appello per peculato, ma è morto

Il palazzo di giustizia di Firenze

Si discuterà, a partire dal 7 gennaio, della giusta durata del processo. Lo ha detto il Ministro Buonafede. La durata dei processi forse è troppo lunga, vista la vicenda per cui un uomo, nel corso dei sette anni in cui è durato il suo processo, ha perso la vita. Ma intanto  è stato condannato con una pena più alta rispetto a quella decisa in primo grado.

La storia è apparsa su 'La Nazione'. L'avvocato avrebbe saputo del decesso solo quando la sentenza era già stata pronunciata.

La vicenda inizia nel 2010 quando un 53enne di Sesto Fiorentino viene indagato per peculato. L'uomo era amministratore di fatto di un'agenzia di pratiche auto e avrebbe trattenuto i soldi dei bolli che invece andavano versati all'Aci.

Nel 2012, ci fu il rito abbreviato nel quale l'uomo fu condannato a un anno e quattro mesi. La condanna però fu impugnata sia dal difensore del 53enne che dalla procura generale: quest'ultima riteneva troppo bassa la pena.

L'uomo non si fa più vivo con l'avvocato Giovanni Marchese e il processo sembra dimenticato.

Nel 2019 riappaiono le notifiche. Il difensore chiarisce che l'udienza in corte d'appello si teneva il 14 novembre scorso ma che l'avviso era stato notificato a lui perché l'imputato non veniva trovato. Lui stesso provò a cercare il suo assistito al cellulare ma senza successo fino a quando, dopo aver inviato un messaggio ad una conoscenza comune, ha scoperto del decesso.

La notizia sarebbe arrivata al legale il giorno dell'udienza, ma dopo la discussione del processo. Una volta tornato in corte d'appello per avvisare della morte, la sentenza di aumento della pena di due anni e quattro mesi era già stata pronunciata .

 

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