Reportage in Cisgiordania, il racconto del giornalista Giacomo Cioni al Punto sul Mondo

Le storie di chi vive quotidianamente il conflitto israelo palestinese, raccontate dai reportage, sono state al centro della puntata di oggi di "Un punto sul mondo", programma in onda su Radio Lady 97.7 realizzato in collaborazione con Gonews.it e con l'Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo.

Ospite di oggi, intervistato da Alice Pistolesi giornalista dell'Atlante delle Guerre, il giornalista Giacomo Cioni che ha raccontato il suo recente viaggio in Cisgiordania, dal quale sono già stati pubblicati alcuni articoli su atlanteguerre.it e unimondo.org e altri sono prossimamente in uscita.

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L'appuntamento radiofonico è iniziato con la notizia del giorno: "Stamani il premier israeliano Netanyahu è stato accolto in Ungheria, che per farlo ha ritirato la sua adesione alla Corte penale internazionale" spiega Pistolesi. "Se un Paese vi aderisce per una persona che è condannata dalla Corte per crimini di guerra, come Netanyahu, ci dovrebbe essere un mandato di arresto. Per far sì di non arrestare Netanyahu, l’Ungheria ha fatto questa scelta. Questo ci dice un po’ lo stato difficile del diritto internazionale e umanitario in questo momento, ma ci riporta anche in Palestina dove le violazioni del diritto internazionale sono effettivamente sotto gli occhi di tutti".

Poi il racconto di Cioni, di ritorno dall'ovest della Cisgiordania: "All'interno del territorio, considerato di egida palestinese, ci sono almeno 700mila israeliani che sono localizzati in tantissimi settlement, insediamenti, incentivati o meno da Israele che son andati volontariamente a occupare un territorio che non è di Israele. Troviamo checkpoint ogni 10-15 km, tanti controlli dei militari". Dopo il 7 ottobre 2023, dall'attacco di Hamas, "oggi la prima cosa che trovi all'aeroporto di Tel Aviv sono foto di ostaggi e vittime di quell'evento, che ha colpito molto l'opinione pubblica israeliana. Così è come vieni accolto. C'è anche una specie di propaganda, che ha aumentato la voglia, non di tutta l'opinione pubblica, di creare uno stacco tra palestinesi e israeliani".

Intanto la vita nei territori coinvolti prosegue in una specie di normalità forzata, prosegue Cioni: "È come se ci fosse intorno a Empoli un muro o enormi recinzioni" continua nella descrizione, trasportandola al nostro territorio per far comprendere la situazione, "sono tutti coloni che hanno la volontà di stare lì, in situazioni che potrebbero essere di tensione, sono quasi tutti armati. Nel sud della Cisgiordania i palestinesi ormai non hanno più le forze per andare avanti, quello che vedi è che hanno bisogno di lavorare, di campare le famiglie".

E ancora i racconti e le testimonianze: "A Gerusalemme est hanno costruito una piccola casetta prefabbricata sopra il tetto di una casa storicamente palestinese - dice Cioni - solo per far capire che Israele riesce a sottomettere. È un simbolo della volontà israeliana di come, piano piano, quel territorio debba arrivare a diventare tutto israeliano". Le demolizioni "sono impennate - sottolinea Pistolesi - se già sono anni che i palestinesi vengono obbligati ad abbandonare le loro case, dal 7 ottobre questo è incredibilmente incrementato". Infine la conclusione della puntata: "La guerra tendenzialmente in tanti contesti diventa normalità, ed è la cosa più brutta, quello che come Atlante cerchiamo di fare sempre è raccontare la quotidianità della guerra vissuta dalle persone. A Gaza sta andando avanti contro ogni logica del diritto internazionale e oltre". Tra le storie pubblicate "una di resistenza pacifica, l’abbiamo chiamata la fattoria resistente".

"Su questa collina sopra Betlemme c’è una fattoria di uliveti e alberi da frutto" racconta Cioni che è stato dalla famiglia che vi abita, "loro sono cristiani e siccome sono situati tra due insediamenti, gli israeliani li stanno circondando, stanno tagliando gli alberi, cercano di mandarli via". Il loro obiettivo "è restare lì, sono contenti di non aver ceduto". A conclusione il giornalista non nega di voler ritornare, "è una terra che ti affascina, è una terra che ha bisogno di occhi e di essere raccontata".

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