Firenze, Asgari bloccato in patria: non sarà presente alla proiezione del suo film Divine Comedy

Domenica 18 gennaio all’Astra il film sull’autoritaria società iraniana, ma senza la prevista presenza del regista, irraggiungibile da 5 giorni


Accolto con entusiasmo all'ultima Mostra di Venezia, arriva al cinema Astra di Firenze, in anteprima toscana domenica 18 gennaio alle ore 16.00, Divine Comedy, il nuovo film di Ali Asgari, tra le voci più apprezzate del cinema iraniano di oggi, che però, data la situazione attuale in Iran, è rimasto bloccato nel suo Paese e non potrà essere presente come previsto alla proiezione. Asgari risulta irraggiungibile da diversi giorni. Tramite un messaggio recapitato a uno dei coproduttori, ha fatto sapere che sta bene e in salute. Regista dissidente e fortemente critico con il regime, autore di film girati in patria illegalmente, già per Kafka a Teheran Asgari non poté raggiungere l'Italia per la sospensione del passaporto da parte del governo. Il distributore Teodora Film e Zoe Films, che ha coprodotto il film per l'Italia, hanno espresso “una piena solidarietà ad Ali e al popolo iraniano, che sta pagando un prezzo altissimo in questi giorni di proteste”. Solidarietà a cui si unisce anche la Fondazione Stensen, che ha organizzato la proiezione all’Astra.

Il film racconta la storia di Bahram, un regista quarantenne i cui film non hanno mai ricevuto il permesso per essere proiettati in Iran. Dopo l’ennesimo rifiuto da parte del Ministero della Cultura, decide di lanciarsi in una sfida: accompagnato in Vespa da Sadaf, la sua produttrice dalla lingua tagliente, intraprende una missione clandestina per presentare finalmente il film al pubblico iraniano, eludendo la censura, l'assurda burocrazia del paese e i suoi stessi dubbi.

“Divine Comedy è un film profondamente realistico, ma che usa la forma cinematografica per evidenziare l'assurdità del mondo che ritrae – ha detto il regista Asgari - Il suo obiettivo è raccontare la statica e soffocante burocrazia iraniana in cui è intrappolato il protagonista, un regista quarantenne la cui intera filmografia si è vista negare il permesso di proiezione dal Ministero della Cultura. Il pubblico si ritrova così a sperimentare la routine della censura in tempo reale e la staticità delle inquadrature riflette l'immobilità del sistema stesso, che si rifiuta di cambiare e intrappola i cittadini in un ciclo di attesa, suppliche e negoziazioni. L'umorismo del film nasce in gran parte dall'assurdità dell'oppressione stessa. I rigidi e complicati processi di censura e di controllo statale diventano così illogici da crollare sotto le loro stesse contraddizioni. I protagonisti, anziché reagire con un’aperta ribellione, affrontano queste assurdità con un'arguzia e un sarcasmo silenziosi e consapevoli. L'umorismo qui è un meccanismo di sopravvivenza, uno strumento per resistere in un ambiente in cui la sfida aperta comporta conseguenze pericolose”.

Fonte: Ufficio stampa

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