Luoghi delle stragi nazifasciste nel libro di AUSER. Giani e Chiti: "La memoria è il futuro"

Presentato oggi a palazzo Strozzi Sacrati il libro “Per non dimenticare”, che raccoglie un'antologia di testimonianze delle ultime Giornate della Memoria organizzate da AUSER, associazione che si occupa di invecchiamento attivo, per ricordare gli eccidi nazi-fascisti avvenuti in Toscana nel 1944.

Gli undici luoghi scelti da AUSER per raccontare la memoria delle stragi hanno un valore altamente simbolico: Civitella Val di Chiana, Sant’Anna di Stazzema, Montemaggio, Figline di Prato, Monterappoli, Padule di Fucecchio, Roccastrada, Massa Marittima, Farneta, Fiesole, Livorno e Fiano Pescaglia. I fatti, le persone, le storie: le pagine del libro niente risparmiano per restituirci il ricordo di un orrore che senso non ha e che assume un significato particolare in giorni come questi.

"Abbiamo il dovere – nelle parole del presidente Eugenio Giani - di riscoprire, far conoscere, spiegare alle nostre ragazze ed ai nostri ragazzi questi eventi tragici mostrando il loro reale significato. È una operazione di memoria per un futuro realmente fondato su valori condivisi e scolpiti negli articoli della nostra Carta Costituzionale, capaci di portare ancora oggi un contributo alla crescita civile e culturale della società che viviamo”.

“Tutti i luoghi segnati dalle stragi nazifasciste portano la loro testimonianza di dolore – ha continuato Giani – ma il ricordo dell’eccidio del villaggio minerario di Niccioleta, in provincia di Massa Marittima mi ha sempre colpito profondamente per il suo legame con don Ernesto Balducci, uno degli uomini più attenti ai valori della pace che la Toscana abbia espresso. Le vittime erano ragazzi ed uomini cresciuti e andati a scuola con lui, nato a Santa Fiora, in provincia di Grosseto. Mentre Balducci frequentava il suo percorso di studi seminariali a Firenze, loro seguivano il destino segnato dalle loro famiglie, di umili origini come quella di Balducci: era il lavoro in miniera, sul Monte Amiata e a Massa Marittima. Il loro assassinio segnò l’itinerario umano di padre Balducci, che proprio in quegli anni sviluppa i suoi valori nell’espressione antitetica a quella latina “si vis pacem para bellum”. La pace, secondo don Ernesto Balducci, va invece preparata proprio coltivando la pace, la cultura e l’educazione”.

“Questo - prosegue Giani - fa capire l’immensa importanza della libertà e della democrazia, valori che spesso teniamo in considerazione solo quando li perdiamo. E per questo oggi, leggendo le cronache dei giornali, esprimo la mia solidarietà con le donne, i giovani, le persone più anziane che stanno battendosi e sacrificando la loro vita in Iran. Mi è stato riferito che le famiglie di chi è stato ucciso per strada dai Guardiani del regime teocratico sono costrette a sottoscrivere una dichiarazione in cui dicono che i loro cari hanno sbagliato, semplicemente perché questo serve a riavere un corpo su cui piangere.”

“Nella conoscenza della storia - conclude Giani - è proprio la memoria che ci indica la strada giusta verso il futuro.”

“Tenere vivo il ricordo di ciò che è stato – aggiunge Vannino Chiti, deputato, per dieci anni senatore della Repubblica, dal 1992 al 2000 presidente della Regione Toscana – vuol dire aver presente quale è stato il percorso che ci ha portato a questa democrazia che non ci è stata regalata ed è preziosa nella sua Costituzione, nei suoi valori, nella coerenza che ci dovrebbe ispirare. Stiamo vivendo un tempo difficile che per certi aspetti non ci eravamo immaginati, neanche se fossimo stati presi da pessimismo.”

La democrazia – continua Chiti - è sotto attacco, laddove è. In questo momento l'Unione Europea è una sorta di paradiso terrestre laico, con i diritti umani che qui ancora reggono con tutte le contraddizioni, le ombre e le difficoltà. E l'impegno fra i paesi europei che hanno deciso di unirsi, non facendo una guerra, non imponendo una soluzione, ma per scelta libera e consapevole dei loro cittadini, è oggi un punto di riferimento che rappresenta una luce nel mondo.”

“Ovunque - precisa Chiti - vengono oggi inferti gravi colpi allo Stato di diritto: immigrati che sono trascinati nelle prigioni o espulsi, ammanettati. Immaginabile che potesse succedere in regimi autoritari e oppressivi, era scontato, ce lo immaginavamo. Non che questo potesse succedere in un Paese come gli Stati Uniti, che comunque ha sempre costituito, con difficoltà e contraddizioni, un punto di riferimento della democrazia. E sotto attacco c’è anche il diritto internazionale più volte calpestato”.

Questo – prosegue Chiti – ci porta di nuovo al valore della memoria. C'è un revisionismo di destra che bisogna superare se si vuole costruire un'unità seria di questo Paese. È importante contare su uno spirito unitario, ma non si può avere una condivisione fondata sul niente, sulla sabbia, sulla non verità. Il revisionismo di destra che non funziona è quello che dice che il fascismo non è stato violento fino alle leggi razziali del 1938. Non è vero: il fascismo è sempre stato violenza, si è imposto con la violenza, con le squadre armate che lo accompagnavano, erano il braccio decisivo dell'azione politica.

Si dice che fascismo e antifascismo sono stati archiviati con il 1945. Non è vero. Non soltanto perché non è stato archiviato l'antifascismo per i valori che esprime e che sono scritti nella Costituzione, perché la nostra Costituzione è una Costituzione antifascista non solo per il ruolo e il peso della Resistenza, ma per il profondo significato che essi assumono”.

“I valori che ci sono scritti nella nostra Costituzione conclude Chiti - sono valori che non sono compatibili ma alternativi con il fascismo, con l'ideologia fascista e con ogni ideologia totalitaria. E neanche il fascismo è morto. È una rappresentazione che gli storici hanno dimostrato falsa”.

"Le ragioni che ci hanno portato a realizzare questo libro – ricorda Renato Campinoti, presidente di AUSER Toscana - partono proprio dalla sensazione che c'era qualcosa che non funzionava più: non c'era più certezza su certi valori una volta condivisi, sul rispetto di ciò che dice la nostra Costituzione. Basta vedere cosa sta succedendo in queste settimane: si rimette in discussione dell'equilibrio dei poteri fra Governo e magistratura, si fa un referendum che vuole modificare aspetti importanti della Costituzione. Siamo partiti dall'esigenza di essere vigili e abbiamo preso spunto dalla memoria”.

“Oggi – nelle parole di Bernard Dika, sottosegretario alla Presidenza della Regione - percorriamo assieme un cammino di memoria comune non solo per ricordare, ma per comprendere come la pace parta da ciascuno di noi. Bisogna stare attenti quando la retorica ci porta a chiedere la pace solo per gli altri. No, noi non solo la chiediamo per altri, ma ci ricordiamo che la pace parte dai singoli gesti, dai gesti più semplici, dai rapporti interni alla nostra famiglia, alla nostra associazione, nella nostra comunità. La richiesta di una pace vera parte dal non utilizzare l'odio, la violenza, ma il rispetto, la tolleranza, l'incontro, la condivisione. Questo significa aver compreso la lezione della Seconda Guerra Mondiale, Perché non è che tutto è partito con i campi di concentramento e con le camere a gas, è partito molto prima quando abbiamo accettato la violenza nei singoli gesti quotidiani e quando l'abbiamo accettata non si è frenato più niente, è stata un'escalation che ha portato poi a quello che abbiamo visto”.

“Per questo il percorso suggerito dal libro di AUSER è utile – conclude Dika. Dobbiamo partire da ognuno di noi e toccare con mano come ognuno di noi ha la possibilità di far qualcosa”.

Fonte: Regione Toscana

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