Giorno della Memoria 2026: la Toscana ricorda le vittime della Shoah e delle persecuzioni naziste

Cerimonie, testimonianze e iniziative nelle principali città toscane per non dimenticare il passato e difendere la memoria


La Regione Toscana non dimentica. In occasione del Giorno della Memoria, numerose iniziative ricordano gli orrori della Shoah e le persecuzioni nazifasciste contro oppositori politici, Rom e Sinti, testimoni di Geova, persone LGBTQIA+, con disabilità o internati militari italiani.

Le commemorazioni sono iniziate stamani nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, per poi spostarsi al Binario 16 della stazione di Santa Maria Novella, dove una targa ricorda come l'8 marzo 1944 centinaia di persone furono deportate nei campi di sterminio, molte delle quali non fecero più ritorno.

"Al Binario 16 della stazione di Santa Maria Novella a Firenze, un luogo che custodisce una delle pagine più dolorose della nostra storia - ha detto il governatore Eugenio Giani -. Essere qui oggi significa ricordare, rendere omaggio alle vittime della Shoah e rinnovare un impegno che riguarda tutti noi: difendere la memoria, la dignità umana e i valori della libertà e della democrazia".

"La memoria è viva solo se si coltiva ogni giorno. Soprattutto insieme alle nuove generazioni - ha detto la sindaca di Firenze, SAra Funaro -. Ricordare non è un gesto rituale: è responsabilità. È tenere saldi i valori della nostra democrazia anche quando sono messi in discussione. Nella Giornata della Memoria il mio appello va ai più giovani: fate sentire la vostra voce di fronte alle ingiustizie a cui assistiamo ancora oggi. Scegliete il rispetto e l’uguaglianza. Combattete ogni forma di intolleranza, razzismo e antisimetismo: alla paura e all’odio, preferite sempre i diritti e la dignità di ogni persona. La memoria vive anche nei luoghi, in quelli che portano ancora le ferite della storia. Come il Binario 16 di Santa Maria Novella: da qui furono deportate oltre 300 persone, tra uomini, donne, anziani e bambini. Solo 15 fecero ritorno. Firenze non dimenticherà mai la pagina più buia della storia. E lo dimostra continuando a ricordare e ad esserci. Oggi e ogni giorno".

Le iniziative in Toscana

Di seguito, le principali iniziative promosse in Toscana per il Giorno della Memoria.

Firenze

Domani, 28 gennaio, dalle ore 9.15 alle 13, la Regione Toscana organizza un’iniziativa dedicata a studentesse e studenti delle scuole, in ricordo di Vera Vigevani Jarach, recentemente scomparsa, con approfondimenti sulle deportazioni. L’evento si terrà al Cinema Teatro La Compagnia di Firenze e vede la collaborazione di Fondazione Museo della Deportazione e Resistenza – Luoghi della Memoria Toscana, Istituto Toscano della Resistenza e dell’Età Contemporanea e Ufficio Scolastico Regionale, nell’ambito del progetto GiovaniSì.

L’edizione 2026 dal titolo "Note di Memoria. Giorno della Memoria 2026" si caratterizzerà lungo tre direttrici. In primo luogo il ricordo di Vera Vigevani Jarach, scrittrice e attivista, scomparsa lo scorso 3 ottobre 2025. Compagna di viaggio della Toscana nei Treni verso Auschwitz e in numerose edizioni della manifestazione con studentesse e studenti, Vera Jarach è stata una “partigiana della memoria”, testimone di due persecuzioni, la Shoah e la repressione della dittatura argentina di Videla. La sua vita e il suo impegno, che l’hanno vista prima esule e poi Madre di Plaza de Mayo per chiedere verità sulla morte della figlia Franca, saranno il cuore dell’intervento video inedito dello storico Carlo Greppi.

Al centro della manifestazione, la riflessione intorno agli effetti prodotti dall’aberrante progetto nazista dell’ “Uomo nuovo”, fondato sulla persecuzione ed eliminazione di tutti coloro che erano considerati “diversi”. Verrà indagato il concetto di cui si appropriarono nazismo e fascismo ponendolo alla base dell’idea di superiorità della razza ariana e della legittimazione dell’azione violenta dello Stato contro determinate categorie, a partire da testimoni di Geova, persone con disabilità e persone discriminate per il proprio orientamento sessuale, come ricorderà l'avvocato Matteo Mammini, intervenendo in rappresentanza del tavolo regionale LGBTQIA+.

Terzo aspetto che, sin dal titolo di questa edizione di puo' dedurre, è il maggiore spazio riservato gli interventi musicali curati da Alexian Group e Gabriele Coen Quartet che proporranno la musica come elemento di dialogo interculturale nella storia.

Atteso come ospite alla fine della mattinata sarà padre Bernardo Gianni, abate di San Miniato al Monte, mentre tra le testimonianze spiccheranno video, alcuni inediti, di testimoni come Kitty Braun Falaschi, sopravvissuta a nove anni ai campi di concentramento di Ravensbrück e Bergen-Belsen, Rita Prigmore, sopravvissuta alla persecuzione nazista di rom e sinti, e Michele Zucchi, internato militare italiano, catturato a Cefalonia.
Non mancherà Ugo Caffaz, consulente dell’assessora Nardini per le politiche della Memoria e coordinatore di molte edizioni del Treno della Memoria della Regione Toscana.

L’apertura dell’evento è fissata alle 9.15 con l’intervento iniziale di Alessandra Nardini, assessora a Istruzione e cultura della Memoria, a cui seguiranno i saluti di Luciano Tagliaferri, direttore dell’Ufficio scolastico regionale della Toscana. Le conclusioni sono affidate al presidente della Regione, Eugenio Giani.

A condurre la manifestazione ci saranno Chiara Brilli, direttrice editoriale di Controradio e Francesco Filippi, storico e scrittore.

L’iniziativa è realizzata nell’ambito del progetto TdM 2026 – Tracce di Memoria . Percorsi storico-educativi e viaggio di formazione delle scuole toscane (CUP D19G25000660006, PR FSE+ 2021-2027)

L'iniziativa di domani mattina potrà essere seguita da remoto al seguente link: https://www.regione.toscana.it/diretta-streaming

Iniziative parallele

Tante le iniziative parallele – Il programma di incontri ed eventi - che accompagneranno il Giorno della Memoria 2026 e consentiranno di approfondire le varie deportazioni. Promosso da Regione Toscana il calendario di eventi è realizzato da Fondazione “Museo e Centro di documentazione della Deportazione e Resistenza - Luoghi della Memoria Toscana” in collaborazione con l’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea.
Due delle iniziative si sono già svolte: la prima, il 22 gennaio, “La persecuzione e la deportazione dei testimoni di Geova nei Lager nazisti”, a cui ha preso parte Alessandro Bertini (Ufficio comunicazione e stampa della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova) e l’assessora Alessandra Nardini, con il coordinamento di Enrico Iozzelli del Museo della Deportazione e Resistenza, e la seconda, il 23 gennaio, “Tessere storie. Voci di sinte e rom nella Seconda guerra mondiale”, un percorso tramite stoffe, abiti e racconti nella storia di una comunità a cura dello stilista Noell Maggini, introdotto dall'assessora Alessandra Nardini.

Entrambe le iniziative si sono svolte presso il Memoriale delle Deportazioni.

Prevista per lunedì 2 febbraio, ore 10.30, sempre presso il Memoriale delle Deportazioni di viale Donato Giannotti n. 81, l'inaugurazione della mostra "Ribelli al confino". Una mostra promossa e realizzata dall'Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti (ANPPIA) in collaborazione con il “Centro di Ricerca e Documentazione sul confino politico - isole di Ventotene e Santo Stefano".

In corso di aggiornamento l'elenco delle altre iniziative sulla Memoria che si svolgeranno anche nelle prossime settimane e che consentiranno di approfondire anche altre deportazioni come quelle degli oppositori politici, degli internati militari italiani e della comunità LGBTQIA+.
Di queste sarà data successivamente diffusione attraverso i consueti canali di comunicazione.

Seduta solenne Consiglio Regionale al Memoriale delle Deportazioni

"Questo luogo simbolico ospita il Consiglio regionale per il Giorno della Memoria perché la Memoria non deve essere qualcosa di cristallizzato, ma un impegno quotidiano. La Shoah ci parla ancora oggi, in un tempo in cui, come ha ricordato Papa Leone, la guerra sembra essere diventata quasi ‘di moda’ e si moltiplicano episodi di violenza, odio e aggressione. Il Giorno della Memoria non è soltanto una ricorrenza del calendario civile, ma una domanda forte che interroga il nostro presente. Ricordare significa riconoscere i meccanismi della disumanizzazione — l’odio, la propaganda, l’indifferenza, il silenzio — e scegliere di non restare indifferenti. Solo una memoria viva e consapevole può aiutarci a non ripetere gli errori e gli orrori della storia". Lo ha detto la presidente Stefania Saccardi nell’intervento di apertura della seduta solenne del Consiglio regionale della Toscana per celebrare il Giorno della Memoria.

Le celebrazioni, aperte dal suono delle chiarine del Comune di Firenze, si sono svolte presso il Memoriale delle Deportazioni del capoluogo toscano alla presenza della autorità civili e militari e dei consiglieri regionali. Sono intervenuti, per un contributo musicale, gli studenti del Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze. Nel corso della seduta hanno preso la parola Vannino Chiti, presidente dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea; Alfredo De Girolamo scrittore e autore di “Chi salva una vita, in memoria dei Giusti Toscani”, Edizioni dell’Assemblea; Alessio Ducci vicepresidente ANED – Firenze e membro CDA Fondazione Memoria della Deportazione, e il presidente della Regione Eugenio Giani. A loro, al termine della seduta, la presidente Saccardi ha fatto dono del Pegaso alato, la statuetta che riproduce il simbolo del Consiglio regionale.

Essere qui oggi, a celebrare l’unica festività civile comune a tutti i paesi dell’Unione europea, suscita emozioni profonde”. Così Vannino Chiti, presidente dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea. E in un contesto in cui i testimoni diretti si vanno esaurendo, Chiti ha accennato ai tanti campi di sterminio, perciò impossibili da elencare, per affermare con forza che “la loro visita per le giovani generazioni costituisce formazione capace di dare voce a chi ha scelto il bene, a chi non è stato creduto, a chi si è trovato a fare i conti con i sensi di colpa per essere sopravvissuto”. Lo dicono anche i numeri: secondo Eurispes nel 2004 gli italiani che non credevano nella Shoah erano il 2,7 per cento; nel 2024 addirittura il 15,6 per cento. E ripercorrendo la storia, ricordando che fu Giovanni XXIII a far eliminare dal messale la dizione “perfidi ebrei”, facendo riferimento alla piaga dell’antisemitismo e al sionismo fino alla nascita dei regimi dittatoriali, Chiti si è concentrato sul 2023, anno in cui si avvertiva una certa “remora” a celebrare il Giorno della Memoria, per effetto della strage di Hamas del 7 ottobre, fino ai tragici eventi di Gaza dei giorni nostri. Da qui l’imperativo categorico: consolidare la tregua che è in atto nella martoriata terra di Palestina e continuare ad impegnarsi fattivamente per la formula due popoli, due stati. Ciò nella consapevolezza che la Shoah è un unicum nella storia dell’umanità, che l’odio distrugge relazioni tra persone e popoli, e che occorre guardare non solo al proprio dolore ma soprattutto a quello degli altri, per costruire insieme politiche di pace, in un mondo attualmente turbato da ben 59 conflitti attivi. Come ha scritto Primo Levi, ha concluso Chiti: “L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria”.

Un segnalibro che hanno tenuto vivo i “Giusti delle Nazioni” di cui ha parlato Alfredo De Girolamo, scrittore e autore di “Chi salva una vita, in memoria dei Giusti Toscani”, di coloro che di fronte alle scelte ineluttabili della vita ebbero la capacità di distinguere il bene dal male, accettando il rischio a beneficio del bene altrui, per salvare e proteggere l’altro. Per dirlo con lo scrittore, “ricordare significa anche guardare al futuro, partendo dal Memoriale di Gerusalemme, dove ogni albero ricorda la straordinaria rete di solidarietà”. Ed i numeri possono fare anche la differenza: 28 mila giusti nel mondo, 700 in Italia e 170 in Toscana, persone che misero in campo il senso della giustizia e che, in quegli anni bui e difficili, decisero di non voltarsi dall’altra parte. Diverse le storie raccontate da De Girolamo: dalla signora Cipolli, insieme alla sua famiglia, recentemente insignita di uno tra i più alti riconoscimenti conferiti dallo Stato d’Israele; ma anche due testimoni “in tonaca” come don Roberto Angeli e don Aldo Mei, fino al cardinale Elia dalla Costa ed all’indimenticato campione di ciclismo Gino Bartali, tutti “colpevoli di avere solo concretamente amato”. E se la Resistenza diventa così impegno assoluto per la giustizia, celebrare la Giornata della Memoria deve essere un monito civile da radicare capillarmente nella storia, allargando lo sguardo al contesto internazionale perché – come ha concluso il relatore – “I giusti sono la dimostrazione più evidente che ognuno di noi può fare la differenza”.

Alessio Ducci, vicepresidente Aned, ha aperto il suo intervento sottolineando che: “Essere in quest'Aula nel Giorno della Memoria significa assumersi una responsabilità che va oltre la commemorazione, significa interrogare la storia, riconoscerne le responsabilità e trasmettere consapevolezza e senso critico soprattutto alle nuove generazioni. Ricordiamo la deportazione dall'Italia di circa 42mila civili, di cui seimila ebrei deportati in quanto tali. 36mila antifascisti oppositori politici, resistenti e oltre 650mila militari italiani che dopo l'armistizio dell'otto settembre rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e per questo motivo furono internati nei lager”. Nel suo intervento Alessio Ducci ha raccontato l’esperienza del papà deportato come oppositore politico prima a Mauthausen e poi a Ebensee. Mesi di terrore vissuti in condizioni estreme, con l’unico obiettivo della sopravvivenza, che lo portarono a pesare soli 27 chili. “La nostra preoccupazione più grande deve essere verso i giovani - ha concluso Alessio Ducci – mantenendo vivi percorsi educativi come il treno della memoria. Chi ha a cuore la memoria dei valori dei deportati non può tollerare alcuna forma di antisemitismo e di discriminazione per motivi etnici, religiosi, politici, di natura economica di provenienza biografica o di orientamento sessuale”.

Nell’intervento conclusivo, il presidente della Giunta Eugenio Giani ha messo in evidenza la partecipazione compatta delle istituzioni al Giorno della Memoria, “un gioco di squadra per trasmettere valori importanti”. “Quel genocidio - ha aggiunto – rappresenta il momento più basso della civiltà umana con 6milioni e mezzo di persone uccise nei campi di sterminio. E il Memoriale delle deportazioni è il posto simbolicamente più giusto per ricordarlo. Un memoriale che sarebbe andato distrutto, ma che abbiamo salvato anche grazie a Ugo Caffaz, vero ideatore del treno della memoria che riprenderà il suo viaggio il 23 marzo. Un viaggio didattico fondamentale per tanti ragazzi che hanno avuto e avranno la possibilità di vivere questa esperienza”. “Il Giorno della Memoria - ha proseguito il presidente Giani - viene vissuto in Toscana con grande coinvolgimento tanto che oggi avrei dovuto essere presente a più di 50 eventi. La nostra è una Regione che vuole dare al 27 gennaio sempre più significato e importanza, una giornata che va collegata al nostro impegno per i diritti civili e per la libertà, stando accanto a chi soffre in Iran, in Ucraina o in Medio Oriente. Io voglio davvero dare il senso di una ricorrenza che mantenga profonda indignazione per quello che è accaduto come elemento che contrasta l'enfasi della ritualità, ma che invece ci fa vivere quelle emozioni vere che soprattutto i nostri giovani devono avere dentro di sé per non perdere mai coscienza e memoria di quello che è avvenuto e trarne alimento perché non avvenga mai più”.

Pisa

Si è tenuta oggi, martedì 27 gennaio, a Pisa la cerimonia per celebrare il Giorno della Memoria, istituito con la legge del 20 luglio 2000 dal Parlamento Italiano che ha aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio giornata di commemorazione delle vittime dell'Olocausto durante la Seconda guerra mondiale. La cerimonia, che si è tenuta nell’area verde Raffaello Menasci dove è stata collocata lo scorso anno la stele commemorativa dal titolo “Promemoria” dell'artista Andrea D'Aurizio, ha visto la partecipazione di Michel Auerbac, sopravvissuto alle persecuzioni razziali e l’esecuzione di brani musicali da parte del coro e orchestra dell’Istituto Comprensivo “Tongiorgi”. L’evento, coordinato dall’assessore alla scuola del Comune di Pisa Riccardo Buscemi, è stato organizzato dal Comune di Pisa, con la collaborazione di Prefettura di Pisa, Provincia di Pisa e Comunità Ebraica di Pisa.

Prima dell’ascolto della testimonianza di Auerbac e dell’esecuzione dei brani musicali, si sono tenuti i saluti istituzionali con interventi di Michele Conti, Sindaco di Pisa, Concetta Barbara Pugliese in rappresentanza del Prefetto di Pisa, Massimiliano Angori, Presidente della Provincia di Pisa, Andrea Gottfried, Presidente della Comunità Ebraica di Pisa, Bruno Possenti, Comitato provinciale Pisa ANPI, Fulvio Mozzachiodi in rappresentanza di Aned e Sonia Di Giorgio in rappresentanza dirigente scolastico provinciale. Presenti numerose autorità civili e militari cittadine, rappresentati delle istituzioni, degli istituti scolastici e delle associazioni.

Di seguito l’intervento del sindaco di Pisa Michele Conti:

Rivolgo il mio saluto a tutti i presenti, al Prefetto, al presidente della Provincia, ai consiglieri comunali, al presidente della Comunità ebraica, ai presidenti di Anpi e Aned, al Dirigente scolastico, alle autorità civili e militari.

Un saluto e un ringraziamento particolare a Michel Auerbac per essere presente qui oggi con noi e condividere i suoi ricordi, ai ragazzi del coro dell’Istituto Tongiorgi e ai loro docenti per il loro prezioso contributo musicale. Un saluto infine a tutti i cittadini che non hanno voluto mancare di partecipare a questo appuntamento che, come gli scorsi due anni, da quando abbiamo cambiato la toponomastica della città, inserendo al posto di via D’Achiardi la denominazione di via “Giusti tra le Nazioni”, abbiamo convocato qui per celebrare la Giornata della Memoria.

Un cambiamento di denominazione della via, che è stato il risultato di un percorso condiviso, di una grande discussione pubblica a livello cittadino, che ha avuto il preciso obiettivo di riconoscere le gravi responsabilità dell’allora rettore dell’Università di Pisa, in particolare nei confronti della espulsione di studenti e docenti ebrei dell’Ateneo Pisano. Un atto di risarcimento morale dovuto verso tutte le donne e gli uomini che anche qui a Pisa subirono gravi ingiustizie, l’espulsione dai luoghi pubblici, della scuola e del lavoro, persecuzioni, deportazioni e infine la morte.

Lo scorso anno abbiamo inaugurato la stele commemorativa dal titolo “Promemoria”, offerta dall’artista Andrea D’Aurizio, proprio per ricordare a tutti quanti che cosa accadde anche nella nostra città a studenti e docenti, cacciati dall’Università solo perché di religione ebraica. Un blocco di pietra in marmo di Carrara, con scolpiti un libro aperto e una serie di figure in altorilievo che si librano nell’aria. Un messaggio che vuole ricordare a tutti che il dominio della dittatura iniziò proprio dalla occupazione dei luoghi di cultura, le Università producendo in seguito la scomparsa in Europa di milioni di ebrei. Una tragedia che colpì anche tanti ebrei italiani e pisani.

Quest’anno abbiamo inserito all’interno delle celebrazioni, l’allestimento di una mostra nell’atrio del Comune per far capire ai ragazzi delle scuole chi sono i “Giusti tra le Nazioni” e per celebrare coloro che, non ebrei, in quegli anni bui di dittatura seppero e vollero agire in modo eroico, anche a rischio delle proprie vite, pur di potere salvare anche una sola vita dal genocidio chiamato Shoah. Tra questi la mostra ricorda chi, anche nel territorio pisano, scelse di offrire rifugio e aiuto per la fuga a chi veniva perseguitato, compiendo atti di estremo coraggio. A Pisa, a ricevere il riconoscimento di “Giusto tra le Nazioni”, ricordiamo Angelo De Fiore, prima Vicequestore a Roma e poi Questore a Pisa, che aiutò cittadini ebrei a sottrarsi all’arresto e alla deportazione, intervenendo con azioni di protezione e di aiuto; la famiglia Cipolli, una famiglia di mezzadri di Casciavola, che nascose e dette rifugio, nel podere in cui abitava, a numerose famiglie ebree, consentendo loro di sottrarsi all’arresto. Sono solo alcuni degli esempi dei 794 italiani che hanno ricevuto il riconoscimento di “Giusti” per aver scelto di mettere a repentaglio la propria vita pur di non rimanere indifferente di fronte alle ingiustizie e atrocità a cui vennero destinate famiglie, vicini di casa, colleghi, compagni di scuola. Quelle dei “Giusti” sono storie di coraggio e di umanità fatte da persone normali, che ci insegnano come, anche nei momenti più bui, è sempre possibile scegliere di lavorare per il bene e mantenere vivo il seme della speranza.

In questi ultimi anni, Pisa ha fatto grandi passi in avanti nel percorso di riconoscimento collettivo dei fatti accaduti. A partire dal 2018, in occasione degli 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali, firmate dal sovrano proprio nella nostra città, che rappresentarono la motivazione legale per compiere in Italia tutte le atrocità possibili. In questi anni abbiamo dedicato l’area a verde nella quale ci troviamo a Raffaello Menasci, medico pediatra e libero docente dell’Università di Pisa, arrestato a Roma nel 1943 nella retata del ghetto e quindi deportato, insieme a tutta la sua famiglia, nel campo di sterminio di Auschwitz e poi morto a Varsavia il 29 febbraio 1944. Qui in suo onore piantammo il melograno che nella cultura ebraica rappresenta i valori di onestà, correttezza e giustizia. Mentre sull’Aurelia, la rotonda all’ingresso del parco di San Rossore, dove vennero firmate le leggi razziali, l’abbiamo intitolata alla memoria della giovane Anna Frank. Non abbiamo poi mancato di sensibilizzare il mondo della scuola su queste tematiche, consapevoli dell’importanza che ha condividere con i più giovani anche i fatti più drammatici della nostra storia. Abbiamo accolto testimoni di quella tragedia. La senatrice Liliana Segre è una nostra cittadina onoraria.

Sono tutti momenti di condivisione della memoria che ogni anno come comunità cittadina abbiamo il dovere di rinnovare, in un continuo passaggio di testimone di anno in anno, di generazione in generazione, perché la memoria collettiva ha bisogno di essere coltivata, studiata, approfondita, conosciuta e condivisa da tutti, per impedire che venga cancellata e per continuare a farla vivere, a parlare e a guidare le nuove generazioni. Dunque, da qui oggi, nella Giornata della Memoria, vogliamo lanciare ai ragazzi di tutte le scuole e a tutti noi il messaggio di quanto sia fondamentale continuare a ricordare e studiare la storia e il nostro passato, perché rappresentano la chiave per imparare a non abbassare mai la guardia, ancor più in un momento come quello che stiamo vivendo oggi, afflitto da scenari di guerre e tensioni internazionali, per poter invece continuare a guardare con fiducia ad un futuro giusto, che dobbiamo costruire tutti insieme”.

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Pontedera

Celebrata anche a Pontedera, con una iniziativa alle quale hanno preso parte oltre cento studenti delle scuole primarie e secondarie cittadine, la Giornata della Memoria. La commemorazione si è aperta con la deposizione di un cuscino dell'Amministrazione Comunale al memoriale di Anna Frank in piazza Vittime dei lager nazisti. La deposizione è stata effettuata proprio da alcuni bambini della primaria.

Alla cerimonia, aperta dall'intervento della vicesindaca Carla Cocilova e alla quale hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni ( tra cui Anpi e
Aned ) e delle Forze dell'Ordine, sono stati soprattutto protagonisti i ragazzi, con letture, riflessioni, poesie, esposizione di disegni e altre opere realizzate in classe, momenti musicali.

Questo il testo dell'intervento della vicesindaca Cocilova, presente in rappresentanza dell'Amministrazione Comunale assiema all'assessore alla cultura Francesco Mori e al presidente del Consiglio Comunale Marco Salvadori.

"Oggi, 27 gennaio, il Comune di Pontedera si raccoglie insieme a voi per celebrare la Giornata della Memoria, nel giorno in cui, nel 1945, furono aperti i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz. Una data che appartiene alla coscienza dell’intera umanità.

Ricordare significa anzitutto dare un nome e un volto alle vittime della Shoah: milioni di uomini, donne e bambini perseguitati, deportati e uccisi in nome di un’ideologia fondata sull’odio, sul razzismo e sulla negazione dell’altro. Significa ricordare anche tutte le persone perseguitate perché considerate “diverse”: ebrei, oppositori politici, rom e sinti, persone con disabilità, omosessuali.

Ma la memoria non è un esercizio rituale, né un dovere formale. La memoria è una responsabilità civile. È il filo che lega il passato al presente e ci interroga su chi siamo oggi e su che tipo di società vogliamo costruire domani.

La filosofa Hannah Arendt, riflettendo sulle tragedie del Novecento, ci ha lasciato parole che ancora oggi ci interrogano profondamente: “Nessuno ha il diritto di obbedire.”

Un monito che ci ricorda come il male possa affermarsi anche attraverso l’indifferenza, la rinuncia al pensiero critico, l’accettazione passiva di ciò che è ingiusto.

Rivolgo in particolare un pensiero alle studentesse e agli studenti qui presenti. Voi non avete conosciuto direttamente quei fatti, ma siete i custodi futuri della memoria. Studiare, ascoltare le testimonianze, fare domande non serve solo a conoscere la storia: serve a riconoscere i segnali del pericolo quando si ripresentano sotto nuove forme.

Ed è proprio qui che il ricordo diventa attuale.

Perché l’odio, la discriminazione, l’indifferenza non appartengono solo al passato. Anche oggi assistiamo, in diverse parti del mondo e talvolta anche vicino a noi, a guerre, persecuzioni, violazioni dei diritti umani, a linguaggi che dividono, che disumanizzano, che trasformano l’altro in un nemico.

La Shoah ci insegna che nulla accade all’improvviso: l’orrore è sempre preceduto da parole, da stereotipi, da leggi ingiuste, dal silenzio di chi guarda altrove. Per questo la memoria non serve solo a ricordare ciò che è stato, ma a vigilare su ciò che sta accadendo.

Come istituzioni abbiamo il dovere di difendere i valori della Costituzione: la dignità della persona, l’uguaglianza, la libertà, la pace. Come comunità, abbiamo il compito di coltivare il rispetto, il dialogo e la solidarietà, a partire dai gesti quotidiani.

Pontedera, oggi, rinnova il proprio impegno a essere una città aperta, inclusiva, capace di educare alla cittadinanza e alla responsabilità. Perché la memoria non è solo commemorazione, ma azione consapevole nel presente. Ricordare significa scegliere, ogni giorno, da che parte stare. Dalla parte dell’umanità."

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Le dichiarazioni

Irene Galletti (M5S): "L'antifascismo è dovere civile e costituzionale, noi dalla parte di chi combatte odio e antisemitismo"

"Viviamo una fase storica segnata dal ritorno di nazionalismi aggressivi e da una crescente diffusione di episodi di violenza e discriminazione razzista, anche all’interno di quello che viene definito l’Occidente democratico e civile - A dirlo è Irene Galletti, Consigliera regionale del Movimento 5 Stelle -. Assistiamo con preoccupazione alle gravi azioni della polizia anti-immigrazione negli Stati Uniti e dell’esercito dello Stato di Israele, Paesi che vorrebbero rappresentare un punto di riferimento in termini di democrazia, diritti e rispetto del diritto internazionale".‌ ­‌ ­‌ ­‌ ­

I‌acopo Melio (PD): "Anche le persone disabili tra le vittime del nazismo. Non dimentichiamo un'ulteriore parte drammatica della storia"

"Durante il nazismo, tra il 1940 e il 1944, il Castello di Hartheim fu trasformato in un centro di sterminio - Ha detto il Consigliere regionale del PD, Iacopo Melio -. Qui migliaia di persone con disabilità fisiche e mentali, malate psichiatriche o considerate dal regime 'inermi, e quindi 'inutili', furono uccise soprattutto attraverso le camere a gas. Le vittime venivano spesso trasferite in questo castello con l’inganno, per esempio promettendo cure e terapie. Il programma Aktion T4 fu infatti uno dei precedenti diretti dell’Olocausto, coinvolgendo perfino il personale sanitario, basandosi in primis sull’ideologia dell’'eugenetica' e della 'vita indegna di essere vissuta'. Per questo nel Giorno della Memoria voglio oggi ricordare questa parte ulteriormente drammatica della storia, spesso lasciata in penombra, per ricordarci quanto sia importante difendere non solo la vita ma anche la dignità di ogni persona a prescindere dalla sua condizione psico-fisica". È quanto dichiara Iacopo Melio, consigliere regionale Pd in occasione del Giorno della Memoria".

Matteo Trapani (PD): "Forte sostegno alla proposta Anpi per intitolazione spazio pubblico a Vera Vigevani Jarach"

"A Pisa la memoria dell’Olocausto ha un sapore forte perché proprio qui, nel 1938, furono firmate le leggi razziali - ha detto Matteo Trapani, consigliere regionale e capogruppo PD in consiglio comunale a Pisa . Qualche anno fa l'Università pisana, con un gesto di grande valore simbolico, chiese scusa a tutta la comunità. Come Consiglio chiedemmo, insieme ad ANPI, comunità ebraica e molti altri, di cambiare intitolazione di via D'Achiardi, il Rettore che firmò le espulsioni degli ebrei. Così, dopo aver depositato mozioni, una a mia prima firma e una di iniziativa popolare, che chiedevano la nuova intitolazione ai docenti mai tornati dalle deportazioni, dopo qualche mese si tolse l'intitolazione a D'Achiardi per intitolarla ai “Giusti tra le nazioni”. A pochi passi è stato dedicato un'area verde al professor Menasci, mai tornato dalla deportazione. Con questo spirito, accogliamo con grande favore la proposta di ANPI di pensare a uno spazio pubblico da dedicare a Vera Vigevani Jarach da poco scomparsa, molto legata a Pisa, che fece visita al parco di San Rossore solo qualche anno fa per la cerimonia in ricordo della firma delle leggi razziali. Vera fu insignita di Medaglia d’oro “Pegaso” per aver “ispirato migliaia di giovani toscani a riflettere sulle conseguenze delle leggi razziali, dell'indifferenza, del razzismo, del fascismo e della sua terribile guerra”. Siamo sicuri che l'amministrazione comunale vorrà subito accogliere questa importante proposta di memoria e di ricordo legata alla nostra città".

Giorno della Memoria, Bezzini (Pd): "Cultura della memoria è antidoto a ogni discriminazione. Inaccettabile il ritorno dell’antisemitismo"

"Il Giorno della Memoria è sempre necessario, ogni giorno che passa forse lo diventa sempre di più - ha dichiarato Simone Bezzini, capogruppo Pd in Consiglio regionale -. Viviamo una fase storica segnata da nuove guerre, nuove violenze e da forme rinnovate di disumanizzazione, che rendono impossibile relegare la Shoah a una commemorazione rituale, separata dal presente in cui viviamo. Come Gruppo consiliare del Partito Democratico sentiamo forte la responsabilità di un impegno costante, soprattutto verso le nuove generazioni, per coltivare una cultura della memoria che sia difesa attiva dei principi democratici, della libertà e della dignità umana. In Toscana questo impegno è parte di una tradizione civile e istituzionale radicata, che vede nella conoscenza, nella scuola e nella cultura della memoria un antidoto fondamentale contro ogni forma di discriminazione. La storia non si ripete mai in modo identico, e sarebbe sbagliato sovrapporre meccanicamente il passato all’oggi. Ma sarebbe ancora più grave rinunciare alla memoria come strumento critico per riconoscere i segnali che attraversano le nostre società: l’odio che riemerge, l’indifferenza che si diffonde, la negazione dell’altro come persona e come portatore di diritti. È con grande preoccupazione che assistiamo oggi al riemergere di sentimenti di odio, di discriminazione razziale e religiosa, all’inaccettabile ritorno dell’antisemitismo, che va contrastato con fermezza e senza ambiguità. L’indifferenza resta, allora come oggi, il terreno più fertile su cui crescono le peggiori derive. Il 27 gennaio deve essere un momento di responsabilità collettiva: ricordare significa assumersi l’impegno quotidiano di difendere i diritti umani, la dignità delle persone e il valore delle differenze. È una responsabilità che riguarda le istituzioni, la scuola, le comunità e ciascuno di noi. È un impegno che riguarda noi istituzioni, la scuola, le comunità, noi come individui".

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