Pac, Coldiretti: "Sospiro di sollievo per oltre 30mila agricoltori toscani"

Niente tagli alla Pac, ma anzi più risorse per gli agricoltori che, nella prossima programmazione potranno beneficiare, già dal prossimo anno, di dieci miliardi di fondi per difendere la produzione di cibo e la sovranità alimentare, l’innovazione, la lotta al dissesto, il ricambio generazionale, la tutela dei redditi. Tirano un sospiro di sollievo oltre trenta mila agricoltori toscani che partecipano attivamente ai programmi della Politica Agricola Comune impegnandosi quotidianamente nel garantire tutta una serie di pratiche sostenibili fondamentali per garantire alimenti di qualità e sicuri e per la conservazione dell’ambiente e della biodiversità, in cambio di un sostegno finanziario diretto al reddito e fondi strutturali.

La netta inversione di marcia della Commissione Europea, che avrebbe voluto dirottare le risorse degli agricoltori per il riarmo, arriva grazie alle potenti mobilitazioni in Europa di Coldiretti - l’ultima lo scorso 20 gennaio a Strasburgo di fronte al Parlamento Europeo -  e all’impegno del Governo che permetterà all’Italia, ed in quota parte alla Toscana, di avere un miliardo in più da investire rispetto alla precedente programmazione. Un risultato impensabile fino a poche settimane fa. La riduzione delle risorse avrebbe rischiato di condurre – secondo una indagine di Coldiretti – alla chiusura del 38% delle aziende agricole, oltre 10 mila solo in Toscana.

“Più di un’azienda su tre sarebbe stata costretta ad alzare bandiera bianca senza i soldi della Pac. Con le mobilitazioni, il nostro attacco frontale senza precedenti alla Von der Leyen, abbiamo costretto la presidente e la commissione a tornare indietro. – rivendica Letizia Cesani, Presidente Coldiretti Toscana – A beneficiare della Pac, che va ulteriormente semplificata, non sono solo gli agricoltori, bensì tutta la collettività: sono risorse che servono per assicurare gli approvvigionamenti alimentari, mantenere i presidi sociali e ambientali in territori altrimenti abbandonati al dissesto idrogeologico, combattere gli effetti dei cambiamenti climatici e abbattere le emissioni, favorire la diffusione di tecnologie di Agricoltura 5.0 capaci di abbattere il consumo di risorse”.

Non solo Pac al centro dello stato di mobilitazione permanente, senza stop, di Coldiretti. Dalla difesa del reddito degli agricoltori passa la difesa della salute dei cittadini europei sulle cui tavolo finiscono ogni giorno alimenti e prodotti agricoli di cui è difficile risalire all’origine. Frontiere colabrodo e scarsi controlli alle dogane favoriscono infatti le importazioni di cibo straniero che nel 2025 sono aumentate dell’8%, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat relativi ai primi undici mesi dell’anno. Far entrare in Europa alimenti di scarsa qualità e a basso prezzo è troppo facile: un regalo per i trafficanti di olio, grano ed altre materie prime agricole chiave per le catene agroalimentari e l’industria. “Le imprese agricole non hanno paura né della trasparenza nè della concorrenza di prodotti che arrivano da qualsiasi parte del globo. Riteniamo però centrale, per la salvaguardia della nostra agricoltura da cui dipende il futuro della nostra sicurezza alimentare, rendere obbligatoria, con una legge europea, l’etichetta d’origine su tutti i prodotti alimentari commercializzati nell’Unione. La trasparenza è un elemento di competitività sul mercato: lasciamo che siano i consumatori a scegliere liberamente, avendo a disposizione tutti gli strumenti, di decidere cosa mangiare”.

Un’altra battaglia vitale, per le filiere agricole, che corre di pari passo con l’etichetta di origine, è riformare il meccanismo dell’attuale codice doganale che consente autentici inganni commerciali grazie alla regola dell’ultima trasformazione sostanziale, per la quale possono essere esportati come italiani, ad esempio, prosciutti fatti con cosce di maiale olandesi solo mettendoci il sale o mozzarella prodotta con latte tedesco o polacco. Un inganno vale anche per altri prodotti per i quali in Italia c’è l’obbligo dell’etichetta d’origine ma non in Europa, come la mozzarella che può essere fatta con latte tedesco o polacco, o addirittura con cagliata ucraina, e poi venduta sui mercati comunitari come Made in Italy, così come sughi preparati a partire da concentrato di pomodoro cinese, o la pasta fatta col grano canadese al glifosato. “Sul fronte sanitario – conclude la presidente regionale Cesani - la fragilità dei controlli è un fattore critico. Solo il 3% degli alimenti viene controllato, il resto entra ed arriva direttamente sulle nostre tavole”.

Fonte: Coldiretti - ufficio stampa

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